8 Novembre 2026
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Case gratis per fermare la fuga? Pippo Callipo: “Come si vive poi? Alla Calabria servono lavoro e stipendi dignitosi”

L’imprenditore denuncia paghe da 800 euro, lavoro nero e paura di segnalare le irregolarità. Chiede più controlli sulle imprese e un tavolo con prefetto, istituzioni e sindacati per fermare le partenze dei giovani e delle loro famiglie

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Le case gratis possono alleggerire le spese di una famiglia, ma per Pippo Callipo non bastano a fermare lo spopolamento della Calabria. Chi va ad abitarle deve avere un’occupazione, uno stipendio e la possibilità di mantenere i figli. Altrimenti, anche con un tetto sopra la testa, resta il problema di trovare ogni mese i soldi per vivere. L’imprenditore ne parla a “Pagina Protetta”, il programma di Nicolino La Gamba su Radio Onda Verde. Durante la trasmissione, il conduttore richiama un video del presidente della Regione Roberto Occhiuto sulle abitazioni da ristrutturare con risorse pubbliche e concedere in uso gratuito per contrastare lo svuotamento dei paesi. La Gamba si domanda come possano mantenersi le famiglie destinatarie dell’iniziativa se non hanno un lavoro. Callipo condivide l’obiezione e la porta sulle spese quotidiane. “Se poi non percepisce uno stipendio, come fa a mantenere la casa, a pagare le spese per la casa, la corrente?”, chiede. E aggiunge, riferendosi agli impegni di una famiglia: “E tutto il resto, e poi mandare i figli a scuola”.

Una casa per dieci anni, ma con quale reddito?

Callipo mette in discussione l’idea che l’assegnazione di un’abitazione possa, da sola, convincere le persone a restare o a trasferirsi in Calabria. Nella trasmissione si parla di un utilizzo gratuito per dieci anni. L’imprenditore insiste sulla necessità di affiancare alla casa una prospettiva economica. Il tema è la possibilità di costruire una vita: pagare le utenze, fare la spesa, crescere i figli. Secondo Callipo, per trattenere i giovani bisogna partire dalle condizioni nelle quali vengono chiamati a lavorare. “Se noi ai giovani gli diamo uno stipendio dignitoso, il giovane resta in Calabria”.

Al confronto partecipa telefonicamente lo scrittore Alessandro Di Renzo, autore dell’articolo “La grande fuga”, che racconta di un nipote che voleva aprire un’attività a Vibo Marina e che, dopo gli ostacoli incontrati, è andato via. Richiama anche le carenze che pesano su chi vorrebbe rimanere: “Mancano i servizi, manca la sanità, mancano i trasporti, manca la viabilità, mancano le basi”.

Le offerte da 800 euro e la decisione di partire

Callipo spiega di continuare a svolgere personalmente alcuni colloqui di lavoro. Ascolta ragazzi che hanno completato gli studi e che si trovano davanti a offerte insufficienti per rendersi autonomi. Descrive così la loro situazione: “Vai a chiedere lavoro e ti propongono 800 euro al mese, 900 euro al mese”. Racconta la reazione di un giovane a una proposta di questo tipo: “È come se mi dessero uno schiaffo, come se mi dessero un pugno nella pancia”. A quell’umiliazione si aggiunge il dolore di dover comunicare alla famiglia la decisione di andare altrove.

L’imprenditore dice di comprendere chi sceglie di lasciare la Calabria: “Io al posto dei giovani, di uno di questi giovani, me ne sarei andato pure”. Cita ragazzi che conosce, trasferiti in altre regioni o all’estero, dove hanno trovato retribuzioni e condizioni di lavoro che considerano più rispettose. Per Callipo, molti partirebbero volentieri per fare un’esperienza, ma vorrebbero anche poter tornare. Altri resterebbero accanto ai genitori, agli amici, nel proprio ambiente, se ne avessero la possibilità economica.

Il lavoro nero che danneggia dipendenti e imprese

Alla richiesta di stipendi dignitosi, Callipo affianca quella di far rispettare i contratti e le regole. “Bisogna regolarizzare il lavoro e potenziare l’Ispettorato del Lavoro”. Si sofferma sul turismo, settore nel quale opera anche con il Popilia. Riferisce difficoltà nel trovare personale e denuncia la concorrenza di attività che, secondo il suo racconto, impiegano lavoratori senza assumerli regolarmente. Parla inoltre di situazioni nelle quali il lavoro nero si accompagnerebbe alla percezione dell’indennità di disoccupazione. Sono pratiche che, sostiene, penalizzano le imprese che rispettano le regole e lasciano i lavoratori senza le tutele e i contributi legati a un’occupazione regolare. La richiesta di controlli nasce anche da questa esperienza.

C’è poi il problema delle denunce. Callipo racconta di aver chiesto a un ragazzo perché non segnalasse le irregolarità subite. La risposta che riferisce è: “È perché poi mi mandano qualcheduno a bussarmi a casa”. Nel suo racconto, la paura delle conseguenze contribuisce a tenere nascoste le condizioni nelle quali alcune persone lavorano.

Le famiglie dei dipendenti e i figli laureati che vanno via

Parlando delle proprie aziende, Callipo ricorda di avere complessivamente poco meno di 500 collaboratori. Dice di confrontarsi con loro e con le esigenze delle rispettive famiglie. “Però col loro stipendio mensilmente riescono a vivere, riescono a pagare l’affitto, riescono a mandare i figli all’università senza contributi da parte della Regione, senza contributi da parte di altri enti”.

Anche in queste famiglie, però, il futuro dei figli può portare lontano dalla Calabria. L’imprenditore racconta di averli conosciuti da bambini, di averli visti studiare e laurearsi, senza poter offrire a tutti un impiego adeguato alla loro formazione. “Il problema è che purtroppo poi io non li posso tenere qui, perché sono ragazzi fantastici, meravigliosi ragazzi che ho visto da piccoli, dall’età di 6 anni frequentando queste persone. E non li posso trattenere qua tutti i laureati”.

Dopo i giovani partono anche i genitori

La discussione affronta anche la scelta degli anziani che lasciano la Calabria per raggiungere figli e nipoti. Callipo racconta di aver incontrato in Lombardia e Veneto calabresi trasferiti da pochi anni, dopo una vita trascorsa nella propria terra. Ricostruisce le loro ragioni: i figli tornano soltanto per brevi periodi in estate e a Natale, mentre il resto dell’anno la famiglia vive lontana. Così anche i genitori decidono di vendere ciò che hanno e trasferirsi. Riporta il motivo che gli viene spiegato: “Almeno vedo i figli, vedo i nipoti”. La partenza di un giovane può quindi trascinare con sé quella di un’intera famiglia, lasciando vuota anche la casa nella quale è cresciuto.

La richiesta alla politica: un tavolo e controlli sul lavoro

Alla politica Callipo chiede di coinvolgere imprese, sindacati e istituzioni per affrontare le cause delle partenze. Propone un tavolo operativo con il prefetto, le forze dell’ordine e gli organismi competenti sul lavoro, insieme al rafforzamento dell’Ispettorato. Di Renzo suggerisce di coinvolgere anche le associazioni di categoria, perché spieghino alle imprese che pagare correttamente il personale aiuta a trovare lavoratori e a trattenerli. Callipo ritiene necessario accompagnare questo confronto con verifiche e interventi delle istituzioni. “Qua siamo in guerra. Questo è un problema sociale serio”.

Il riferimento è alle conseguenze sociali del lavoro irregolare e dello spopolamento. L’imprenditore chiede che i controlli raggiungano le attività anche nei giorni e negli orari nei quali si concentra il lavoro turistico. Sul piano politico, il suo giudizio è severo: “Secondo me non c’è una volontà politica”. Al confronto che propone è pronto a partecipare personalmente: “Io sono a disposizione, non mi tiro indietro, in pubblico, in privato, per affrontare seriamente questo problema”.

Le luci spente nei paesi dell’Angitolano

Dal Popilia, racconta Callipo, c’è un punto dal quale gli piace osservare i paesi dell’Angitolano. Guarda le abitazioni, le finestre, le luci che si accendono la sera. Oggi ne vede poche. “Ci sono pochissime luci accese nelle case. Bisognerebbe fare una fotografia, contarle e vedere quante luci ci sono”. È a quei paesi che torna con il pensiero prima di salutare: “Io mi auguro prima di essere chiamato per il lungo viaggio di potermi sedere lì e vedere questi paesi illuminati”.

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