29 Agosto 2026
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Bufera su Goletta Verde: campiona le foci e mette alla gogna il mare calabrese. Regione e Vibo insorgono

Montuoro e Romeo contestano il report di Legambiente: "Prelievi effettuati in aree non balneabili, dati fuorvianti". L'assessore regionale richiama i numeri ufficiali (97% di acque balneabili e 93% eccellenti ) mentre il sindaco sfida l’associazione sul torrente Sant’Anna: "Mostrateci le analisi"

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Ogni estate la stessa scena. Arriva Goletta Verde, prende una provetta, si dirige verso una foce, un canale o uno scarico, trova batteri e subito dopo la Calabria intera finisce sul banco degli imputati. Il titolo è già scritto: mare inquinato, depurazione al collasso, coste bocciate. Peccato che questa volta, a contestare la rappresentazione fornita dalla campagna di Legambiente, non siano soltanto gli amministratori del centrodestra regionale. A sollevare dubbi pesantissimi è anche il sindaco di Vibo Valentia Enzo Romeo, esponente del centrosinistra, punta di diamante del Partito democratico, la stessa area politica nella quale qualche esponente di Legambiente è stato candidato in un passato recente.

Un fronte istituzionale trasversale. Da una parte l’assessore regionale all’Ambiente Antonio Montuoro, dall’altra il primo cittadino vibonese. Uno di destra e uno di sinistra, uniti da una domanda semplice: si può raccontare lo stato del mare calabrese attraverso campionamenti effettuati prevalentemente alle foci di fiumi e torrenti, cioè in aree che non sono destinate alla balneazione? La risposta, per la Regione e per il Comune di Vibo, è altrettanto semplice: no. E non perché i problemi della depurazione non esistano. Esistono, sono noti e devono essere affrontati. Ma una cosa è denunciare uno scarico, un collettore guasto o un corso d’acqua contaminato. Altra cosa è usare quei risultati per costruire una fotografia complessiva del mare calabrese, alimentando nei cittadini e nei turisti l’idea che fare il bagno lungo le coste regionali rappresenti quasi un azzardo.

Il verdetto di Goletta Verde

Il monitoraggio diffuso il 13 luglio da Goletta Verde riguarda 24 punti della costa calabrese: appena 8 campionamenti sono stati eseguiti direttamente in mare, mentre ben 16 hanno interessato foci di fiumi, torrenti, canali o altre situazioni considerate preventivamente critiche. Secondo Legambiente, soltanto 9 punti, il 38% del totale, sarebbero risultati entro i limiti. Gli altri 15 avrebbero superato i parametri microbiologici: uno classificato come “inquinato” e 14 come “fortemente inquinati”. Undici delle criticità riguardano proprio le foci dei corsi d’acqua. può certamente rappresentare un campanello d’allarme sul funzionamento di alcuni sistemi fognari e depurativi. Ma trasformarlo nella pagella del mare calabrese è un’altra faccenda.

Non si tratta, infatti, di 24 punti scelti casualmente lungo gli oltre 700 chilometri di costa della regione. Si tratta in gran parte di luoghi selezionati proprio perché ritenuti a rischio: foci, scarichi, fossi e canali. È come voler stabilire la qualità dell’aria di un’intera città piazzando tutti i rilevatori davanti alle marmitte degli autobus. Il risultato potrà essere reale nel singolo punto e nel preciso momento del prelievo, ma non è statisticamente rappresentativo dell’intero litorale regionale.

La stessa Legambiente ammette: “Non sostituiamo i controlli ufficiali”

C’è un particolare che, nel clamore dei titoli, viene spesso dimenticato: è la stessa Legambiente a precisare che il monitoraggio di Goletta Verde non sostituisce i controlli ufficiali delle autorità competenti. La campagna ambientalista ha infatti un obiettivo diverso: individuare situazioni critiche legate soprattutto alla depurazione, agli scarichi e alle foci dei corsi d’acqua, concentrando i prelievi nei punti ritenuti maggiormente a rischio sulla base delle segnalazioni raccolte sul territorio. A stabilire ufficialmente se una spiaggia sia balneabile sono invece le Agenzie regionali per la protezione ambientale, le Regioni e il Ministero della Salute. I controlli istituzionali vengono effettuati secondo procedure standardizzate, con prelievi programmati durante l’intera stagione balneare e classificazioni costruite su serie storiche pluriennali, non su un singolo campionamento.

La posizione della Regione

La replica della Regione non è tardata ad arrivare. L’assessore all’Ambiente Antonio Montuoro, che proprio l’altro ieri ha presentato ufficialmente un innovativa App la servizio dei cittadini (CalabriAmbiente), ha invitato a evitare interpretazioni fuorvianti. “La Regione Calabria accoglie con attenzione il contributo offerto da Goletta Verde, che rappresenta un’importante occasione di sensibilizzazione e può fornire indicazioni che confermano le nostre conoscenze sulle criticità sui corsi d’acqua e nei sistemi di collettamento. È però necessario evitare letture che possano risultare fuorvianti”. Risposta elegante nella forma, chiarissima nella sostanza: “I dati diffusi derivano da campionamenti puntuali, effettuati in un preciso momento e in corrispondenza delle foci di fiumi e canali, aree che non sono destinate alla balneazione e per le quali vigono specifiche disposizioni normative. La qualità delle acque di balneazione della Calabria è invece definita attraverso il monitoraggio istituzionale svolto da Arpacal secondo la normativa europea e nazionale, con controlli programmati durante l’intera stagione balneare e una classificazione basata su serie storiche di dati, non su un singolo campionamento”. Montuoro non nega che le analisi di Goletta Verde possano fornire informazioni utili sulle foci e sui sistemi di collettamento. Contesta, però, il salto logico attraverso il quale quelle informazioni finiscono per essere presentate come un giudizio sull’intero mare regionale. “Le informazioni raccolte da Goletta Verde rappresentano quindi un’informazione aggiuntiva su criticità già note e monitorate dalla Regione, ma non possono essere assunte come rappresentative dello stato delle acque di balneazione della nostra regione”.

I dati ufficiali: il 97% è balneabile, il 93% “eccellente”

La differenza tra il monitoraggio selettivo di Legambiente e quello istituzionale emerge con chiarezza dai numeri. Secondo la classificazione ufficiale richiamata dalla Regione e pubblicata da Arpacal, il 97% delle acque calabresi risulta balneabile. Il 93% è collocato nella categoria “eccellente”, la più alta prevista dalla normativa europea. ratta di una valutazione costruita dalla politica regionale. Il sistema di monitoraggio coinvolge Arpacal e si inserisce nella rete del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, coordinato da Ispra, secondo procedure stabilite dalla direttiva europea sulle acque di balneazione e dalla normativa nazionale. La classificazione non nasce da un prelievo isolato, ma dall’elaborazione di più campagne di monitoraggio e di una serie storica di dati microbiologici. Questo non significa che il mare calabrese sia perfetto o che non esistano emergenze localizzate. Significa semplicemente che una foce contaminata non rende automaticamente inquinata l’intera costa, così come una perdita fognaria in una strada non trasforma tutta una città in una fogna.

Il paradosso delle foci non balneabili

Il cortocircuito comunicativo diventa ancora più evidente leggendo il comunicato della stessa Goletta Verde. Legambiente riconosce apertamente che le foci dei fiumi non sono aree balneabili. Eppure il 2026 calabrese viene sintetizzato attraverso una percentuale che mette nello stesso contenitore campioni prelevati in mare e campioni raccolti dentro o davanti a foci, fossi, canali e scarichi. Dei 24 punti esaminati, due terzi appartengono proprio a questa seconda categoria. cità ambientale di una foce deve essere affrontata e risolta. Su questo non esistono alibi. Ma il risultato di un campione prelevato alla foce di un torrente non può essere utilizzato per valutare la qualità microbiologica delle spiagge balneabili poste a centinaia di metri o a chilometri di distanza.

Lo stesso vale per i cartelli. Goletta Verde denuncia la loro assenza in quasi tutti i punti critici. È una segnalazione che merita una verifica seria. Ma occorre distinguere tra i cartelli informativi previsti nelle aree ufficialmente individuate come acque di balneazione e la segnaletica nelle zone escluse permanentemente o strutturalmente dalla balneazione. Mettere tutto nello stesso calderone serve forse a produrre un titolo fragoroso. Non sempre serve a informare correttamente.

Romeo sfida Goletta Verde: “Mostrateci le analisi”

La polemica diventa ancora più rovente sul torrente Sant’Anna di Bivona. Goletta Verde lo ha inserito tra i quattro punti della provincia di Vibo Valentia giudicati “fortemente inquinati”. Il sindaco Enzo Romeo non ci sta e chiede formalmente di conoscere risultati, modalità e tempi dei prelievi. “Sono rimasto a dir poco sbigottito nell’apprendere della relazione di Goletta Verde, che classifica il fosso Sant’Anna, nella zona di Bivona, come “altamente inquinato””. Romeo ricorda gli interventi effettuati dall’amministrazione comunale sul sistema di collettamento. “Partendo dal presupposto che questa amministrazione ha lavorato, comunque, alacremente per il collettamento del depuratore, riuscito, che di fatto ha asciugato il fosso, non portando più alcuno scarico in mare, non vi è mai stata una formale segnalazione di anomalie nelle analisi effettuate da Arpacal tali da qualificare il fosso come “altamente inquinato””. È una contestazione precisa. Se il torrente è stato asciugato e non trasporta più reflui verso il mare, occorre capire dove sia stato prelevato il campione, in quali condizioni, a quale distanza dalla battigia e dopo quali eventuali fenomeni meteorologici.

“Un danno gravissimo all’immagine di Bivona”

Il sindaco chiede ora la consegna delle analisi complete. “A questo punto chiediamo ufficialmente a Goletta Verde di avere copia delle analisi che hanno portato a tali conclusioni che, se non veritiere, comporterebbero un gravissimo danno di immagine, ingiustificato, al nostro territorio”. Romeo ricorda inoltre che, in presenza di risultati ufficiali tali da rappresentare un rischio sanitario nelle acque di balneazione, il Comune avrebbe dovuto essere informato per assumere i provvedimenti previsti dalla legge. “Sarebbe ancora più grave se eventuali analisi riscontranti criticità siano state notificate a un ente terzo e non al Comune di Vibo Valentia che avrebbe, come previsto dalla legge, predisposto apposita ordinanza con divieto di balneazione”.

Il sindaco difende il lavoro svolto sulla depurazione e denuncia il rischio di un danno reputazionale per Bivona e per l’intero territorio vibonese. “Il problema del fosso Sant’Anna, ormai, appartiene al passato, la balneabilità di Bivona si è aperta a una nuova storia, ma non è accettabile che si generino nella popolazione ingiustificati allarmismi”.

Le controanalisi nello stesso punto

La sfida non resterà soltanto sul piano delle dichiarazioni. Romeo ha annunciato che il Comune farà eseguire nuovi prelievi nello stesso punto indicato da Goletta Verde. “Ho dato ufficialmente mandato agli uffici di richiedere formalmente copia conforme delle analisi effettuate e delle modalità e dei tempi di prelievo. Prelievo che, domani stesso, provvederemo ad effettuare anche noi nel medesimo punto”. Le controanalisi potranno finalmente chiarire se il torrente Sant’Anna presenti davvero una contaminazione microbiologica, se il campione sia stato prelevato in un ristagno isolato o se esistano nuovi scarichi da individuare. È esattamente questo il terreno sul quale la vicenda deve essere affrontata: dati contro dati, laboratori contro laboratori, coordinate precise contro titoli generici. Non bastano una provetta e una conferenza stampa per mettere alla gogna un’intera località turistica.

Depurazione, 175 milioni e circa 200 interventi

La Regione, nel frattempo, rivendica gli investimenti avviati per migliorare il sistema. Secondo Montuoro, sono stati programmati circa 200 interventi sul comparto fognario e depurativo, per un investimento complessivo di 175 milioni di euro. Il piano comprende il rafforzamento dei controlli contro gli scarichi abusivi, il monitoraggio mediante Gps degli autospurgo e il potenziamento della sorveglianza ambientale. mi, naturalmente, non scompaiono con un comunicato. La Calabria paga decenni di ritardi nella costruzione dei collettori, nella manutenzione degli impianti e nella separazione tra acque bianche e acque nere. Proprio per questo servono controlli rigorosi. Ma servono anche informazioni rigorose. Denunciare una foce contaminata è doveroso. Far credere che il 62% del mare calabrese sia inquinato perché il 62% di un piccolo gruppo di punti scelti prevalentemente tra scarichi e foci ha superato i limiti è invece un’operazione che rischia di falsare la percezione della realtà.

Goletta Verde ha il merito storico di aver acceso i riflettori sulla depurazione e sugli scarichi illegali. Nessuno può negarlo. Ma proprio per il peso che la sua voce ha assunto nel dibattito pubblico, le parole devono essere usate con precisione. Un corso d’acqua contaminato è un problema grave. Una fogna che scarica abusivamente è un crimine ambientale. Un depuratore che non funziona deve essere riparato. Ma il mare calabrese è un’altra cosa. E per giudicarlo non basta immergere una provetta nel punto più sporco che si riesce a trovare.

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