L’inchiesta della Procura di Roma sul progetto del Ponte sullo Stretto continua a provocare reazioni nel panorama politico nazionale. Tra le voci intervenute c’è quella del leader di Azione, Carlo Calenda, che ha espresso forti critiche sull’impostazione dell’opera e sugli sviluppi emersi dalle indagini.
Le dichiarazioni a Parma
A margine di un evento pubblico a Parma, Calenda ha commentato l’indagine che vede al centro presunte ipotesi di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito delle procedure legate al progetto del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia.
Il leader di Azione ha affermato di non essere sorpreso dall’apertura dell’inchiesta, sostenendo di aver evidenziato da tempo le criticità del modello adottato per portare avanti l’opera. “Non sono affatto stupito”
Le critiche alla gestione del progetto
Secondo Calenda, il problema risiederebbe nel meccanismo con cui è stato sviluppato il dossier del Ponte sullo Stretto. L’esponente politico ha contestato l’utilizzo di risorse e incarichi legati a un progetto che, a suo giudizio, non avrebbe ancora raggiunto un livello adeguato di definizione tecnica e amministrativa.
Il tema delle infrastrutture nel Mezzogiorno
Nel suo intervento, Calenda ha inoltre rilanciato una critica già espressa in passato sul tema delle infrastrutture nel Sud. Secondo il leader di Azione, le risorse destinate al Ponte avrebbero sottratto attenzione ad altre priorità legate alla rete ferroviaria e stradale di Calabria e Sicilia, territori che continuano a registrare importanti carenze infrastrutturali. “La Sicilia e la Calabria sono in condizioni disastrose per le strade e le ferrovie”
Le valutazioni sull’inchiesta
Calenda ha infine sostenuto che la vicenda potrebbe assumere dimensioni più ampie rispetto a quanto emerso finora dalle indagini. L’inchiesta della Procura di Roma è tuttora in corso e le eventuali responsabilità saranno accertate dagli organi giudiziari competenti nel prosieguo del procedimento.












