6 Settembre 2026
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Mare bollente e fenomeni estremi, l’allarme di Silvio Greco: “La Calabria pagherà più di altre la crisi climatica”

Temperature del mare fino a 36 gradi, salinità in aumento e un Mediterraneo carico di energia: per lo scienziato vibonese l’autunno sarà il vero banco di prova: "Tra ottobre e novembre vedrete cosa succederà"

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Il mare della Calabria è migliorato, il lavoro degli ultimi cinque anni ha prodotto risultati visibili, ma pensare che la partita sia chiusa sarebbe un errore. Perché il problema vero, lontano dalle spiagge affollate e dalle polemiche estive sulle chiazze in acqua, arriva quando gli ombrelloni vengono chiusi. E soprattutto quando cominciano le piogge. È quanto emerge dall’intervista rilasciata dal biologo marino e scienziato vibonese Silvio Greco a Nicolino La Gamba, nel corso del programma “Pagina Protetta”, in onda su Radio Onda Verde. Una lunga conversazione che parte dal cosiddetto modello Vibo, dal lavoro svolto insieme alla Procura e dalla battaglia sulla depurazione, per allargarsi alla crisi climatica, alle specie aliene, alle microplastiche, agli scarichi industriali e al futuro delle coste calabresi. Ed è proprio sul clima che Greco consegna uno degli avvertimenti più forti: “Vedrete tra ottobre e novembre che succederà nella nostra regione”.

“La situazione è complessivamente migliorata”

Il punto di partenza è il mare che la Calabria si lascia alle spalle dopo l’estate. Greco non nega i passi avanti. Anzi, li rivendica. “La situazione è complessivamente migliorata e lo dicono due cose. La prima cosa sono le analisi”, spiega, ricordando l’avvio del lavoro nel 2021, la task force nata dall’intuizione dell’allora procuratore Camillo Falvo, il coinvolgimento della Stazione Zoologica e gli interventi realizzati sul sistema depurativo. Per Greco il risultato non è attribuibile a un singolo soggetto, ma a un insieme di istituzioni, forze dell’ordine, magistratura e ricercatori che hanno lavorato contemporaneamente. Uno sforzo enorme anche dal punto di vista scientifico.

Il Sant’Anna e la memoria nascosta nei fondali

Uno dei casi affrontati è quello del torrente Sant’Anna, a Bivona. Greco insiste su un punto: non è stato “chiuso” il torrente, ma è stato modificato il sistema attraverso il quale vi arrivavano le acque trattate provenienti dal depuratore. Lo scienziato ricostruisce il lavoro compiuto negli anni e spiega anche come sia stato possibile risalire a contaminazioni avvenute molto tempo prima. “L’acqua non ha memoria, non ce l’ha ovviamente neanche l’acqua di mare. Se tu sei là in quel momento e hai la possibilità di campionare l’inquinante, lo campioni, ma dopo un’ora, due ore, quello si è volatilizzato. Quello che invece ha memoria è il sedimento del mare”. È nei fondali, dunque, che la scienza va a cercare le tracce di ciò che è accaduto. Attraverso i carotaggi, sostiene Greco, è possibile ricostruire la presenza di sostanze e contaminanti e collocarli temporalmente. E il Sant’Anna, secondo il biologo, non era un problema limitato alla sola costa vibonese: “Quello che usciva dal Sant’Anna, l’abbiamo trovato fino a Gizzeria, perché noi mappiamo i contaminanti, quindi sappiamo da dove escono, chi li produce, eccetera. Questo per dirvi che quindi il problema è stato un problema del golfo”.

“Il problema ambientale vero del mare è in inverno”

È qui che Greco ribalta una delle percezioni più diffuse. Del mare si parla soprattutto tra giugno e agosto. Le fotografie delle chiazze diventano virali, partono le segnalazioni, scattano le polemiche. Poi arriva settembre e l’attenzione scompare. Per lo scienziato è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe accadere.“Il problema ambientale vero del mare è in inverno, perché la contaminazione maggiore è in inverno”. Il motivo è legato anche ai corsi d’acqua che durante l’estate rimangono asciutti e accumulano materiale. Con le prime precipitazioni, tutto ciò che si trova negli alvei viene trascinato verso la costa.

Greco racconta di avere incontrato durante le attività di ricerca anche realtà con gravi carenze infrastrutturali: “Noi abbiamo trovato comuni di oltre 15.000 abitanti senza fogna, che scaricavano in un fosso”. Poi le piogge fanno il resto: “Quando arrivano le prime piogge, questi torrenti di cosiddette aree di transizione, perché durante l’estate sono a secco, portano tutto al mare”.

Dal primo gennaio 2027 la nuova gestione

Nell’intervista arriva anche un passaggio sul futuro della depurazione nel Vibonese. Greco considera positiva la prospettiva che dal 1° gennaio 2027 cambi la gestione di un impianto centrale nel sistema. “La novità che io ritengo molto positiva è che praticamente dal 1° gennaio del ’27, il 1° gennaio 2027, il depuratore della Silica va a gestione Sorical”, afferma. Ma invita a non considerare concluso il lavoro: “Questo è l’inizio, cinque anni di lavoro. Ci fanno capire quali sono i problemi e ci dicono quali sono le cose da fare. Non è che si può pensare che è fatta e abbiamo risolto”. Un concetto che attraversa tutta l’intervista: i risultati ottenuti devono diventare il punto di partenza e non il traguardo.

“Il mare inizia dalla montagna”

La sfida, però, non è soltanto tecnica. È soprattutto culturale. Greco utilizza un’immagine semplice per spiegare quanto ogni comportamento individuale possa finire per incidere sull’ecosistema marino: “Nessuno forse pensa che se tu fai un gesto tipo buttare una busta di spazzatura a Serra San Bruno poi te la trovi nei pesci a mare a Bivona. Ma invece è così, perché dato che il mare inizia alla montagna”. Il concetto di fondo riguarda i beni comuni. “Gestire gli ecosistemi significa gestire la qualità della vita della propria specie, della nostra specie. Non è un tema di ambientalismo, di fare l’ambientalista, perché è fuorviante questo ragionamento”. E ancora: “Occuparsi del mantenimento dell’efficacia e dell’efficienza degli ecosistemi naturali significa occuparsi della salute della specie Homo sapiens sul pianeta”.

Il Mediterraneo sempre più caldo: “Punte fino a 36 gradi”

Poi l’intervista cambia scala. Dal Golfo di Sant’Eufemia al Mediterraneo. E il quadro tratteggiato da Greco diventa molto più preoccupante. Il problema, sostiene, non può essere definito semplicemente “cambiamento climatico”: “Il tema vero, il tema che cambierà la vita, la qualità della vita della nostra specie, si chiama crisi climatica. Non si può più parlare di cambiamento climatico”. Greco riferisce dati particolarmente elevati registrati durante l’estate: “La tragedia del mare è ancora più complicata, perché noi abbiamo registrato punte di temperatura superficiale quest’estate di 36 gradi”.A questo fenomeno, spiega, si accompagna l’aumento della salinità. Il biologo utilizza una metafora destinata a colpire: “Noi praticamente stiamo diventando un mare che è una pila elettrica che sta esplodendo”. Il motivo è semplice: il calore accumulato rappresenta energia. E quell’energia, sostiene lo scienziato, prima o poi viene restituita attraverso fenomeni atmosferici sempre più intensi.

L’avvertimento: “Vedrete tra ottobre e novembre che succederà”

È probabilmente la frase più forte dell’intera intervista. Una previsione dello scienziato, espressa sulla base della sua lettura dell’energia accumulata nel sistema mediterraneo. “Quest’anno purtroppo si ripeterà, ma peggio dell’anno scorso. Perché? Perché è aumentata la quantità di energia nell’ecosistema”, sostiene Greco. Poi l’avvertimento diretto alla Calabria: “Queste masse di aria calda prima o poi incontreranno i veri fronti di aria fredda che arrivano. E allora vedrete tra ottobre e novembre che succederà nella nostra regione e in Piemonte”. Secondo Greco, Calabria e Piemonte sarebbero tra i territori italiani maggiormente esposti per la loro particolare collocazione geografica. E qui entra in gioco anche il problema dell’erosione costiera. Continuare a ricostruire nello stesso punto ciò che viene distrutto dalle mareggiate, avverte il biologo, rischia di essere una rincorsa senza fine. “Se il mare vi ha distrutto il lungomare, è assurdo che voi pensiate di chiedere soldi alla Regione, all’Unione Europea, per rifare il lungomare dopo il mare, perché ve lo ributterà nuovo”.

Specie aliene, il Mediterraneo che cambia

L’aumento delle temperature sta trasformando anche la biodiversità del Mediterraneo. Greco ricorda che la comunità scientifica studia da decenni l’arrivo delle specie aliene. “Ora siamo a circa un migliaio e rotti di specie aliene nei mari italiani. La Calabria è uno spot di biodiversità anche in questo senso”, afferma. Un fenomeno favorito anche dall’ingresso nel Mediterraneo di specie provenienti attraverso il Canale di Suez, ma che si inserisce in un ecosistema sempre più profondamente modificato dall’aumento delle temperature.

Plastica, ciò che galleggia è soltanto una parte del problema

Altro capitolo dell’intervista è quello delle microplastiche. Greco invita a non fermarsi alle spettacolari immagini delle grandi concentrazioni di rifiuti galleggianti negli oceani. Perché quella visibile, sostiene, sarebbe soltanto una piccola parte della plastica presente nell’ambiente marino. “Nessuno dice che la plastica galleggiante è tra il 3 e il 4%”, afferma. E aggiunge: “La plastica, che resta sempre plastica, sia da macroplastica, il telo, sia da nanoplastica che supera la barriera ematica e quindi ormai nel sangue, eccetera eccetera, è eterna, è eterna. Quindi è chiaro che questo è un problema”. Il consiglio è privilegiare specie con un ciclo vitale più breve: “Innanzitutto bisogna mangiare pesce a ciclo vitale breve. Più piccoli sono, meglio è”.

Il futuro tra Arpacal, ricerca e aree protette

La prospettiva, comunque, non è soltanto negativa. Greco guarda al lavoro dell’Arpacal, alla prosecuzione della collaborazione con la Stazione Zoologica, alle nuove tecnologie per lo studio del mare e alla nascita della fondazione Patto per il Mare, che – riferisce – riunisce dieci università italiane. E guarda anche alle aree marine protette calabresi come un patrimonio da utilizzare e tutelare contemporaneamente. La condizione resta sempre la stessa: non fermarsi. Perché cinque anni di indagini, campionamenti, controlli, depurazione e repressione degli scarichi possono avere migliorato il mare. Ma non possono cancellare decenni di problemi né proteggere la Calabria da ciò che, secondo Greco, rappresenta ormai la sfida più grande. La crisi climatica non aspetta l’estate. E neppure l’inquinamento.

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