Le croci arrivano prima dei cartelli. Compaiono ai bordi dell’asfalto, accanto a un incrocio o alla fine di un rettilineo, con una fotografia scolorita e un mazzo di fiori. Sono la mappa più dolorosa della Strada provinciale 17, l’arteria che collega Vibo Valentia a Tropea attraversando l’altopiano del Poro. Una strada strategica per residenti, lavoratori e turisti, diventata negli anni il luogo di una lunga sequenza di incidenti e vite spezzate. Gli ultimi nomi sono quelli di Domenico Colacchio, 52 anni, e Rocco Cichello, 37. L’auto sulla quale viaggiavano è uscita dalla carreggiata nel cuore della notte, lungo il rettilineo che dalla rotatoria per Zungri conduce verso Mesiano.
Nessun altro mezzo sarebbe rimasto coinvolto. L’impatto non ha lasciato scampo ai due uomini, entrambi del comune di Filandari. Saranno gli accertamenti dei carabinieri a stabilire che cosa abbia provocato la perdita di controllo della vettura. Ma fermarsi alla dinamica dell’ultimo schianto significherebbe raccontare soltanto una parte della storia. Perché sulla Sp 17 il pericolo era conosciuto, denunciato e temuto molto prima di questa tragedia. Rettilinei sui quali la velocità può diventare micidiale, incroci e accessi laterali, lunghi tratti al buio, nebbia e una sicurezza affrontata per anni attraverso interventi frammentari. Nel frattempo, lungo il collegamento tra Vibo e Tropea, le croci hanno continuato a moltiplicarsi. Quella di Colacchio e Cichello, dunque, non è soltanto la cronaca di un’altra notte di sangue. È la domanda che ritorna dopo ogni funerale e che le istituzioni non possono più eludere: quanto bisognerà ancora aspettare prima che l’intera Sp 17 venga trattata come un’emergenza permanente e non soltanto come il luogo dell’ultimo incidente?
L’arteria che tiene insieme il Poro e la costa
La Provinciale 17 è una delle principali vie di comunicazione del Vibonese. Parte dall’area del capoluogo, attraversa o lambisce i territori di Cessaniti, Filandari, Rombiolo, Zaccanopoli, Zungri, Spilinga e Drapia e arriva fino a Tropea. È la strada percorsa ogni giorno da chi si sposta per lavorare, studiare, raggiungere un ufficio o accompagnare i figli a scuola. Durante l’estate diventa anche una delle porte d’accesso alla Costa degli Dei, caricandosi del traffico diretto verso Tropea, Capo Vaticano e le località del litorale. Un’infrastruttura essenziale per la mobilità e per l’economia del territorio, trattata però troppo spesso come una somma di emergenze separate: una buca da coprire, una frana da contenere, un segnale da sostituire, un incrocio da sistemare. La Sp 17, invece, avrebbe bisogno di essere osservata come un unico organismo. Perché il rischio non si ferma ai confini comunali e non riguarda soltanto il punto nel quale si è verificato l’ultimo incidente.
Rettilinei che di notte diventano piste
Nel tratto che attraversa il Poro, la strada alterna lunghi rettilinei, discese, curve, accessi interpoderali e incroci con le vie dirette verso i centri abitati. I rettilinei possono trasmettere una falsa sensazione di sicurezza e indurre alcuni automobilisti ad aumentare la velocità, soprattutto durante le ore notturne, quando il traffico diminuisce. Ma proprio ai margini di quei segmenti apparentemente semplici si trovano immissioni, abitazioni, aziende agricole e strade secondarie dalle quali può comparire improvvisamente un altro mezzo. In diversi tratti sono state segnalate negli anni carenze di illuminazione e di segnaletica, mentre durante i mesi più freddi la nebbia può ridurre drasticamente la visibilità. A questo si aggiunge una manutenzione che non sempre è riuscita a garantire condizioni uniformi lungo l’intero percorso. Non è corretto sostenere che sia sempre la strada a uccidere. Velocità, distrazione, alcol e manovre imprudenti rappresentano fattori determinanti in molti incidenti. Ma un’infrastruttura sicura deve essere capace, per quanto possibile, di ridurre le conseguenze dell’errore umano. Una carreggiata leggibile, incroci illuminati, segnaletica visibile, protezioni laterali adeguate e controlli costanti possono segnare il confine tra una sbandata e una tragedia.
L’allarme rimasto aperto
Il pericolo non è stato scoperto dopo la morte di Colacchio e Cichello. Nell’ottobre 2021 l’allora sindaco di Rombiolo scrisse alla Provincia e alla Prefettura denunciando lo “stillicidio di incidenti” nel tratto compreso tra il bivio di Rombiolo, Zungri e Spilinga. La segnalazione indicava problemi precisi: velocità elevate, accessi laterali e strade interpoderali, carenza di illuminazione, insufficienza della segnaletica e assenza di adeguati sistemi di deterrenza. Sono trascorsi quasi cinque anni. E proprio lungo quel corridoio stradale, nel rettilineo verso Mesiano, si è consumata l’ultima tragedia. Questo non significa stabilire un collegamento automatico tra le criticità dell’arteria e la morte dei due uomini di Filandari. Le cause saranno determinate dagli accertamenti. Significa però chiedere quali interventi siano stati realizzati dopo quelle denunce e quali problemi siano rimasti irrisolti.
Fiori e fotografie, la mappa ufficiosa degli incidenti
Lungo la Sp 17 esiste ormai una segnaletica parallela. Non quella prevista dal Codice della strada, ma quella costruita nel tempo dalle famiglie delle vittime. Una croce vicino a una curva. Una fotografia fissata a un palo. Un mazzo di fiori sul ciglio della carreggiata. Un lumino protetto dalla pioggia. Sono i segni di una memoria privata diventata parte del paesaggio. Gli incidenti si sono verificati in zone e circostanze diverse. Proprio per questo servirebbe una mappatura pubblica e aggiornata dei sinistri, capace di individuare i tratti nei quali gli schianti si ripetono, gli orari più critici e le caratteristiche comuni. Occorrerebbe distinguere le uscite autonome di strada dagli scontri frontali o laterali, verificare il ruolo della velocità, della visibilità, delle condizioni meteorologiche e delle immissioni secondarie. Senza questa fotografia complessiva, ogni intervento rischia di essere deciso soltanto sull’onda dell’ultima emergenza.
Carmelo Purita, l’altra tragedia sulle strade di Zungri
Poco più di un mese prima della morte di Colacchio e Cichello, il territorio di Zungri era stato colpito da un altro lutto. Il 2 agosto aveva perso la vita Carmelo Purita, 27 anni, giovane motociclista conosciuto in paese e con un passato nella squadra di calcio della Zungrese. L’incidente era avvenuto sulla rete provinciale nei pressi del centro abitato, a poca distanza dall’asse della Sp 17. La moto guidata dal giovane si era scontrata con un’automobile. Per quella vicenda è stato arrestato un uomo di 43 anni, accusato di omicidio stradale. Secondo gli accertamenti dei carabinieri, avrebbe guidato in stato di ebbrezza e senza avere mai conseguito la patente. Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto i domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Le due vicende hanno dinamiche completamente diverse e non possono essere sovrapposte. Ma tre morti nel giro di poche settimane restituiscono il bilancio spaventoso di un territorio tornato ripetutamente a piangere lungo le strade del Poro.
Tre milioni e mezzo annunciati per la Sp 17
Nell’aprile 2025 la Provincia di Vibo Valentia ha annunciato un finanziamento regionale di 2 milioni e 500mila euro per la messa in sicurezza del tratto Drapia-Tropea della Sp 17. Le risorse sono destinate principalmente alla mitigazione del rischio idrogeologico del versante collinare. Il presidente della Provincia Corrado Antonio L’Andolina ha riferito inoltre di altri due finanziamenti, per complessivi un milione di euro, riservati alla stessa arteria. Secondo quanto annunciato dall’ente, gran parte degli interventi dovrebbe essere realizzata entro dicembre 2026. Sono risorse importanti per una strada che aspetta da anni opere strutturali. Ma il tratto Drapia-Tropea rappresenta soltanto una parte del collegamento. Restano da comprendere nel dettaglio gli interventi previsti lungo l’altopiano e nei territori attraversati prima della discesa verso la costa. Quali opere riguarderanno il tratto tra Rombiolo, Zungri e Mesiano? Quali cantieri sono già partiti? Dove saranno rifatte la segnaletica e l’illuminazione? Sono previsti interventi sugli incroci, sulle barriere laterali e sugli accessi secondari?
Non basta piazzare un autovelox dopo una tragedia
Dopo ogni incidente si torna a parlare di autovelox, controlli e riduzione dei limiti. La repressione delle condotte pericolose è necessaria, soprattutto nei tratti dove le auto raggiungono velocità elevate. Ma non può essere l’unica risposta. Servono strumenti capaci di rallentare concretamente i veicoli nei punti più delicati, segnalazioni luminose agli incroci, bande sonore, segnaletica ad alta visibilità, manutenzione del fondo stradale e un’illuminazione mirata nelle zone maggiormente esposte. Occorre soprattutto impedire che gli interventi di un Comune terminino esattamente dove comincia il territorio di quello successivo. La strada è una sola e la sicurezza non può cambiare a ogni confine amministrativo. Provincia, Prefettura, Comuni e forze dell’ordine dovrebbero costruire un piano condiviso per l’intero collegamento Vibo-Tropea, indicando priorità, responsabilità e scadenze.
Dopo il dolore resta una domanda
A Filandari la morte di Domenico Colacchio e Rocco Cichello ha sconvolto due famiglie e un’intera comunità. La sindaca Concettina Rita Maria Fuduli ha annunciato l’intenzione di proclamare il lutto cittadino. Adesso è il momento del dolore e del rispetto. Dopo i funerali, però, resterà la domanda che il Vibonese si pone da anni: quante altre croci dovranno comparire lungo questa strada prima che la sicurezza della Sp 17 diventi una priorità permanente? La sequenza è quasi sempre la stessa. Lo schianto, le sirene, i rilievi, i messaggi di cordoglio e il lutto cittadino. Poi i fiori appassiscono, le fotografie scoloriscono e la strada torna alla sua normalità. Fino all’incidente successivo. La Provinciale 17 dovrebbe essere l’arteria che unisce Vibo a Tropea, l’entroterra alla costa e il Poro a uno dei territori turistici più conosciuti della Calabria. È diventata invece, nella memoria collettiva, la strada delle croci. E quelle croci non possono continuare a essere l’unica mappa visibile dei suoi pericoli.












