Ci sono inchieste che nascono da una fotografia. E poi ci sono inchieste che, fotografia dopo fotografia, finiscono per raccontare un intero territorio. È quello che sta accadendo a Roccelletta di Borgia. Siamo partiti da una semplice segnalazione. Pensavamo di raccontare una spiaggia.
Abbiamo scoperto un territorio che continua a restituire immagini, testimonianze e domande alle quali, finora, nessuno ha dato risposte convincenti. Mentre qualcuno provava a spostare il dibattito su norme, habitat, ecosistemi e dune, noi abbiamo continuato a fare l’unica cosa che sappiamo fare.Guardare. Fotografare. Verificare. Perché il giornalismo non consiste nel vincere una discussione sui social. Consiste nel raccontare la realtà.
Sotto il tappeto non c’è solo la polvere
Più scaviamo, più emergono elementi nuovi. Non soltanto fotografie. Ma video, documenti e decine di segnalazioni arrivate direttamente alla redazione di Calabria7. Molte sono ancora in fase di verifica. Ed è proprio per questo che oggi non le pubblichiamo. Perché noi non rincorriamo Facebook. Verifichiamo. Poi scriviamo. Una cosa però possiamo dirla. Sotto quel tappeto c’eramolto più della polvere. Le testimonianze parlano di strade dissestate, pineta nel degrado, accessi difficili, rifiuti abbandonati, fogne, marciapiedi impraticabili e servizi carenti.Problemi che nulla hanno a che vedere con qualsiasi discussione botanica.
La risposta della Regione: no alla ruspe, sì alla pulizia
A differenza di chi sui social ha trasformato una nota della Regione in una sorta di ordinanza che vieterebbe qualsiasi intervento, noi abbiamo deciso di approfondire. Abbiamo contattato l’Assessorato regionale all’Ambiente. Abbiamo posto una domanda molto semplice. La spiaggia di Roccelletta può essere pulita oppure no? La risposta è stata chiara. Sì, il tratto interessato ricade nell’Oasi di Scolacium, soggetta a particolari vincoli ambientali. Ma questo, ci è stato spiegato, non significa affatto lasciare la spiaggia nell’abbandono. Lo spirito della normativa è un altro. Le regole servono a evitare interventi invasivi. Non a impedire qualsiasi forma di gestione.
La filosofia della normativa è semplice. Niente ruspe, niente mezzi meccanici pesanti, niente spianamento delle dune. Perché le dune vanno protette e l’habitat va rispettato, ma da qui a sostenere che un Comune debba limitarsi a guardare ce ne passa. Gli uffici regionali ricordano che il senso della normativa è evitare interventi distruttivi, non impedire una gestione compatibiledell’arenile. In casi particolari, inoltre, il sindaco dispone anche degli strumenti amministrativi per intervenire quando il pubblico interesse lo richiede, come già avvenuto dopo gli eventi meteorologici eccezionali dello scorso inverno. Tradotto. Nessuna norma autorizza l’abbandono.Gli interventi manuali, effettuati con personale comunale e modalità compatibili con l’ambiente, restano possibili. Punto.
Persino una lastra di cemento sotto la sabbia
L’ultima scoperta è forse la più inquietante. Una fotografia documenta chiaramente una grande lastra di cemento affiorante sotto l’arenile. Un manufatto, non un tronco, non un ramo. Cemento.Da quanto tempo si trova lì? È conosciuto? È censito? È sicuro? È prevista una verifica? Noi non emettiamo sentenze. Facciamo domande. Ma una certezza c’è. Quando sotto la sabbia emerge il cemento significa che il problema è probabilmente più profondo di quanto qualcuno voglia raccontare.
Il cittadino non è il dipendente gratuito del Comune
Tra i tanti interventi pubblici segnaliamo quello di Domenico Varano, segretario del Comitato Canonici. Ricorda giustamente la complessità delle aree SIC, il lavoro svolto da alcuni volontari e propone collaborazione. Sono osservazioni legittime. Meno condivisibile è invece l’idea che i vincoli ambientali impediscano qualsiasi intervento di pulizia. Proprio gli approfondimenti svolti da Calabria7 con l’Assessorato regionale all’Ambiente chiariscono infatti che le norme vietano gli interventi invasivi con mezzi meccanici, non una gestione manuale e compatibile dell’arenile.
Secondo punto su cui riflettere: il volontariato è una ricchezza. Non può diventare un modello amministrativo. Il cittadino che raccoglie una bottiglia compie un gesto civile. Ma non può trasformarsi nell’operaio comunale che ogni domenica pulisce spiagge, pinete e strade. Non può pagare le tasse e poi comprare rastrello, guanti e sacchi della spazzatura per sostituirsi al Comuneperché allora tanto vale abolire il Municipio e aprire un gruppo WhatsApp. Uno porta il rastrello, uno chiude le buche, uno ripara la fogna e uno pulisce la pineta. E il sindaco? Fa il comunicato. No. Non funziona così.
Responsabilizzare, non deresponsabilizzare
Il problema politico nasce esattamente qui. Ogni volta compare un nuovo responsabile. L’Oasi. La Regione. Le norme. Il lottizzante. La burocrazia. Le mareggiate. Il cielo. La terra. Manca soltanto che venga chiamata in causa la forza di gravità. No. Chi si candida a governare un Comune conosce perfettamente le difficoltà. Ed è proprio per questo che viene eletto. Per affrontarle. Non per raccontarle. Amministrare significa assumersi responsabilità. Non costruire un catalogo di giustificazioni.
Roccelletta non vive di feste di paese
C’è poi una riflessione politica che molti cittadini stanno facendo. In quasi due mandati consecutivi l’amministrazione Sacco rischia di essere ricordata soprattutto per eventi, manifestazioni e feste, mentre il luogo che produce davvero turismo, economia e sviluppo continua a chiedere attenzione.Perché il turismo non nasce davanti al Municipio, nasce dove arrivano i turisti. Sulla costa, tra i campeggi, nella pineta, sulla spiaggia, sulle strade che conducono al mare. Lì si costruisce il futuro di un territorio ed è lì che una comunità misura la qualità della propria amministrazione.
Nel comunicato del sindaco vengono richiamati i finanziamenti destinati all’Oasi di Scolacium.Benissimo. Ne prendiamo atto. Ma una domanda è inevitabile. Quei fondi stanno avvicinandosi alla scadenza. Se per quattro anni non sono stati pienamente utilizzati, dobbiamo aspettare l’ultimo anno utile? Ce lo auguriamo sinceramente. Non per la politica. Per i cittadini. Perché il denaro pubblico serve a migliorare il territorio e non a riempire comunicati stampa.
La Puntura
Abbiamo approfondito la vicenda, letto norme, parlato con la Regione, verificato e alla fine siamo arrivati a una conclusione molto semplice: nessuna legge vieta di amministrare bene. La politica dovrebbe smettere di chiedere ai cittadini comprensione infinita e iniziare a dare loro risposte concrete perché una comunità non può essere educata a pensare che tutto sia inevitabile, che le buche siano inevitabili, che le fogne siano inevitabili, che la pineta degradata sia inevitabile, che i rifiuti siano inevitabili, che persino una lastra di cemento affiorante sotto la sabbia diventi normale. No. Normale non è. E soprattutto non è normale che siano sempre i cittadini a doversi rimboccare le maniche mentre il Comune continua a spiegare perché le cose sono complicate.
I cittadini hanno già fatto la loro parte. Pagano le tasse, segnalano, documentano, denunciano.Adesso tocca a chi è stato eletto per amministrare. Perché Roccelletta è stata baciata dalla natura. Il problema è che da troppo tempo aspetta di essere amministrata con la stessa cura con cui la natura l’ha costruita.












