Prima il cielo assume una tonalità lattiginosa. Il sole diventa opaco, l’orizzonte scompare dietro una nebbia giallastra e l’aria sembra più pesante. Poi arriva la pioggia e sulle automobili, sui balconi e sulle finestre rimane uno strato di fango rossastro. In Calabria è un fenomeno ormai familiare: la sabbia del Sahara attraversa il Mediterraneo e raggiunge la regione trasportata dalle correnti atmosferiche. Il 12 luglio si celebra la Giornata internazionale per la lotta contro le tempeste di sabbia e polvere, istituita dalle Nazioni Unite nel 2023. La ricorrenza del 2026 arriva due giorni dopo la pubblicazione del nuovo bollettino della World Meteorological Organization, che richiama l’attenzione sugli effetti delle polveri per la salute, l’agricoltura, i trasporti e i sistemi energetici.
Due miliardi di tonnellate di polvere entrano ogni anno nell’atmosfera
Secondo la Wmo, ogni anno circa due miliardi di tonnellate di sabbia e polvere vengono sollevate nell’atmosfera. Le particelle possono percorrere centinaia o migliaia di chilometri, attraversando continenti e oceani. Le principali sorgenti mondiali si trovano nelle regioni aride e semiaride, tra cui il Sahara, il deserto del Gobi e la penisola arabica. Nel 2025 le concentrazioni medie globali sono rimaste simili a quelle del 2024, ma il Nord Africa e il Medio Oriente sono stati interessati da numerose intrusioni significative. La Wmo sottolinea che una parte consistente del fenomeno è naturale, ma che degrado del territorio, siccità, deforestazione e cattiva gestione delle risorse idriche possono aumentare la quantità di suolo disponibile a essere sollevata dal vento.
Come può la sabbia attraversare il Mediterraneo
Le tempeste si formano quando venti intensi sollevano dal terreno particelle minerali di dimensioni differenti. La sabbia più pesante tende a ricadere rapidamente vicino alla zona di origine. Le particelle più piccole, invece, possono raggiungere gli strati superiori della troposfera e rimanere sospese per giorni o settimane. A quel punto è la circolazione atmosferica a decidere il percorso. Le correnti meridionali possono spingere le polveri verso la Sicilia, la Calabria e il resto dell’Italia. Lo scirocco non trasporta soltanto aria calda: può trascinare una massa invisibile di materiale minerale proveniente dal Nord Africa. Copernicus ha documentato ripetuti episodi di polvere sahariana sull’Italia e sulla Grecia. Nel 2025 diversi pennacchi raggiunsero regolarmente il Mediterraneo centrale e l’Italia meridionale, producendo cieli velati e depositi al suolo.
Non è soltanto sabbia: il problema delle PM10
La polvere sahariana è costituita prevalentemente da particelle minerali: quarzo, argille, ossidi di ferro, carbonati e altri materiali presenti nei suoli desertici. Gli ossidi di ferro contribuiscono alla colorazione rossastra che rimane sulle superfici dopo la pioggia. Ma ciò che interessa maggiormente la salute è la dimensione delle particelle. Le PM10 hanno un diametro inferiore a dieci micrometri e possono essere inalate. Una parte ancora più piccola può penetrare più profondamente nell’apparato respiratorio. L’Organizzazione mondiale della sanità precisa che gli episodi di sabbia e polvere contribuiscono direttamente all’inquinamento atmosferico aumentando le concentrazioni di particolato, anche in territori molto lontani dalla fonte. Durante gli eventi più intensi, il contributo naturale può determinare superamenti delle soglie giornaliere previste per il PM10. Copernicus utilizza satelliti, modelli atmosferici e stazioni al suolo per distinguere la polvere desertica dagli inquinanti prodotti localmente.
Chi rischia maggiormente
La presenza di polvere non significa automaticamente emergenza sanitaria. L’effetto dipende dalla quantità di particelle che raggiunge il suolo, dalla durata dell’evento e dalle condizioni individuali. Le persone con asma, bronchite cronica, malattie respiratorie o cardiovascolari, insieme ad anziani e bambini, possono essere più sensibili agli aumenti di particolato.
L’Oms evidenzia l’associazione tra esposizione alle polveri desertiche ed effetti sanitari negativi a breve termine, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi sugli effetti di lunga durata. In presenza di concentrazioni elevate è prudente limitare l’attività fisica intensa all’aperto, evitare di lasciare a lungo aperte le finestre nelle ore peggiori e seguire i bollettini delle autorità ambientali. Chi soffre di patologie respiratorie deve attenersi alle indicazioni del proprio medico, senza modificare autonomamente le terapie.
Perché piove fango
Quando le polveri restano sospese nell’atmosfera e incontrano una perturbazione, le gocce d’acqua catturano le particelle durante la caduta. La pioggia porta così al suolo il materiale minerale, producendo il fenomeno comunemente chiamato “pioggia di fango”. Le macchie sulle automobili non indicano che sia caduta sabbia grossolana: sono il deposito di particelle sottilissime concentrate dall’acqua. Lavare immediatamente l’auto strofinando a secco può graffiare la carrozzeria. È preferibile utilizzare abbondante acqua per eliminare prima il materiale depositato.
La polvere può avere anche effetti utili
Le intrusioni sahariane non producono esclusivamente conseguenze negative. Le polveri trasportano minerali come ferro e fosforo che possono fertilizzare suoli e ambienti marini poveri di nutrienti. La Wmo ricorda che il trasporto a lunga distanza contribuisce al funzionamento di alcuni ecosistemi oceanici.
Il fenomeno può inoltre creare tramonti particolarmente intensi, perché le particelle disperdono la luce solare e accentuano le tonalità rosse e arancioni. Questo non cancella il problema della qualità dell’aria, ma mostra come la polvere sahariana faccia parte di un sistema atmosferico complesso, nel quale continenti apparentemente lontani rimangono profondamente collegati.
Il cielo giallo non è una previsione meteorologica improvvisata
Per capire se le polveri raggiungeranno effettivamente il suolo non basta osservare una generica mappa colorata pubblicata sui social. Una massa di polvere può transitare ad alta quota senza produrre effetti rilevanti sulla qualità dell’aria. In altri casi, la discesa delle particelle verso gli strati più bassi può far aumentare sensibilmente il PM10. Servono quindi previsioni specialistiche, rilevazioni delle centraline e modelli come quelli del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, capace di elaborare avvisi con alcuni giorni di anticipo. La sabbia sulle automobili è il segno più visibile. Ma il vero fenomeno accade sopra le nostre teste: una parte del Sahara che attraversa il mare e arriva in Calabria sospinta dal vento.












