20 Settembre 2026
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Spray al peperoncino nelle carceri, parte il test: sei mesi per decidere se dotare gli agenti

Il Dap autorizza la sperimentazione per la Polizia Penitenziaria. Il Sappe: “Segnale positivo, ma non basta”

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Con un provvedimento datato 22 dicembre 2025, firmato dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Stefano Di Michele, l’Amministrazione penitenziaria ha autorizzato l’avvio della sperimentazione dello spray urticante per il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Il dispositivo è a base di oleoresin capsicum, noto come spray al peperoncino, ed è destinato a essere utilizzato come strumento di dissuasione e autodifesa, nel rispetto del principio di proporzionalità tra offesa e difesa.

Capece (Sappe): “Uso limitato ai casi di violenza o minaccia”

A spiegare le modalità di impiego è Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (SAPPE). Secondo quanto riferisce il dirigente sindacale, lo spray potrà essere utilizzato esclusivamente per fronteggiare azioni violente, minacce o resistenze rivolte contro gli operatori di polizia penitenziaria o verso terzi coinvolti.

Capece precisa inoltre che le cartucce destinate all’addestramento e lo spray decontaminante conterranno sostanze non nocive, a tutela della salute del personale.

I contesti operativi e i limiti di utilizzo

Sempre secondo quanto riferito dal segretario generale del Sappe, la sperimentazione interesserà i principali ambiti operativi in cui opera quotidianamente la Polizia Penitenziaria. Tra questi rientrano le celle, le aree detentive, i corridoi, le rotonde, gli spazi interni ed esterni ai reparti, le aree all’aperto, nonché le attività di trasporto e traduzione dei detenuti.

Il provvedimento del Dap prevede inoltre l’utilizzo dello spray nei contesti in cui operano i gruppi speciali del Corpo, come Gom, Gio e Gir. È invece espressamente vietato l’impiego all’interno degli automezzi della Polizia Penitenziaria.

Sei mesi di prova e una relazione finale

La sperimentazione avrà una durata complessiva di sei mesi. Al termine, una Commissione appositamente istituita redigerà una relazione conclusiva, che sarà sottoposta al capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per valutare l’eventuale adozione definitiva dello spray urticante come dotazione ordinaria.

Il sindacato: “Agenti disarmati, aggressioni in aumento”

Il giudizio politico-sindacale arriva ancora da Donato Capece, che definisce l’iniziativa un passo avanti, pur con molte riserve. “Piuttosto che niente, piuttosto”, afferma il leader del SAPPE, ricordando che oggi molti agenti svolgono servizio completamente disarmati all’interno delle sezioni detentive, mentre le aggressioni al personale hanno raggiunto livelli definiti inaccettabili.

Capece sottolinea come, a suo avviso, chi aggredisce un appartenente alle Forze di Polizia colpisce lo Stato, rendendo necessaria una risposta chiara e ferma, anche per evitare fenomeni di emulazione.

Le proposte del Sappe: flash ball e bolawrap

Oltre allo spray urticante, Capece, a nome del SAPPE, propone di valutare l’introduzione di ulteriori strumenti a tutela dell’incolumità degli agenti. Tra questi cita il flash ball, utilizzato dalla polizia francese, che impiega proiettili di gomma morbida a bassa energia, e il bolawrap, che lancia un laccio in Kevlar capace di immobilizzare rapidamente una persona.

Il bolawrap, ricorda Capece, è già in dotazione in alcune città italiane alla polizia locale e viene considerato uno strumento non violento, particolarmente utile per la gestione di soggetti non collaborativi, spesso in stato di alterazione, una condizione che – conclude – si verifica frequentemente negli istituti penitenziari.

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