22 Agosto 2026
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Catanzaro, la difesa tradisce ancora: i tre errori che hanno trasformato il sogno di Vicenza in un incubo

I gol di Cuomo e Pietrelli sugli sviluppi di calcio d’angolo, poi il diagonale di Morra: il 3-2 del Menti fotografa le fragilità di una squadra che ha smesso troppo presto di giocare

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Per oltre un’ora il debutto del Catanzaro aveva avuto la forma della serata perfetta. La magia di Marco D’Alessandro, il ritorno al gol di Bruno Verrengia, la personalità mostrata nella prima parte della gara. Poi il campo si è inclinato, il Vicenza ha preso coraggio e le certezze giallorosse hanno cominciato a sgretolarsi una dopo l’altra. Il 3-2 maturato al Romeo Menti non è soltanto una beffa arrivata all’89’. È la radiografia di una sconfitta costruita attraverso tre errori diversi: due di reparto e uno di gestione. Il primo su calcio piazzato, il secondo nell’atteggiamento assunto dopo il nuovo vantaggio, il terzo nella confusione con cui il Catanzaro ha affrontato gli ultimi minuti.

Il primo errore: Cuomo dimenticato sul calcio d’angolo

Il Catanzaro parte meglio e impiega appena 17 minuti per trovare il vantaggio. D’Alessandro si accentra dalla sinistra e disegna un destro a giro sul palo più lontano, una conclusione che lascia immobile Gagno e restituisce per qualche minuto l’immagine di una squadra sicura, capace di tenere il pallone e colpire con qualità. Il problema nasce dopo. Il Vicenza aumenta progressivamente la pressione, il Catanzaro arretra e al 39’ concede il primo pareggio.

Sul calcio d’angolo battuto da Filippo Costa, il difensore vicentino Giuseppe Cuomo riesce a prendere posizione e a colpire di testa senza trovare una vera opposizione. Non è soltanto una marcatura saltata: è un pallone leggibile, arrivato da fermo, sul quale la difesa giallorossa avrebbe avuto il tempo di organizzarsi e attaccare la traiettoria. Il primo campanello d’allarme suona così, prima dell’intervallo. Un riferimento perso in area e una difesa troppo passiva, più preoccupata di proteggere la porta che di aggredire il pallone.

Il secondo errore: difendere il vantaggio smettendo di giocare

Al 51’ il Catanzaro torna avanti. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Antonini prolunga sul primo palo e Verrengia trova la deviazione vincente. Il 2-1 avrebbe potuto spegnere l’entusiasmo della neopromossa e spostare definitivamente l’inerzia della partita. Accade invece il contrario. Dopo il secondo vantaggio, i giallorossi smettono gradualmente di accompagnare l’azione. Le distanze tra i reparti aumentano, Iemmello resta isolato, gli esterni vengono costretti ad abbassarsi e il centrocampo fatica a trattenere il pallone. Il Vicenza può così attaccare con continuità, recuperando rapidamente ogni respinta e riportando l’azione negli ultimi trenta metri.

Il palo colpito da Pellizzari e le parate di Pigliacelli sono avvertimenti evidenti. Il Catanzaro, però, non riesce a modificare il copione. Gorgone aveva chiesto ai suoi di essere più spietati, ma nella ripresa la squadra perde soprattutto la capacità di respirare attraverso il possesso. Fabio Gallo cambia il volto del Vicenza inserendo Pietrelli, Rauti e Morra. Forze fresche contro una squadra sempre più bassa e stanca. Il risultato è il 2-2 dell’80’: ancora un calcio d’angolo, ancora un uomo perso, ancora un colpo di testa. Questa volta è Alessandro Pietrelli a trovare la porta. Il film del primo pareggio si ripete quasi identico. Due reti incassate su palla inattiva nella stessa partita non possono essere archiviate come episodi. Raccontano un problema di attenzione, aggressività e organizzazione dell’area di rigore.

Il terzo errore: dopo il 2-2 il Catanzaro perde anche la testa

Il pareggio di Pietrelli cambia definitivamente l’atmosfera del Menti. Il Vicenza sente di poterla vincere, il pubblico spinge, mentre il Catanzaro appare incapace di rallentare la partita e spezzare il ritmo dei padroni di casa. È questo il terzo errore, forse il più grave: non comprendere il momento della gara. Dopo essere stato raggiunto all’80’, il Catanzaro avrebbe dovuto ricompattarsi, gestire il pallone e portare la sfida fuori dalla tempesta. Invece continua a subire.

I reparti si allungano, le seconde palle diventano quasi tutte biancorosse e ogni attacco del Vicenza produce la sensazione che possa accadere qualcosa. All’89’ il lavoro di Rauti dentro l’area apre lo spazio per Claudio Morra, che con un diagonale batte Pigliacelli e completa la rimonta. L’attaccante, entrato nella ripresa, riesce a ricevere e concludere mentre la difesa giallorossa tarda a chiudere. Pigliacelli, fino a quel momento tra i migliori del Catanzaro, non può nascondere tutte le crepe. Il portiere salva più volte la squadra, ma viene infine trafitto da un Vicenza che negli ultimi minuti arriva prima su ogni pallone.

Due gol segnati, ma nessun punto portato a casa

L’aspetto più amaro è che il Catanzaro, nonostante le assenze di Pafundi e Pecorino, era riuscito a segnare due volte in trasferta e a costruire le condizioni per iniziare il campionato con un risultato positivo. L’attacco ha trovato qualità con D’Alessandro e concretezza con Verrengia. È stata la fase difensiva, intesa non soltanto come rendimento dei singoli difensori ma come comportamento dell’intera squadra, a cancellare quanto di buono era stato prodotto.

Quando il Catanzaro ha mantenuto il baricentro alto e fatto circolare il pallone ha dato l’impressione di poter controllare la partita. Quando ha arretrato, ha perso ordine e personalità. Difendere bassi non significa necessariamente difendere meglio: al Menti ha significato concedere campo, calci d’angolo, seconde palle e fiducia a un avversario che non aspettava altro.

Un segnale che Gorgone non può ignorare

Una sconfitta alla prima giornata non può trasformarsi in una sentenza. Ma il modo in cui è maturata impone una riflessione immediata, soprattutto dopo l’eliminazione ai rigori contro il Südtirol in Coppa Italia. Il Catanzaro deve lavorare sulle palle inattive, sulle distanze tra i reparti e sulla gestione dei momenti difficili. Il mercato potrà eventualmente aggiungere fisicità ed esperienza, ma non basterà inserire un nuovo difensore se la squadra continuerà ad abbassarsi senza riuscire più a ripartire.

A Vicenza il sogno è diventato un incubo in nove minuti, dal pareggio di Pietrelli al gol decisivo di Morra. Ma la partita si era complicata molto prima, quando il Catanzaro aveva smesso di comandarla. La lezione del Menti è semplice e severa: in Serie B non basta andare in vantaggio. Bisogna sapere restarci.

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