La serata al cinema San Nicola di Cosenza ha segnato una pagina cruciale nella vicenda del Cosenza Calcio. Per la prima volta, Eugenio Guarascio ha potuto toccare con mano l’astio della piazza e constatare di essere rimasto totalmente solo. I tifosi non hanno risparmiato contestazioni, mentre tra i relatori, accanto al presidente, si sono alternati il sindaco Franz Caruso, e gli imprenditori Alfredo Citrigno e l’avvocato Pietro Gigliotti, entrambi già reduci da offerte concrete di acquisto.
Il sindaco Caruso: delusione e avvertimento
Il sindaco Caruso ha preso la parola chiarendo che la questione è ormai sociale oltre che sportiva, e non ha nascosto la propria delusione per come si è svolta la serata: “La concessione dello Stadio l’ha fatta il consiglio comunale. Io non sono affatto soddisfatto di quanto è uscito stasera perché non abbiamo fatto alcun passo avanti. Valuterò ciò che è necessario per sanare la frattura con la comunità”, ha detto, lasciando intendere chiaramente che se il club non verrà ceduto, la concessione dello stadio potrebbe essere rivalutata in Consiglio comunale.
Citrigno e Gigliotti smontano le dichiarazioni
Gli imprenditori presenti hanno immediatamente smentito le dichiarazioni di Guarascio sulle presunte trattative. È caduto finalmente il tabù che alcuni sostenevano: “Il Cosenza chi se lo piglia?”. Guarascio stesso ha confermato che, oltre a Citrigno e Gigliotti, ci sarebbero altri due interessati fuori regione. Ma l’entusiasmo è stato subito smorzato dalla totale evasività del presidente, che non ha fornito né il valore della società né i debiti, né la cifra che realmente richiede per cedere il club.
Il muro dell’evasività
Guarascio si è barricato dietro la burocrazia e gli accordi di riservatezza, dichiarando che cederà il Cosenza solo a chi ha intenzione di portarlo “in alto”: “Il Cosenza non è un’automobile. Questo figlio va consegnato a mani che garantiscano la sostenibilità per il futuro”, ha detto. Parole surreali se confrontate con anni di gestione al risparmio, scelte approssimative e mancanza di investimenti concreti. Come ha osservato la piazza, con durezza: “Da quale pulpito viene la predica?”
L’ombra di un’asta
Tutta la serata ha lasciato emergere il sospetto che Guarascio stia cercando di sollevare il prezzo della società artificiosamente, creando una sorta di asta su un club il cui valore reale è ben inferiore a quanto implicitamente suggerito. Le dichiarazioni dell’interessato stesso, di valutare più offerte, vertono in tal senso. Non è un mistero che ogni imprenditore voglia guadagnare, ma qui, confermato anche dall’avvocato Gigliotti, pare vengano chieste cifre superiori al reale valore del Cosenza, sfruttando la pressione di una piazza esasperata e l’interesse di più acquirenti.
Citrigno ha chiarito con fermezza: “Non offrirò nuovamente i 10 milioni dello scorso campionato e non andrò avanti senza aver visto i conti e valutato quanto Guarascio quantifichi il costo della società. Altrimenti, qualsiasi proposta rischia di risultare non congrua.”
Il sospetto dell’asta si rafforza considerando la condizione attuale del presidente e della società: quest’anno il Cosenza gioca “a perdere”. Sponsor fuggiti, incassi allo stadio ai minimi storici a causa della protesta, diritti televisivi in Serie C ben lontani dai milioni della B. Tutto ciò rende difficile giustificare una valutazione gonfiata basata su un presunto potenziale economico.
Di concreto, nulla: il Cosenza resta in ostaggio
Alla fine della lunga serata al San Nicola, di concreto è emerso poco e nulla riguardo al futuro del Cosenza Calcio. La piazza ha potuto finalmente dire in faccia a Guarascio ciò che pensa di lui, costringendolo a misurare il grado di astio e delusione che lo circonda. La frattura tra presidente e tifoseria è ormai palese, insanabile, chiara a tutti tranne che a lui. Fino ad ora, si spera.
L’interesse per l’acquisizione della società c’è, forte e concreto, ma il pallino rimane nelle mani di Guarascio. Da padre padrone quale si è dimostrato fino ad oggi, può fare ciò che vuole, sospendere o avviare trattative a suo piacimento, ignorando il mercato, i numeri e le aspettative di una città intera.
Di reale, però, restano le forti parole del sindaco Caruso, che ha ricordato come la gestione dello Stadio dipenda dal Comune e ha fatto capire chiaramente che se il club non cambia mano, sarà lui a intervenire per tutelare la comunità facendo leva sul forte debito della società verso l’ente locale.
La piazza ha parlato, il sindaco ha ammonito, ma il presidente continua a tacere. Una città intera non può restare ostaggio dell’orgoglio di un uomo: qualcuno liberi il Cosenza Calcio!







