30 Ottobre 2026
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Bufera a Crotone per i controlli della polizia a scuola prima dello sciopero. Il racconto shock del prof. Morrone: “A perdere è il senso della democrazia”

Il racconto shock del professor Pino Morrone del Liceo Pitagora riaccende il dibattito sulla libertà di espressione e sul clima di tensione tra i banchi. La questura ha smentito la profilazione

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Il clima di tensione che precede le mobilitazioni studentesche registra episodi destinati a lasciare il segno nel dibattito pubblico italiano.
A Crotone, alla vigilia della mobilitazione prevista per oggi, 30 ottobre, la normale routine scolastica è stata scossa da un evento che solleva interrogativi profondi sulla tutela degli spazi educativi e democratici.
L’ingresso delle forze dell’ordine all’interno degli istituti per raccogliere informazioni sulle intenzioni di adesione dei giovani allo sciopero ha generato un’ondata di sconcerto tra docenti, famiglie e opinione pubblica, trasformando temporaneamente le aule scolastiche in luoghi attraversati da ombre di controllo preventivo, come denunciano le deputate di M5S e Avs, Vittoria Baldino ed Elisa Piccolotti.

La denuncia del professore e la difesa del pensiero critico

A dare voce a questo profondo disagio è stato il professor Pino Morrone, docente di materie letterarie al Liceo Classico “Pitagora” di Crotone. Attraverso una riflessione pubblica che ha rapidamente fatto il giro della rete, il docente ha voluto denunciare senza filtri quanto accaduto, offrendo una testimonianza diretta e accorata di quel che si respira tra i corridoi della scuola. Nelle sue parole emerge tutta la preoccupazione per il messaggio che simili iniziative rischiano di veicolare alle nuove generazioni.
“In questi anni di insegnamento – ha scritto su Facebook – non mi era mai capitato di assistere a una cosa del genere: vedere agenti in divisa entrare a scuola per chiedere informazioni sugli studenti e sullo sciopero del prossimo 30 ottobre”. Una constatazione amara che apre a una riflessione più ampia sulla funzione educativa dell’istituzione scolastica.
Proseguendo nella sua analisi, il docente ha evidenziato come “certi gesti sono eloquenti e portano con sé significati sottesi impossibili da ignorare. Al di là della legittimità formale o delle esigenze di ordine pubblico, ciò che lascia un’amarezza profonda in noi docenti è il messaggio implicito che arriva ai ragazzi”. L’attenzione si sposta così sul valore formativo della protesta e del dissenso giovanile, inteso come motore di crescita civica.

“Se i nostri studenti scelgono di partecipare alla mobilitazione del 30 ottobre – ha aggiunto Morrone – lo fanno per ragioni importanti, per far sentire la propria voce e per essere protagonisti di una mobilitazione che attraversa tutto il Paese. La scuola deve rimanere la palestra in cui imparano a esercitare il pensiero critico, a decidere e a prendersi la responsabilità delle proprie scelte senza la sensazione di essere ‘osservati'”. Un passaggio cruciale che difende il diritto dei giovani alla maturazione autonoma delle proprie idee.

Entrando nel merito delle conseguenze formative di tali controlli, la riflessione si fa ancora più tagliente: “Un gesto del genere rischia di ferire la sensibilità dei giovani e di distorcere la percezione che hanno dei loro diritti fondamentali, facendo apparire la partecipazione al dissenso come qualcosa da monitorare con sospetto. Se a scuola i ragazzi imparano a temere l’impegno civile e a dubitare della legittimità delle proprie decisioni, difficilmente domani saranno cittadini liberi e consapevoli”.

La chiusura dell’intervento del docente del Liceo Pitagora traccia un bilancio impietoso sul valore della democrazia vissuta quotidianamente: “Quando viene meno questo clima di fiducia, a perdere non è solo il corpo docente, ma il senso stesso della democrazia”. Un grido d’allarme che pone l’accento sulla necessità di preservare l’autonomia e la serenità degli ambienti scolastici.

La precisazione della Questura sulle verifiche e la tutela degli studenti

Sulla vicenda come riferito da Ansa è arrivata anche la ferma presa di posizione da parte del questore di Crotone, Renato Panvino, il quale ha tenuto a fare completa chiarezza sui fatti. I vertici della polizia hanno ufficialmente smentito l’emanazione di qualsiasi direttiva finalizzata a effettuare controlli di questo tipo, rimarcando l’assenza di indagini o procedimenti conoscitivi in atto che potessero motivare una presenza investigativa tra le mura scolastiche.
La Questura ha inoltre puntualizzato che nessun agente ha avuto contatti diretti o colloqui con gli studenti, i quali peraltro nella giornata di lunedì 27 ottobre erano regolarmente impegnati nelle assemblee e nelle operazioni di voto per il rinnovo delle rappresentanze d’istituto.

Le reazioni istituzionali e la presa di posizione politica

L’episodio registrato nella città calabrese ha rapidamente valicato i confini regionali sollevando un’intensa mobilitazione politica. Sulla vicenda si sono infatti registrati interventi di rilievo istituzionale, tra cui le denunce pubbliche mosse – come accennato – dalle deputate come Elisa Piccolotti e Vittoria Baldino, che hanno scelto di portare il caso all’attenzione nazionale per fare chiarezza sulle direttive impartite e tutelare il normale svolgimento della vita democratica all’interno delle scuole.

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