Nessun camion entra, nessun camion esce. Il porto di Gioia Tauro, uno dei principali snodi della logistica del Mediterraneo, si ritrova con il traffico dei Tir fermo mentre davanti agli accessi dello scalo è in corso la protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante. È uno dei primi effetti concreti della mobilitazione proclamata da Fedralog, la federazione autonoma calabrese della logistica, che da oggi, venerdì 16 ottobre, ha avviato una serie di presidi sul territorio regionale.
La situazione, secondo quanto riferisce l’Ansa, presenta una particolarità: non ci sono sbarramenti né blocchi imposti dai manifestanti. Sono gli stessi conducenti dei mezzi pesanti, anche quelli non direttamente coinvolti nella protesta, a scegliere di non proseguire verso il porto.
Il camionista convinto a fermarsi: nessuna tensione
Un episodio racconta quanto sta accadendo davanti allo scalo gioiese. Un autotrasportatore intenzionato a proseguire è stato avvicinato dai manifestanti e, attraverso il dialogo, convinto a parcheggiare il proprio camion e a non continuare il viaggio. Non si sono registrati momenti di tensione. La situazione davanti all’ingresso del porto rimane tranquilla e le forze dell’ordine presidiano l’area, monitorando lo svolgimento della manifestazione.
La distinzione non è secondaria: il traffico dei mezzi pesanti risulta fermo, ma non per effetto di un’interruzione fisica degli accessi. Almeno secondo le informazioni finora disponibili, l’adesione volontaria degli autisti sta producendo un arresto di fatto dei movimenti dei camion in entrata e in uscita.
La protesta dei Tir si allarga in Calabria
Quello di Gioia Tauro è uno dei punti più delicati della mobilitazione che interessa la Calabria. Il fermo proclamato da Fedralog è previsto fino al 20 ottobre, con presidi distribuiti nelle diverse province, dall’area aeroportuale di Lamezia Terme agli svincoli autostradali del Cosentino, fino agli altri nodi strategici della rete regionale dei trasporti. Al centro della protesta ci sono l’aumento dei costi del carburante e le difficoltà economiche delle imprese di autotrasporto, che chiedono interventi per ridurre il peso del gasolio sui bilanci aziendali.
Il presidio di Gioia Tauro assume un significato particolare per il ruolo dello scalo nei collegamenti commerciali. Il mancato ingresso e la mancata uscita dei camion rappresentano un’interruzione dei collegamenti su gomma con il porto, anche se non risultano al momento elementi sufficienti per parlare di una sospensione complessiva delle attività portuali. Resta da verificare quanto durerà il fermo dei mezzi pesanti e quali conseguenze potrà avere sulla movimentazione delle merci. Intanto, davanti al porto, la protesta procede senza incidenti. I camion restano parcheggiati. E il traffico su gomma, per il momento, non riparte.














