16 Ottobre 2026
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Omicidio Filippo Ceravolo, regge anche in Cassazione l’inchiesta della Dda di Catanzaro: respinti i ricorsi delle difese

Resiste anche al vaglio della Suprema corte l’impianto cautelare della Procura sulle contestazioni più gravi relativi alla faida che ha insanguinato le Preserre vibonesi

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La Cassazione conferma i punti centrali dell’inchiesta antimafia “Conflitto”, l’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha ricostruito la sanguinosa guerra tra le cosche Loielo ed Emanuele per il controllo delle Preserre vibonesi, facendo luce anche sugli omicidi di Antonino Zupo e Filippo Ceravolo, il diciannovenne di Soriano Calabro ucciso il 25 ottobre 2012 in un agguato di ’ndrangheta destinato a un’altra persona.

La Suprema Corte ha respinto diversi ricorsi presentati dalle difese, lasciando sostanzialmente intatto il quadro cautelare relativo alle principali contestazioni associative e ai fatti di sangue. Non sono mancati, tuttavia, accoglimenti parziali, con annullamenti senza rinvio per alcune ipotesi di reato e un annullamento con rinvio relativo a una contestazione in materia di stupefacenti. Le decisioni segnano un nuovo passaggio giudiziario nell’inchiesta che il 15 aprile scorso aveva portato all’esecuzione di 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere, cinque delle quali nei confronti di persone già detenute.

I ricorsi respinti

Tra i ricorsi respinti dalla Cassazione figura quello di Rinaldo Loielo, classe 1995, difeso dagli avvocati Vincenzo Cicino e Pamela Tassone. Rigetto anche per Bruno Lazzaro, assistito dagli avvocati Enzo Nobile e Francesco Calabrese, e per Valerio Loielo. La Suprema Corte ha inoltre respinto il ricorso di Francesco Alessandria, detto Franco, difeso dall’avvocato Guido Contestabile. Una posizione distinta riguarda Rinaldo Loielo, classe 1991, assistito dagli avvocati Guido Contestabile e Pamela Tassone, che non ha proposto ricorso cautelare in Cassazione. Una precisazione necessaria per distinguere i due omonimi coinvolti nell’inchiesta. Per gli indagati i cui ricorsi sono stati respinti restano dunque ferme le statuizioni cautelari impugnate. Si tratta di decisioni assunte nella fase cautelare, che non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità penale.

L’omicidio Ceravolo

Per quanto riguarda la parte riservata all’omicidio di Filippo Ceravolo, la Cassazione ha respinto senza alcun rinvio il ricorso presentato da Giovanni Alessandro Nesci, conosciuto come Alex, difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino in relazione anche all’accusa di associazione mafiosa. Diversa la decisione sulla contestazione relativa alla spendita di monete false, per la quale è stato disposto l’annullamento senza rinvio.La posizione di Nesci assume particolare rilievo nel procedimento perché l’uomo è indicato dagli investigatori come uno dei presunti partecipanti al commando responsabile dell’agguato del 25 ottobre 2012. Secondo la ricostruzione della Dda di Catanzaro, l’obiettivo dei killer era Domenico Tassone, ritenuto vicino alla cosca Emanuele, che viaggiava a bordo della stessa automobile di Filippo Ceravolo. Il diciannovenne, del tutto estraneo agli ambienti criminali, aveva chiesto un passaggio per tornare a casa. Si ritrovò così, senza saperlo, al centro di un regolamento di conti tra cosche.

La posizione di Giovanni Nesci

Un altro capitolo riguarda Giovanni Nesci, classe 1997, posizione distinta da quella di Giovanni Alessandro Nesci, difeso dall’avvocato Vincenzo Cicino. In questo caso la Cassazione ha disposto l’annullamento senza rinvio delle contestazioni cautelari relative alla spendita di monete false e al porto di armi in luogo pubblico. Per la residua contestazione in materia di sostanze stupefacenti, prevista dall’articolo 73 del Dpr 309/1990, i giudici hanno invece pronunciato un annullamento con rinvio. Su quest’ultimo punto sarà quindi necessario un nuovo esame da parte dei giudici competenti, chiamati a rivalutare la contestazione nei limiti indicati dalla Suprema Corte.

Dall’omicidio Zupo alla morte di Filippo Ceravolo: la guerra tra i clan delle Preserre

L’operazione “Conflitto”, coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, ha ricostruito una delle stagioni più violente della criminalità organizzata nel Vibonese. Al centro delle indagini la contrapposizione tra le famiglie Loielo ed Emanuele, entrambe riconducibili alla locale di ’ndrangheta dell’Ariola, protagoniste di una lunga guerra per il predominio criminale nei territori delle Preserre.

Uno degli episodi principali è l’omicidio di Antonino Zupo, 31 anni, ucciso il 22 settembre 2012 a Gerocarne. L’uomo, ritenuto un esponente di rilievo della cosca Emanuele, fu assassinato mentre si trovava agli arresti domiciliari. Secondo l’impostazione accusatoria, Rinaldo Loielo, classe 1991, avrebbe avuto un ruolo di mandante nell’eliminazione di Zupo, maturata nel contesto della lotta per il controllo del territorio. L’esecuzione materiale viene invece attribuita dagli inquirenti a Cristian Loielo.

Poco più di un mese dopo, il 25 ottobre 2012, la violenza delle cosche travolse anche chi con quella guerra non aveva nulla a che fare. Filippo Ceravolo aveva soltanto 19 anni. Tornava a casa dopo aver trascorso la serata con la fidanzata e aveva accettato un passaggio in auto. Non sapeva che l’uomo alla guida, Domenico Tassone, fosse l’obiettivo di un commando armato. Quando i killer entrarono in azione, Tassone riuscì a sottrarsi ai colpi. Filippo, invece, venne raggiunto mortalmente dagli spari. Una morte che ha segnato profondamente l’intera comunità delle Preserre e che, per oltre tredici anni, ha alimentato la battaglia per ottenere verità e giustizia portata avanti dal padre Martino Ceravolo e dalla famiglia.

Quindici arresti e il passaggio dal Riesame alla Cassazione

L’inchiesta, sfociata nel blitz del 15 aprile 2026, ha interessato complessivamente 36 persone indagate, con 15 misure cautelari in carcere. Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione e porto illegale di armi. Il lavoro investigativo si è sviluppato attraverso intercettazioni, accertamenti tecnici e riscontri alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, consentendo agli inquirenti di ricostruire ruoli, alleanze, incontri e presunti preparativi degli agguati.

Nel maggio scorso il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva già confermato gran parte dell’impianto cautelare, rigettando i ricorsi relativi alle principali contestazioni. Adesso il vaglio della Cassazione introduce ulteriori elementi di definizione del quadro giudiziario: restano ferme le contestazioni cautelari più gravi nei confronti di Giovanni Alessandro Nesci, compresa quella per l’omicidio Ceravolo, mentre per altri reati le decisioni impongono annullamenti o nuove valutazioni. Una vicenda giudiziaria complessa, nella quale si intrecciano gli equilibri criminali delle Preserre, i delitti della faida e il ricordo di Filippo Ceravolo, un ragazzo ucciso a diciannove anni soltanto perché si trovava nell’automobile che i killer avevano deciso di colpire.

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