14 Ottobre 2026
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Caro carburanti al punto di non ritorno: il Sud rischia la paralisi, dai distributori a secco alle proteste di piazza

La rabbia di agricoltori, pescatori e gestori travolge Puglia, Basilicata e Calabria. Pronti quattro presidi strategici nei nodi logistici chiave

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La stangata sui prezzi del gasolio sta mettendo in ginocchio l’intera economia del Mezzogiorno. La protesta contro il caro-carburanti si allarga a macchia d’olio, unendo in un’unica mobilitazione i gestori degli impianti di rifornimento, gli agricoltori, gli allevatori e il comparto della pesca.
La situazione sta rapidamente precipitando verso l’emergenza logistica: le basi di carico sono bloccate e molti distributori di carburante in Puglia, Basilicata e Calabria sono già rimasti a secco, lasciando migliaia di automobilisti e autotrasportatori senza rifornimenti.

Pompa a secco al Sud: l’allarme di Faib e Fegica

L’onda d’urto delle manifestazioni sta paralizzando la rete di distribuzione regionale ed interregionale. I blocchi nati attorno alla raffineria di Taranto e presso i principali depositi stanno producendo effetti immediati e devastanti sulle forniture della rete stradale.
“Le proteste che si stanno moltiplicando intorno alla raffineria di Taranto e progressivamente presso tutte le basi carico di carburanti, lasciano intendere chiaramente quale siano gli effetti più concreti: parte consistente degli impianti della Puglia, ma anche di Basilicata e Calabria, sono già senza carburanti da distribuire agli automobilisti” affermano in una nota congiunta i responsabili territoriali pugliesi di Faib Confesercenti e Fegica.
Le sigle di categoria lanciano un appello urgente alle istituzioni locali e governative per evitare che il blocco diventi totale.
“In assenza di risposte adeguate, le proteste potranno solo allargarsi ed inasprirsi, con la conseguenza inevitabile che l’approvvigionamento degli impianti sarà sempre più difficoltoso” avvisano le organizzazioni dei gestori.

La protesta si allarga sulla SS 106: scendono in piazza anche i pescatori

Parallelamente alla crisi dei rifornimenti, la protesta di piazza sale di tono lungo le arterie stradali calabresi. A Corigliano Rossano, lungo la Statale 106, alla mobilitazione di agricoltori e allevatori si sono uniti in blocco anche i pescatori, ormai incapaci di sostenere i costi di gestione delle marinerie.
“Il costo del gasolio per noi pescatori si è triplicato ed il costo del gasolio nella nostra attività incide all’80%. Le nostre barche, che costano centinaia di migliaia di euro, le teniamo legate alla banchina perché non riusciamo a tenere il passo con il costo delle spese” dichiara amareggiato un marittimo presente al sit-in.
Al suo fianco si alza forte anche la voce del comparto agricolo locale, che chiede un intervento immediato da parte dell’esecutivo nazionale.
“Chiediamo che il governo, innanzitutto, inizi a considerarci perché siamo da 15 giorni al freddo, vento, pioggia nei vari sit-in in Calabria, in Puglia, in Sicilia e a livello nazionale di questo non se ne sta parlando proprio” afferma Mario Oliveto, agricoltore e allevatore di Corigliano-Rossano.
“Noi non siamo in guerra con nessuno, non ci interessa delle armi, non ci interessa niente. La guerra la stanno facendo a noi agricoltori e famiglie, come potete vedere, e per questo siamo qui oggi. Quindi, noi chiediamo al governo che ci prenda in considerazione e che faccia degli accordi immediatamente con dei paesi che ci diano il petrolio a prezzi calmierati perché noi non possiamo andare avanti così” aggiunge Oliveto.
Sul posto è giunta anche la solidarietà delle istituzioni locali e regionali, con la presenza del sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi, del portavoce regionale di Europa Verde/Avs, Giuseppe Campana e della capogruppo regionale M5S Elisa Scutellà.

Presidio fisso sull’A2 a Falerna e venerdì l’escalation con quattro blocchi strategici

La tensione resta altissima anche sul versante tirrenico calabrese. Presso lo svincolo dell’A2 a Falerna prosegue il presidio dei mezzi agricoli promosso dal Movimento Territorio e Agricoltura, sotto il costante monitoraggio delle forze dell’ordine.
“Una protesta che riguarda tutti, noi agricoltori che facciamo sempre più fatica per andare avanti a causa dei costi elevati del gasolio, ma anche i cittadini e gli altri lavoratori, fino al mondo delle imprese” rimarcano con forza i manifestanti.
La giornata decisiva per la mobilitazione sarà quella di venerdì 16 ottobre, quando scatteranno quattro presidi fissi nei punti nevralgici della Calabria: il Porto di Gioia Tauro, l’area aeroportuale di Lamezia Terme, la rotonda dello Scalo di San Marco Argentano e la zona strategica dei depositi di carburante a Vibo Marina.

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