Per liberare una casa popolare occupata abusivamente, il sindaco di Buscate si sarebbe rivolto alla ’ndrangheta. È quanto ha dichiarato al processo Hydra, davanti al Tribunale di Milano, il collaboratore di giustizia Francesco Bellusci. Il primo cittadino chiamato in causa è Fabio Merlotti, non indagato. L’episodio è stato raccontato in aula per la prima volta e dovrà essere riscontrato. Nella stessa udienza, Bellusci ha riferito anche le confidenze che gli avrebbe fatto Gioacchino Amico, oggi a sua volta collaboratore di giustizia, su contatti in Parlamento e sull’intenzione di accedere a finanziamenti per l’agricoltura da far finire nelle disponibilità del gruppo criminale.
La casa occupata e la presunta richiesta di aiuto
Il racconto riguarda il primo mandato di Merlotti alla guida del Comune del Milanese. A far emergere la vicenda sono state le domande sui rapporti tra Bellusci e Giuseppe Greco, consigliere di maggioranza che si è recentemente autosospeso e che non risulta indagato. All’epoca, Greco non era ancora in politica. Secondo il collaboratore, avrebbe svolto un ruolo di collegamento con le famiglie criminali attive tra Lonate Pozzolo e Legnano. Su richiesta del sindaco, si sarebbe rivolto a Giacomo Cristello, titolare di un bar nella piazza principale di Buscate, perché intervenisse sull’occupazione di un alloggio popolare da parte della famiglia Barletta, di origine calabrese. Merlotti, secondo quanto riferito da Bellusci, avrebbe avuto paura e sarebbe stato minacciato. La questione si sarebbe trascinata anche per i rapporti di comune provenienza tra i soggetti coinvolti.
L’incontro in Comune e la festa della birra
Bellusci ha raccontato di un incontro “nella casa comunale” al quale avrebbe partecipato insieme a Cristello e Greco. Durante quel confronto sarebbe emerso anche il tema della festa della birra di Buscate, manifestazione molto frequentata nella zona. Cristello, secondo la deposizione, avrebbe manifestato interesse a ottenere uno stand, prospettando gli incassi che avrebbe potuto ricavarne. Di fronte alle difficoltà indicate dal sindaco, avrebbe risposto: “Sennò veniamo a fare casino lì”. La vicenda dell’alloggio si sarebbe infine risolta attraverso l’intervento delle forze dell’ordine. Sempre secondo la ricostruzione riferita in aula, una lite condominiale tra i Barletta e una famiglia albanese, sfociata anche in una sparatoria, avrebbe reso pubblica la situazione.
Greco aveva già respinto le accuse
Giuseppe Greco aveva già contestato le precedenti dichiarazioni di Bellusci sul proprio conto. In un’intervista pubblicata l’8 settembre da Prima Milano Ovest, aveva definito quelle accuse false, sostenendo di non conoscere il collaboratore e annunciando iniziative nelle sedi competenti. Aveva inoltre motivato l’intenzione di lasciare l’incarico con la volontà di tutelare l’amministrazione e gli elettori. Si tratta di una presa di posizione precedente all’udienza odierna.
Amico, i contatti in Parlamento e i fondi agricoli
Il secondo passaggio della deposizione riguarda Gioacchino Amico, indicato nell’inchiesta come referente del clan Senese in Lombardia. Rispondendo alla pm della Dda Alessandra Cerreti, davanti ai giudici dell’ottava sezione penale, Bellusci ha riferito ciò che Amico gli avrebbe raccontato dei suoi spostamenti a Roma. “Gioacchino Amico mi disse che sarebbe sceso a Roma”, ha dichiarato, aggiungendo che l’uomo gli avrebbe parlato di frequenti visite in Parlamento: “Ho agganciato questa parlamentare attraverso la segretaria”. Amico gli avrebbe inoltre detto di avere la tessera di Fratelli d’Italia.
L’obiettivo, nel racconto attribuito ad Amico, sarebbe stato entrare nel circuito dei finanziamenti a fondo perduto per l’agricoltura, per portare le risorse “nelle nostre tasche, nelle tasche di tutti”. Bellusci ha precisato di non ricordare il nome della parlamentare: la sua testimonianza, su questo punto, riferisce confidenze ricevute da Amico.
Il riferimento a Frassinetti e la sua precedente versione
Secondo quanto riportato dall’Ansa, il passaggio si collega a una vicenda già emersa nell’indagine, nella quale compare il nome di Paola Frassinetti, deputata di FdI e oggi sottosegretaria all’Istruzione e al Merito. L’esponente politica non risulta indagata nell’inchiesta. Frassinetti aveva già fornito la propria versione in dichiarazioni al Corriere della Sera, riprese da Open il 9 aprile: aveva descritto una breve conversazione con Amico al termine di una cena in un ristorante romano, affermando di non sapere chi fosse e di non averlo più rivisto dopo quella sera. Quanto all’aiuto che la sua assistente avrebbe dato per il tesseramento a FdI, aveva dichiarato: “Non ne ho contezza”.
Il processo Hydra riguarda la presunta alleanza tra esponenti di ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra in Lombardia, ricostruita dall’indagine della Dda milanese coordinata dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane.














