1 Ottobre 2026
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Ecomafie, la Calabria resta nella morsa: meno reati ma incendi, rifiuti e business illegale non arretrano

La regione è quarta in Italia per illegalità ambientali: 2.862 reati accertati nel 2025. Cosenza maglia nera. Crescono gli illeciti amministrativi e resta drammatica la piaga degli incendi, con oltre 16mila ettari devastati dal fuoco

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Meno reati ambientali, più illeciti amministrativi e un business delle ecomafie che continua a crescere. È la fotografia, fatta di luci e ombre, scattata dal nuovo rapporto di Legambiente “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”, edito da Edizioni Ambiente.

Nel 2025 in Italia i reati ambientali accertati sono stati 35.735, il 12% in meno rispetto al 2024, mentre i controlli hanno raggiunto quota 1.460.611, con un incremento dello 0,4%. Una media di 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora, che riporta il dato ai livelli del 2023.

Ma il calo non coincide con un arretramento generale dell’illegalità ambientale. Gli illeciti amministrativi sono infatti saliti a 77.895, con un incremento dell’11,4%. Complessivamente, reati e illeciti amministrativi raggiungono così 113.630 violazioni, pari a circa 311 al giorno, 13 ogni ora.

E mentre diminuisce il numero complessivo dei reati, aumenta il valore economico delle attività criminali. Nel 2025 il business delle ecomafie è stimato in 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024: oltre 2,2 miliardi in più, alimentati soprattutto dalla gestione illecita dei rifiuti, dalle filiere agroalimentari e dal mercato delle specie protette.

Rifiuti, il nuovo fronte caldo

A guidare la classifica dei reati torna, dopo sette anni, la gestione illecita dei rifiuti. Nel 2025 sono stati accertati 10.914 illeciti, quasi 30 al giorno. Un settore nel quale si concentra una parte rilevante degli interessi delle organizzazioni criminali.

Particolarmente significativo il dato sugli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti: 76 episodi, il 24,7% in più rispetto all’anno precedente.

Segue il ciclo illegale del cemento, con 8.034 reati, in calo del 41%, anche in relazione alla contrazione del mercato dell’edilizia. Al terzo posto si confermano i reati contro gli animali, 6.930, mentre crescono gli illeciti legati agli incendi boschivi e di vegetazione: 3.586, con un aumento del 10,7%.

Calabria quarta in Italia

Nel quadro nazionale la Calabria mantiene il quarto posto nella classifica delle illegalità ambientali, alle spalle di Campania, Sicilia e Puglia.

Nel 2025 nella regione sono stati accertati 2.862 reati ambientali, l’8% del totale nazionale. Le persone denunciate sono state 2.144, 22 quelle arrestate e 467 i sequestri. Gli illeciti amministrativi hanno raggiunto quota 5.157, mentre le sanzioni amministrative sono state 3.722. I controlli effettuati sono stati 128.631, in aumento rispetto ai 123.219 del 2024.

La provincia più colpita è Cosenza, con 1.092 reati, dato che la colloca al quinto posto nella graduatoria nazionale. Seguono Reggio Calabria con 628, Crotone con 391, Vibo Valentia con 350 e Catanzaro con 276.

Il dato regionale evidenzia dunque una contraddizione: i reati ambientali diminuiscono, ma gli illeciti amministrativi crescono sensibilmente, passando dai 3.898 del 2024 ai 5.157 del 2025.

Cemento illegale: la Calabria sale

Nel ciclo illegale del cemento la Calabria si colloca al quarto posto nazionale con 588 reati, pari al 7,3% degli 8.034 accertati in Italia.

Anche in questo caso Cosenza guida la graduatoria regionale con 174 reati, seguita da Reggio Calabria con 121, Vibo Valentia con 91, Catanzaro con 69 e Crotone con 45.

Il dato comprende abusivismo edilizio, violazioni penali in materia urbanistica, attività estrattive illegali, violazioni della tutela paesaggistica e illeciti negli appalti pubblici.

Rifiuti: sesto posto, ma con meno controlli

Nel settore della gestione illecita dei rifiuti, la Calabria scende al sesto posto nazionale. I reati accertati sono 731, pari al 6,7% del totale nazionale, a fronte di 10.633 controlli.

Cosenza è ancora una volta la provincia con il dato più alto, con 174 reati. Seguono Reggio Calabria con 151, Catanzaro con 147, Vibo Valentia con 119 e Crotone con 103.

Il dato va letto anche alla luce della contrazione dei controlli nel settore, indicata nel rapporto come particolarmente significativa.

Animali e patrimonio culturale: la Calabria guadagna posizioni

È sul fronte dei reati contro gli animali che la Calabria compie un balzo significativo nella graduatoria nazionale, raggiungendo il terzo posto con 659 reati, il 9,5% del totale italiano.

Reggio Calabria ne concentra 267, Cosenza 161, Crotone e Vibo Valentia 106 ciascuna, mentre Catanzaro si ferma a 19.

Anche la classifica dell’arte rubata vede la Calabria al quarto posto, insieme alla Puglia, con 221 reati su 512 controlli, pari al 9,7% dei reati accertati a livello nazionale.

Un dato nazionale, intanto, segnala una dinamica particolare: diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale, 2.276, con un calo del 23%, ma aumentano in maniera molto marcata gli arresti per traffici di opere d’arte e reperti archeologici, passati da 2 nel 2024 a 34 nel 2025.

Il fronte più drammatico: il fuoco

È però quello degli incendi boschivi e di vegetazione uno dei capitoli più allarmanti per la Calabria.

La regione si colloca al secondo posto nazionale con 612 incendi e 16.951 ettari di superficie andati in fumo. Nel complesso sono stati 765 gli eventi investigati, con oltre 16mila ettari percorsi dalle fiamme, di cui circa 10mila di superficie boscata.

Particolarmente pesante il dato sulla matrice dolosa: 656 dei 765 roghi censiti sono stati classificati come dolosi già nella prima informativa di reato trasmessa alle Procure della Repubblica.

L’epicentro investigativo è stato individuato soprattutto nelle province di Cosenza, con 393 eventi, e Reggio Calabria, con 98. Colpiti anche i territori dei parchi nazionali del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte.

Secondo quanto riportato nel rapporto, le indagini hanno evidenziato anche l’infiltrazione della ‘ndrangheta, con interessi rivolti al controllo economico delle aree rurali e alle attività estorsive ai danni delle imprese agricole.

Tra le dinamiche investigative viene indicato l’utilizzo del fuoco per eliminare la copertura boschiva e favorire il successivo rinnovo dei pascoli abusivi, all’interno del fenomeno delle cosiddette “vacche sacre”. Il rapporto segnala inoltre incendi ai danni di beni confiscati alla criminalità organizzata, interpretati dagli investigatori come azioni ritorsive.

Parretta: “Un dato che desta particolare preoccupazione”

La presidente regionale di Legambiente, Anna Parretta, sottolinea il doppio andamento dei dati calabresi.

“La Calabria resta stabile al quarto posto nella classifica delle illegalità ambientali, ma nel 2025, anno a cui si riferiscono i dati, in linea con il trend nazionale, registra un decremento complessivo dei reati ambientali, che passano da 3.215 a 2.862, a fronte di un aumento dei controlli, saliti dai 123.219 del 2024 ai 128.631 del 2025”.

Parretta individua però negli illeciti amministrativi uno degli elementi di maggiore attenzione: “Un dato che desta particolare preoccupazione è quello relativo agli illeciti amministrativi, che aumentano significativamente, passando dai 3.898 del 2024 ai 5.157 del 2025”. E sugli incendi aggiunge: “Resta gravissimo il fenomeno degli incendi boschivi e di vegetazione, che nella nostra regione registra anche la massima incidenza della matrice dolosa”.

Agroalimentare, un’altra economia illegale in espansione

Il rapporto segnala inoltre una forte crescita dell’illegalità nella filiera agroalimentare. Nel 2025 sono stati registrati 67.677 reati e illeciti amministrativi, con un incremento del 46% rispetto al 2024.

Ancora più rilevante il valore economico di sequestri e sanzioni, arrivato a 968 milioni di euro, con una crescita del 109,1%.

È una delle componenti che contribuiscono all’incremento complessivo del giro d’affari delle ecomafie, insieme alla gestione illecita dei rifiuti e al commercio illegale di specie protette.

Clan e corruzione ambientale

La geografia dell’illegalità ambientale continua a concentrarsi soprattutto nel Mezzogiorno. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, regioni a tradizionale presenza mafiosa, raccolgono nel 2025 il 44,3% dei reati ambientali accertati.

Legambiente ha censito 393 clan coinvolti nelle ecomafie nel periodo 1995-2025.

Un capitolo specifico del rapporto è dedicato alla cosiddetta green corruption. Tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 sono state censite 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione collegati ad attività con impatto ambientale, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri.

Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.

La classifica regionale delle inchieste sulla corruzione ambientale vede la Campania con 15 procedimenti censiti, seguita dalla Sicilia con 13, dalla Lombardia con 9, dalla Puglia con 7, dal Lazio con 6 e dalla Calabria con 5.

La legge sugli ecoreati continua a produrre effetti

Il rapporto dedica attenzione anche alla legge 68 del 2015, che ha introdotto nel Codice penale i delitti contro l’ambiente.

Secondo Legambiente, la sua applicazione continua a produrre risultati significativi. Tra i dati indicati ci sono 303 contestazioni per inquinamento ambientale, pari al 35% delle fattispecie rilevate, e 115 casi di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, pari al 13,3%.

Nel frattempo, il quadro normativo si è ulteriormente modificato con l’inasprimento delle sanzioni nella gestione dei rifiuti e con l’introduzione nel Codice penale dei reati contro gli animali.

Le richieste di Legambiente al Governo

Dal rapporto arrivano anche dieci proposte rivolte al Governo. Tra queste, il completamento del recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla nuova direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente e non inseriti nel decreto legislativo n. 81 del 21 aprile 2026.

L’associazione propone inoltre di estendere ai fitofarmaci illegali il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti, di varare un Piano nazionale contro l’abusivismo edilizio, aumentare le risorse per le demolizioni e rafforzare i poteri sostitutivi delle Prefetture.

Sul fronte degli appalti pubblici Legambiente chiede interventi sul meccanismo del subappalto “a cascata” e il recepimento della direttiva europea anticorruzione, con il reinserimento del delitto di abuso d’ufficio.

Per gli incendi viene chiesta l’estensione delle pene previste per l’incendio boschivo a qualsiasi incendio di vegetazione, oltre all’inasprimento della fattispecie colposa.

Ciafani: “Il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti”

Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, richiama le modifiche normative intervenute nel 2025 e la necessità di rafforzare controlli e strumenti di contrasto.

“Il 2025 è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell’ambiente che abbiamo giudicato positivamente, come ad esempio l’inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti, e l’introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale”.

Ma per Ciafani restano aperte diverse emergenze: “Ci sono ancora molte norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all’abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso”. Da qui la richiesta di un piano nazionale: “Per questo torniamo a ribadire l’urgenza di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio non più rinviabile, il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti”.

Abusivismo, il peso del Mezzogiorno

L’ultima stima Istat sull’abusivismo edilizio, elaborata con il Cresme e riferita al 2022, indica per il Mezzogiorno un’incidenza di 42,1 abitazioni illegali ogni 100 realizzate legalmente.

Per Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, il tema resta strettamente legato alla sicurezza del territorio, alla tutela ambientale e alla competizione tra economia illegale ed economia legale.

“I reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi non favoriscono l’indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale”.

Fontana richiama infine la necessità di rafforzare controlli e risorse, soprattutto per le demolizioni e per il contrasto agli incendi e alla corruzione.

Una fotografia che non consente di abbassare la guardia

Il dato complessivo consegnato dal rapporto Ecomafia 2026 non è dunque quello di una semplice diminuzione dell’illegalità ambientale. Il calo dei reati accertati convive con l’aumento degli illeciti amministrativi, con la crescita del giro d’affari criminale e con la pressione esercitata su settori strategici come rifiuti, agroalimentare, incendi, edilizia e traffico di specie protette.

Per la Calabria, il quarto posto nazionale resta il dato di sintesi, ma sono soprattutto le dinamiche interne a raccontare la complessità del fenomeno: meno reati ambientali complessivi, più illeciti amministrativi, una forte esposizione agli incendi e una presenza significativa nelle diverse filiere dell’ecomafia.

Una geografia dell’illegalità nella quale il fuoco, il cemento e i rifiuti continuano a rappresentare tre delle principali linee di pressione sull’ambiente e sui territori calabresi.

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