È morta anche Ema, la bambina slovena di appena 10 anni rimasta gravemente ustionata nell’esplosione avvenuta la sera del 25 agosto all’interno del B&B Villa Mary di Mileto, nel Vibonese. La piccola era ricoverata nel Centro grandi ustionati di Bari, dove i medici hanno tentato fino all’ultimo di salvarle la vita.
Le lesioni provocate dal fuoco, estese su quasi tutto il corpo, erano apparse immediatamente gravissime. Dopo giorni trascorsi in condizioni disperate, anche il suo cuore ha smesso di battere. Il bilancio della tragedia sale così a tre vittime: nessuno dei componenti della famiglia coinvolta nella deflagrazione è riuscito a sopravvivere.
Prima il padre, poi la madre: ora la morte di Ema
La bambina aveva già perso entrambi i genitori. Il padre Izidor, 48 anni, era morto nel Centro grandi ustionati di Palermo, dove era stato trasferito dopo le prime cure ricevute all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Pochi giorni più tardi era deceduta anche la madre Petra, 44 anni, ricoverata all’ospedale Cannizzaro di Catania. Le ustioni di secondo e terzo grado riportate dalla donna su gran parte del corpo non le avevano lasciato scampo. Ema era rimasta l’ultima speranza dopo una tragedia che, giorno dopo giorno, aveva assunto contorni sempre più drammatici. Adesso anche quella speranza si è spenta.
L’esplosione mentre la famiglia era nell’alloggio
La deflagrazione si era verificata poco dopo le 20.30 di martedì 25 agosto, mentre la famiglia slovena si trovava nell’alloggio scelto per trascorrere alcuni giorni di vacanza in Calabria. Secondo la prima ricostruzione, ancora sottoposta agli accertamenti degli investigatori, una possibile fuga di gas avrebbe provocato la violenta esplosione e il successivo incendio. Le fiamme avevano rapidamente avvolto i locali, raggiungendo i tre turisti. Padre, madre e figlia, con gli abiti incendiati e il corpo gravemente ustionato, erano riusciti a uscire dall’alloggio e a raggiungere la piscina della struttura, dove si erano gettati nel disperato tentativo di sottrarsi al fuoco.
I primi soccorsi e i trasferimenti in tre ospedali
Tra i primi a intervenire erano stati anche due carabinieri fuori servizio, presenti nella struttura. I militari avevano utilizzato gli estintori e prestato aiuto alla famiglia in attesa dell’arrivo dei soccorritori. Sul posto erano poi giunti i vigili del fuoco, le forze dell’ordine e tre ambulanze del 118. Dopo la stabilizzazione e le prime cure all’ospedale di Vibo Valentia, era iniziata una complessa corsa contro il tempo per trovare posto nei centri specializzati. Il padre era stato trasferito a Palermo, la madre a Catania ed Ema a Bari, raggiunta nella notte a bordo di un elicottero della Regione Calabria. Nessuno dei tre, nonostante gli sforzi dei sanitari, è riuscito a sopravvivere alle conseguenze delle ustioni.
Il B&B sotto sequestro, prosegue l’inchiesta
Il B&B Villa Mary è stato posto sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. La deflagrazione ha provocato seri danni all’edificio, interessando il solaio e alcune pareti. Carabinieri e vigili del fuoco sono impegnati negli accertamenti necessari a ricostruire l’esatta dinamica dell’esplosione. Dovranno essere chiarite l’origine della fuga di gas ipotizzata nelle prime ore, le condizioni dell’impianto e le cause che hanno innescato l’incendio. Soltanto gli esiti delle verifiche tecniche potranno stabilire eventuali responsabilità. Alla speranza che per giorni aveva accompagnato le notizie provenienti dai tre ospedali si sostituisce ora il dolore per la morte di Ema e dei suoi genitori. Una famiglia arrivata dalla Slovenia per trascorrere una vacanza in Calabria, cancellata dalle conseguenze di un’esplosione sulla quale la magistratura è chiamata adesso a fare piena luce.












