7 Settembre 2026
7 Settembre 2026
spot_img

Funerali del boss di ’ndrangheta Belfiore, il Questore spegne le polemiche: niente chiesa né cortei

Don Luigi Ciotti: “Una messa solenne per un mafioso non pentito è una ferita per le vittime”. La figlia del procuratore Bruno Caccia: “Con la sua morte si è chiuso un altro spiraglio verso la verità”

spot_img
spot_img

La morte di Domenico Belfiore, avvenuta venerdì scorso all’ospedale di Chivasso, chiude una delle pagine più oscure della storia giudiziaria italiana senza aggiungere una riga di verità. Belfiore, boss della ’ndrangheta, era stato condannato in via definitiva all’ergastolo come mandante dell’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato il 26 giugno 1983 da un commando mafioso. Non ha mai confessato, non ha mai collaborato, non ha mai ammesso il proprio ruolo. E ora, con la sua morte, ogni residua possibilità di parola si spegne.

Paola Caccia: “Giusto niente celebrazioni pubbliche”

A dirlo con lucidità e dolore è Paola Caccia, figlia del magistrato ucciso. “Trovo giusto che per Domenico Belfiore non si facciano celebrazioni pubbliche. Ma su quel che riguarda la dimensione religiosa non mi pronuncio: è una questione che attiene a una sfera diversa. Dico solo che, quando ho saputo che Belfiore è morto, ho pensato che si era chiuso un altro spiraglio lungo il cammino verso la verità. E per questo ho provato un senso di frustrazione”.
Parole nette, senza odio né vendetta. “Non sono animata da sentimenti di odio o di vendetta – chiarisce – ma il desiderio di chiarire i tanti punti ancora oscuri sul delitto resta molto forte. Belfiore non ha mai ammesso nulla. Ha persino negato di essere un boss della ’ndrangheta. Finché era vivo potevo coltivare la speranza che un giorno avrebbe parlato. Ora si è chiuso anche questo spiraglio”.

Lo stop del Questore: niente chiesa, niente corteo

A spegnere sul nascere il rischio di una passerella pubblica è stato il Questore di Torino Massimo Gambino, che ha disposto prescrizioni rigide: niente funerale in chiesa, niente corteo funebre, sepoltura in forma privata al cimitero di Chivasso. Una decisione che arriva dopo le polemiche esplose per l’ipotesi di esequie religiose pubbliche e che segna una linea di confine chiara tra il diritto alla sepoltura e il rischio di legittimazione simbolica di un boss mafioso mai pentito.

Don Ciotti: “Non è solo preghiera, è un messaggio sbagliato”

Durissimo l’intervento di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha parlato apertamente di errore pastorale. “Pregare per un defunto è un atto di carità che non si nega a nessuno perché la misericordia di Dio è più grande dei nostri peccati. Ma celebrare una messa solenne per un mafioso non pentito non è solo preghiera. È mettere un uomo di sangue sullo stesso altare dove celebriamo i santi. È questo che vogliamo trasmettere alle nostre comunità?”.
E ancora: “Un funerale in chiesa per chi ha ucciso e non si è pentito non è solo un errore pastorale. È una ferita in più inferta ai familiari delle vittime. Dice a chi ha perso un padre, una madre, un fratello per mano della mafia: ‘Il vostro dolore può essere messo da parte’. Dobbiamo chiedere scusa per questo”.

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor