15 Settembre 2026
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Scuola a rischio chiusura, la risposta arriva dall’accoglienza: la storia di San Basile e i bambini del Sai

Nel piccolo borgo del Pollino l'arrivo dei figli delle famiglie accolte nel Sistema di accoglienza e integrazione ha garantito la continuità didattica

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La prima campanella dell’anno scolastico è suonata regolarmente a San Basile, piccolo comune italo-albanese di circa 900 abitanti nel cuore del Parco del Pollino. La scuola elementare del borgo era però a un passo dalla chiusura definitiva a causa della carenza di iscrizioni.

A garantire la continuità didattica è stato l’arrivo dei figli delle famiglie accolte nel progetto Sai, Sistema di accoglienza e integrazione, attivo sul territorio. I nuovi alunni hanno consentito di raggiungere il numero necessario per mantenere aperto il plesso scolastico.

I bambini accolti diventano parte della comunità

La vicenda, tuttavia, non può essere interpretata soltanto come una questione legata al raggiungimento della soglia minima di iscritti. A sottolinearlo è Caterina Pugliese, responsabile del progetto Sai e consigliera comunale con delega alla Scuola.

“Non voglio che questa vicenda venga ridotta a una semplice questione di numeri per raggiungere la quota minima di apertura”, afferma Pugliese. “Quei bambini oggi sono compagni di banco, amici e parte della quotidianità del paese”.

“Quando chiude una scuola si perde un pezzo di futuro”

Per la responsabile del progetto, il significato dell’esperienza va oltre la salvaguardia di un servizio scolastico. L’inserimento dei bambini nelle classi rappresenta infatti un esempio concreto di integrazione e di partecipazione alla vita del paese.

“Il senso profondo dell’accoglienza è proprio questo: non limitarsi a ospitare, ma creare le condizioni perché ciascuno si senta parte della comunità”, prosegue Pugliese. “Quando chiude una scuola non si perdono solo aule, ma un pezzo di futuro; per questo serve il coraggio di sperimentare nuove forme di inclusione”.

A San Basile, dunque, l’accoglienza ha contribuito a preservare la scuola elementare e, insieme, uno dei principali presìdi educativi e sociali del piccolo borgo calabrese.

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