“Bisogna cominciare a fare pulizia per creare un’economia libera e non condizionata dall’influenza delle ‘ndrine”. La riflessione arriva da un operatore turistico tropeano e tocca il punto più delicato di una stagione che continua anche oltre l’estate: come difendere la ricchezza prodotta dal turismo dai tentativi della criminalità organizzata di intercettarla. Tropea continua ad attirare visitatori, con ricadute sulle attività ricettive e commerciali. Un risultato al quale contribuiscono il lavoro e l’intraprendenza degli operatori. Ma proprio il valore di questa economia rende necessario interrogarsi sulla sua protezione: chi investe, chi controlla le imprese, quali pressioni può subire chi vuole lavorare senza condizionamenti.
L’appello dell’imprenditore: “Quanti gruppi legati alle mafie investono?”
“Quanti gruppi economici legati alle mafie investono sul nostro territorio?”, si domanda l’operatore. Il suo è un allarme sulle possibili infiltrazioni, accompagnato dalla richiesta di un’economia capace di crescere senza subire l’influenza delle organizzazioni criminali. Il tema che pone riguarda un interesse collettivo preciso: tutelare la concorrenza, gli investimenti e la libertà degli imprenditori. Perché chi paga le tasse, rispetta i contratti e sostiene i costi della propria attività ha bisogno di un mercato nel quale le regole valgano per tutti.
“Olimpo”, il maxi sequestro da 250 milioni di euro
A dare un contesto documentato a questa riflessione sono le inchieste sulla criminalità organizzata nel Vibonese. L’operazione “Olimpo”, scattata il 26 gennaio 2023, è stata condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Dda di Catanzaro. Al centro delle ricostruzioni investigative figuravano anche gli interessi delle cosche nell’economia della Costa degli Dei, con contestazioni relative, tra l’altro, a estorsioni, intestazioni fittizie di beni e illecita concorrenza. L’operazione portò al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo stimato di circa 250 milioni di euro, secondo il bilancio della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato. Il provvedimento interessò anche società del settore turistico e immobiliare.
“Call Me”, i contatti dal carcere e le presunte estorsioni
Un altro capitolo è quello di “Call Me”, l’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che nell’aprile 2025 ha portato all’esecuzione di dieci arresti e ha riguardato la cosca La Rosa di Tropea-Ricadi. Secondo la ricostruzione illustrata dagli investigatori, alcuni detenuti avrebbero continuato a mantenere rapporti con l’esterno attraverso dispositivi introdotti illegalmente in carcere, impartendo indicazioni ai sodali anche in materia di estorsioni. Durante la presentazione dell’operazione, la Guardia di Finanza riferì di oltre trentamila conversazioni monitorate.
Difendere il turismo significa proteggere chi lavora
La riflessione dell’operatore riporta così il dibattito alla qualità dello sviluppo. Una stagione che si allunga rappresenta un’opportunità per imprese, lavoratori e famiglie. Proteggerla significa chiedere controlli efficaci, trasparenza e sostegno a chi denuncia pressioni e richieste estorsive. Il successo di Tropea merita di essere valorizzato anche attraverso questa attenzione. Perché il turismo produce sviluppo duraturo quando chi investe può farlo liberamente e il frutto del lavoro resta nelle mani di chi lo ha realizzato.













