28 Settembre 2026
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Emergenza bracconaggio in Calabria: strage di rapaci sullo Stretto di Messina prima del volo verso l’Africa

Centinaia di spari nei boschi dell'Aspromonte contro specie protette. Legambiente lancia l'allarme sul principale roost italiano e chiede una sorveglianza speciale e un'area protetta regionale

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L’ultimo valico terrestre della penisola prima della grande traversata del Mediterraneo si sta trasformando in un trappola mortale per centinaia di uccelli migratori.
Durante il campo antibracconaggio condotto dal 14 al 27 settembre nell’area aspromontana affacciata sullo Stretto di Messina, i volontari di Legambiente hanno documentato una grave e sistematica attività illegale. I bracconieri hanno preso di mira giovani esemplari di falco di palude, falco pecchiaiolo e altre specie protette che utilizzano il principale roost italiano — l’area di riposo notturno — per ricaricare le forze prima di raggiungere l’Africa.
Gli spari sono stati registrati anche nei giorni di silenzio venatorio e all’interno di boschi devastati dagli incendi, dove la legge vieta tassativamente la caccia per dieci anni.

Bracconaggio organizzato: la denuncia di Antonino Morabito

Le attività di pattugliamento, sostenute dal NABU e dalla VGP Foundation, hanno evidenziato una struttura criminale organizzata per eludere le forze dell’ordine. Antonino Morabito, responsabile nazionale CITES e Benessere animale di Legambiente, ha sottolineato che “quello che abbiamo visto non è l’evento isolato dovuto a qualche irriducibile”.
L’esperto ha denunciato la presenza di “un bracconaggio ben organizzato, con vedette e comunicazioni rapide per sfuggire ai controlli. I bracconieri sparano anche nei giorni di divieto di caccia e nelle aree percorse dal fuoco proprio perché i controlli sono sempre meno. Ma questo roost sul versante calabrese dello Stretto è un patrimonio di importanza europea e non può restare una zona franca del bracconaggio”.

Tutela della biodiversità e le richieste alle istituzioni

L’area reggina accoglie ogni settembre oltre mille falchi di palude, centinaia di pecchiaioli e rapaci rarissimi come il capovaccaio. In Italia vengono abbattuti o catturati illegalmente circa 5 milioni di uccelli all’anno, collocando il Paese ai vertici negativi dell’Europa. Per arrestare questa strage e rispettare gli impegni del Piano strategico di Roma, Legambiente chiede un presidio costante dall’alba al tramonto coordinato dalla Prefettura di Reggio Calabria con i Carabinieri Forestali e l’unità SOARDA. Contestualmente, l’associazione sollecita la Regione Calabria a istituire un’area protetta a tutela dell’intero roost.
Morabito conclude evidenziando la portata globale del problema, ricordando che “ogni rapace abbattuto in quel bosco è un individuo che non tornerà a riprodursi in Europa” e ribadendo che “proteggere questo roost significa proteggere popolazioni di rapaci che si distribuiscono in mezzo continente europeo”.

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