12 Ottobre 2026
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Protesta degli agricoltori, blitz all’alba a Vibo Marina ma la polizia anticipa i trattori: salta il blocco dei carburanti

Presidio dalle quattro del mattino davanti ai depositi Eni e Meridionale Petroli. Schierati reparti mobili, carabinieri e carri attrezzi, mentre le autocisterne avrebbero seguito percorsi alternativi. La ritirata dei manifestanti: "Non vogliamo scontri ma pretendiamo risposte dal Governo"

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Alle quattro del mattino i trattori sono tornati a Vibo Marina, lungo la strada che conduce ai depositi di carburante di Eni e Meridionale Petroli. L’obiettivo degli agricoltori era quello di fermare nuovamente il transito delle autocisterne e riportare al centro dell’attenzione nazionale una protesta che da settimane attraversa la Calabria. Ma questa volta ad aspettarli c’era un imponente dispositivo delle forze dell’ordine, organizzato per impedire che la mobilitazione si trasformasse in un nuovo blocco dei rifornimenti.

Polizia, carabinieri, Guardia di Finanza, reparti specializzati e carri attrezzi pronti a intervenire per rimuovere eventuali ostacoli alla circolazione. Nel frattempo sarebbero stati individuati percorsi alternativi per consentire alle autocisterne di raggiungere gli impianti senza attraversare il presidio. Il risultato è stato un sostanziale nulla di fatto per i manifestanti. Dopo alcuni momenti di tensione, Matteo Talarico, presidente del Movimento Territorio Agricoltura, ha invitato i suoi a ritirarsi. Non una rinuncia alla protesta, ma la scelta di evitare uno scontro con le forze dell’ordine che avrebbe potuto avere conseguenze ben più pesanti per gli agricoltori.

Il presidio all’alba e il dispositivo delle forze dell’ordine

Il ritorno dei trattori a Vibo Marina era stato annunciato nei giorni scorsi, dopo che la mobilitazione aveva già interessato lo svincolo autostradale di Pizzo e altri punti strategici della viabilità calabrese. Questa volta, però, le forze dell’ordine si erano organizzate per prevenire un nuovo blocco. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti del XII Reparto Mobile di Reggio Calabria, i carabinieri del XIV Battaglione e militari della Guardia di Finanza.

La presenza dei carri attrezzi lasciava intendere che, qualora i trattori avessero impedito il transito dei mezzi pesanti, si sarebbe potuto procedere alla loro rimozione. Ma non è stata soltanto la presenza degli uomini in divisa a rendere inefficace il presidio. Secondo quanto emerso dalla ricostruzione della mattinata, le autocisterne avrebbero utilizzato itinerari alternativi, evitando il tratto presidiato dagli agricoltori. Un solo mezzo pesante sarebbe transitato nella zona occupata dai manifestanti. Una strategia che ha di fatto svuotato il blocco della sua efficacia, garantendo la possibilità di raggiungere gli impianti e limitando le conseguenze sulla distribuzione del carburante.

Talarico ferma i manifestanti: “Non vogliamo tafferugli”

Di fronte allo schieramento delle forze dell’ordine, la decisione è arrivata dal presidente del Movimento Territorio Agricoltura, Matteo Talarico, che ha invitato i manifestanti a non alimentare la tensione. “Noi non vogliamo tafferugli. Noi vogliamo solo risposte, quelle che ci avevano promesso e che non sono mai arrivate”. Parole che sintetizzano il clima di una mattinata nella quale la determinazione degli agricoltori si è scontrata con la volontà delle autorità di scongiurare un’altra interruzione dei collegamenti con i depositi petroliferi. “Questa mattina, quando i ragazzi hanno provato a impedire il passaggio delle autocisterne di carburante, è intervenuta la polizia. Io ho detto loro di ritirarsi, perché non vogliamo arrivare a questo. Ma è dura, è difficile da accettare”.

Il rischio di una rimozione forzata dei trattori, con possibili conseguenze per i proprietari dei mezzi, ha pesato sulla decisione. Talarico ha preferito interrompere il presidio piuttosto che trasformare una manifestazione di protesta in un confronto fisico con gli agenti. “Questa è una protesta che è e deve rimanere pacifica. Non vogliamo affatto scontri con le forze dell’ordine, tafferugli. Io non me la sono sentita di esporre a certe conseguenze i miei amici, gli agricoltori, le persone che come noi lavorano e reclamano soltanto diritti”.

La partita dei carburanti e il precedente dei distributori a secco

La scelta di tornare a Vibo Marina non era casuale. I depositi di Eni e Meridionale Petroli rappresentano uno snodo fondamentale per l’approvvigionamento di carburanti in Calabria. Da questi impianti partono le autocisterne destinate a rifornire numerose stazioni di servizio della regione. Lo si è visto nei giorni scorsi, quando il precedente blocco aveva provocato difficoltà nella distribuzione, contribuendo all’esaurimento delle scorte in diversi distributori e costringendo numerosi automobilisti a cercare benzina e gasolio altrove.

Il presidio aveva dunque un peso che andava ben oltre i confini di Vibo Marina. Fermare le autocisterne significava incidere su una parte importante della rete regionale dei rifornimenti, con ripercussioni potenzialmente estese a cittadini, imprese e autotrasportatori. Questa mattina, invece, il dispositivo predisposto dalle forze dell’ordine ha impedito che si ripetesse lo stesso scenario. La presenza degli agenti e l’eventuale utilizzo di percorsi alternativi hanno reso impraticabile la strategia dei manifestanti, che hanno infine lasciato libera la strada.

Costi insostenibili e margini azzerati: perché gli agricoltori non si fermano

Dietro i trattori schierati sulle strade calabresi c’è una vertenza economica che resta irrisolta. Gli agricoltori denunciano costi di produzione sempre più elevati, margini di guadagno ridotti al minimo e prezzi di vendita che, in molti casi, non consentono di remunerare adeguatamente il lavoro e gli investimenti. A pesare sono soprattutto le spese per il carburante, l’energia e la gestione delle aziende, alle quali si aggiunge la difficoltà di ottenere prezzi considerati equi per i prodotti agricoli.

La protesta, partita dai territori, ha progressivamente coinvolto infrastrutture e snodi logistici, nel tentativo di ottenere un’interlocuzione concreta con il Governo. Dopo i presidi nei pressi degli scali ferroviari e dell’aeroporto di Lamezia Terme, gli agricoltori avevano deciso di tornare a Vibo Marina, puntando ancora una volta sulla rilevanza strategica dei depositi petroliferi. Ma la capacità di creare disagi non ha prodotto, finora, le risposte politiche attese dai manifestanti.

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