12 Ottobre 2026
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Chi è Franco Ventrici, il broker vibonese della cocaina: dai cartelli colombiani agli affari al Nord, fino alla villa confiscata

Dai 541 chili di droga nascosti nel marmo alle trattative per importare tonnellate di cocaina dal Sudamerica. La storia del narcotrafficante di San Calogero, delle sue condanne e dei patrimoni nel Bolognese. La confisca definitiva dopo una battaglia giudiziaria durata anni

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La cocaina viaggiava nascosta nei blocchi di marmo, nelle scatolette di tonno e nei carichi di granito. Il denaro, invece, finiva al centro di operazioni immobiliari e intestazioni che hanno impegnato per anni investigatori e magistrati. Dalla provincia di Vibo Valentia alla Colombia, passando per Bologna, la storia criminale di Francesco Ventrici, conosciuto come Franco e soprannominato “Il Gordo”, attraversa oltre vent’anni di inchieste sul narcotraffico internazionale. Una vicenda fatta di carichi da centinaia di chili, trattative con i fornitori sudamericani, condanne pesantissime e patrimoni finiti nel mirino dello Stato. L’ultimo capitolo è stato scritto dal Tribunale di Catanzaro, che ha reso definitiva la confisca di un fabbricato di pregio a Bentivoglio, nel Bolognese, del valore stimato di 650mila euro. A eseguire il provvedimento sono stati i finanzieri dei Comandi provinciali di Catanzaro e Bologna, al termine degli accertamenti economico-patrimoniali coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia.

Da San Calogero alla Colombia: l’ascesa del broker della cocaina

Per comprendere il significato del provvedimento bisogna tornare indietro nel tempo. Perché quella di Ventrici non è soltanto la storia di un trafficante di droga. È anche la vicenda di un uomo che, secondo le ricostruzioni investigative e le numerose sentenze intervenute negli anni, ha avuto un ruolo di organizzazione e intermediazione negli affari della cocaina, mettendo in relazione gruppi criminali calabresi e fornitori sudamericani.

San Calogero, piccolo comune del Vibonese, è il punto di partenza di una storia criminale che si è sviluppata ben oltre i confini della Calabria. È qui che affondano le radici di Francesco Ventrici, classe 1972, indicato dalle inchieste antimafia come uno degli intermediari di rilievo nel traffico internazionale di cocaina. Il suo nome è legato a quello di Vincenzo Barbieri, altro protagonista del narcotraffico internazionale, ucciso in un agguato a San Calogero nel marzo 2011. I due sono stati descritti dalle ricostruzioni investigative come soci negli affari della droga, con collegamenti tra la Calabria, l’Emilia-Romagna e i mercati sudamericani.

Gli investigatori hanno ripetutamente collocato Ventrici nell’area di influenza della cosca Mancuso di Limbadi, attribuendogli relazioni con ambienti della criminalità organizzata vibonese. Un rapporto che va considerato nella sua corretta dimensione giudiziaria, distinguendo le valutazioni investigative dalle singole responsabilità accertate nelle sentenze. La sua funzione, nei traffici documentati dalle inchieste, non era quella del semplice corriere. Il broker è l’uomo delle relazioni, delle trattative, dei collegamenti tra chi vende e chi acquista. Ed è proprio questa capacità di muoversi tra organizzazioni e territori differenti ad aver reso Ventrici una figura ricorrente nelle principali operazioni antidroga condotte tra Catanzaro e Bologna.

I 541 chili nascosti nel marmo e l’operazione “Decollo”

Il primo grande capitolo giudiziario porta alla storica operazione “Decollo”, scattata nel gennaio 2004 sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro. Le indagini ricostruirono un sistema di importazione della cocaina dal Sudamerica attraverso spedizioni commerciali apparentemente regolari. Tubi di plastica inseriti nei blocchi di marmo, droga occultata nelle confezioni di tonno, intercapedini ricavate nei materiali destinati all’edilizia. Le merci percorrevano le rotte marittime internazionali verso Italia, Spagna e Australia.

Una delle operazioni più significative risale all’aprile 2002, quando nel porto di Salerno vennero intercettati 541 chilogrammi di cocaina nascosti all’interno di un container proveniente dalla Colombia e carico di blocchi di marmo. Per quella vicenda Ventrici ha riportato una condanna a 12 anni di reclusione. Era la dimostrazione di quanto sofisticata fosse diventata la logistica del narcotraffico. Non più soltanto spostamenti clandestini di stupefacenti, ma carichi industriali, documenti commerciali, spedizioni transoceaniche e rapporti tra organizzazioni capaci di operare su più continenti. E quella prima condanna non avrebbe esaurito le vicende giudiziarie del broker calabrese.

Gli affari in Emilia-Romagna e i rapporti con la cosca Mancuso

Dopo aver scontato la pena legata alla prima operazione “Decollo”, Ventrici si trasferisce nel Bolognese. È qui che la sua storia incontra un altro fronte investigativo: la penetrazione di interessi riconducibili alla criminalità calabrese nell’economia dell’Emilia-Romagna. Le indagini “Golden Jail” e “Decollo Ter” ricostruiscono operazioni economiche, intestazioni patrimoniali e attività legate ai trasporti. In particolare, Ventrici viene coinvolto anche in una vicenda di estorsioni ai danni di Lidl Italia, riguardante l’organizzazione dei servizi di distribuzione delle merci in Calabria. Nel marzo 2018 la Cassazione ha confermato la sua responsabilità penale per la contestazione estorsiva, escludendo tuttavia l’aggravante delle modalità mafiose, già eliminata in appello. Per altri episodi di importazione della cocaina, invece, la Suprema Corte dispose un nuovo giudizio.

Il progetto dell’aereo dall’Ecuador con una tonnellata e mezza di cocaina

Nell’agosto 2011 scatta l’operazione “Due Torri Connection”, coordinata dalla Dda di Bologna. Al centro c’è un progetto di importazione di 1.500 chilogrammi di cocaina dall’Ecuador. Secondo gli investigatori, la droga avrebbe dovuto raggiungere l’Europa per via aerea e arrivare in Italia attraverso una rotta che coinvolgeva anche Lubiana. Non si trattava di una piccola partita. Una tonnellata e mezza di cocaina avrebbe richiesto finanziamenti, contatti internazionali, disponibilità logistiche e una rete capace di organizzare il trasporto e la distribuzione. Il carico non arrivò in Italia. Le trattative incontrarono difficoltà e il progetto fallì. Ma le indagini ricostruirono l’attività preparatoria e i rapporti tra i soggetti coinvolti.

Tra i luoghi documentati nell’inchiesta figurava anche una villa a Bentivoglio, utilizzata, secondo gli investigatori, per incontri e riunioni finalizzati all’organizzazione delle operazioni. Non è tuttavia possibile affermare, sulla base dei documenti oggi disponibili, che si tratti precisamente dell’immobile da 650mila euro oggetto della nuova confisca.

Il processo “Due Torri Connection” ha conosciuto un lungo percorso giudiziario. Dopo una condanna a 26 anni in primo grado, il 1° ottobre 2025 è stata resa nota la decisione della Corte d’Appello di Bologna che ha ridotto la pena per Ventrici a 23 anni di reclusione. Non risulta, dalle fonti consultate, un successivo giudizio di Cassazione che consenta di qualificare questa specifica condanna come definitiva.

“Pigna d’Oro” e “Stammer”: le altre condanne definitive

La figura di Ventrici ritorna anche nell’inchiesta “Pigna d’Oro”, relativa a un’organizzazione dedita al narcotraffico con una base operativa nel Bolognese. Il 17 dicembre 2015, nel corso di un intervento in un casolare a Sala Bolognese, la polizia individuò un deposito di stupefacenti nascosto sotto il fienile: quasi 40 chili di marijuana e due chili di cocaina custoditi in una botola interrata. Il processo approdò in Cassazione nel gennaio 2019. Per Ventrici divenne definitiva una condanna a 16 anni di reclusione. Nelle motivazioni i giudici sottolinearono il “carisma” riconosciutogli dagli altri componenti dell’organizzazione, attribuendogli il ruolo di promotore e dirigente del gruppo.

Un’altra vicenda è quella dell’operazione “Stammer”, eseguita nel gennaio 2017 dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro. Le indagini fecero emergere nuovi tentativi di importazione di cocaina dalla Colombia, tra cui un progetto del 2015 per far giungere un ingente quantitativo di droga al porto di Genova oppure all’aeroporto di Lamezia Terme. Nel settembre 2021 la Cassazione ha reso definitiva anche la condanna di Ventrici: 11 anni, un mese e 10 giorni di reclusione.

Ville, terreni e un’Alfa Romeo blindata: la lunga battaglia sui patrimoni

Accanto ai processi per droga corre, da oltre un decennio, un’altra vicenda giudiziaria. Quella dei beni riconducibili a Ventrici. Nel dicembre 2014 il Tribunale di Bologna dispose una confisca patrimoniale da circa 1,3 milioni di euro. Nel provvedimento figuravano due ville a Bentivoglio, terreni e un’automobile Alfa Romeo 164 blindata. La misura, tuttavia, non sopravvisse al vaglio della Cassazione.

Il 19 luglio 2017 la Suprema Corte annullò senza rinvio la confisca, accogliendo l’eccezione della difesa sull’incompetenza territoriale dell’autorità giudiziaria bolognese. Gli atti furono trasmessi alla Procura di Catanzaro. Nel maggio 2018 intervenne un ulteriore provvedimento favorevole alla difesa: il Tribunale di Vibo Valentia dichiarò inammissibile una proposta di sequestro a causa della mancanza dell’atto introduttivo. La partita sui patrimoni, però, non finì.

L’8 giugno 2022 i finanzieri di Catanzaro e Bologna eseguirono un nuovo sequestro disposto dal Tribunale di Catanzaro, nell’ambito di un procedimento di prevenzione. Il valore complessivo dei beni sottoposti a vincolo era nuovamente stimato in 1,3 milioni di euro: due fabbricati di pregio nel Bolognese e un appezzamento di terreno nella provincia di Vibo Valentia. Il nuovo provvedimento poggiava sull’analisi del patrimonio e delle disponibilità economiche del destinatario, confrontate con i redditi leciti dichiarati. Ora arriva la confisca definitiva di un fabbricato del valore di 650mila euro.

La confisca definitiva e il nodo delle ricchezze

La vicenda di Francesco Ventrici mette insieme due piani della lotta alla criminalità organizzata. Il primo riguarda le responsabilità penali per il traffico internazionale di droga, accertate attraverso una serie di processi e condanne. Il secondo riguarda l’origine delle ricchezze e l’effettiva disponibilità dei patrimoni, anche quando risultano formalmente intestati ad altre persone. È su questo secondo terreno che interviene il provvedimento del Tribunale di Catanzaro. Gli accertamenti eseguiti dagli specialisti dei Gico della Guardia di Finanza hanno documentato, secondo la Procura, una sproporzione significativa tra il valore dell’immobile e i redditi dichiarati, insieme alla disponibilità effettiva del fabbricato da parte di Ventrici. Il Tribunale ha inoltre riconosciuto a suo carico la condizione di “pericolosità sociale qualificata”, prevista dal Codice antimafia, sulla base del complessivo profilo giudiziario.

A distanza di oltre vent’anni dalla scoperta dei 541 chili di cocaina nascosti nel marmo e dopo un percorso giudiziario che ha attraversato tribunali di diverse città, la confisca definitiva dell’immobile di Bentivoglio aggiunge un nuovo capitolo alla storia del broker di San Calogero. Una storia nella quale i traffici di cocaina partivano dal Sudamerica, gli affari attraversavano la Calabria e l’Emilia-Romagna e il confronto con la giustizia non si è fermato alle condanne penali, ma ha investito anche la destinazione dei patrimoni accumulati negli anni.

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