La protesta dei Tir in Calabria continua e mette sotto pressione la viabilità nel Cosentino. Una settantina di mezzi pesanti si sono radunati nella mattinata di sabato 17 ottobre lungo la Statale 534, nei pressi dello svincolo autostradale Firmo-Sibari, provocando rallentamenti alla circolazione e costringendo gli automobilisti a procedere a senso unico alternato.
La mobilitazione interessa diverse zone del Pollino e della Sibaritide, dove agli autotrasportatori si affiancano gli agricoltori, impegnati in una protesta parallela contro le difficoltà economiche che colpiscono il comparto.
Il messaggio lanciato dai manifestanti è netto: senza interventi concreti, secondo uno degli autotrasportatori presenti al presidio, 12mila aziende rischiano di chiudere.
Protesta Tir nel Cosentino, traffico rallentato sulla Statale 534
Il presidio principale degli autotrasportatori si concentra lungo la Statale 534, nei pressi dello svincolo autostradale Firmo-Sibari, dove nella mattinata erano presenti circa 70 Tir.
La presenza degli autoarticolati ha determinato rallentamenti e modifiche alla circolazione, con il traffico regolato a senso unico alternato nel tratto interessato.
Un altro presidio è attivo sulla Statale 106, nei pressi del Sybaris Motel, nel territorio comunale di Cassano allo Ionio.
La mobilitazione, dunque, continua a interessare alcuni dei principali collegamenti stradali della zona, con possibili ripercussioni sugli spostamenti.
“Il caro gasolio ci sta mandando sul lastrico”
A spiegare le ragioni della protesta è uno degli autotrasportatori presenti al presidio.
“Stiamo protestando contro la drammatica situazione che riguarda il settore dei trasporti”, ha dichiarato.
Il problema più immediato resta il caro gasolio, che sta incidendo pesantemente sui costi di gestione delle imprese. Ma i manifestanti sottolineano che la crisi va oltre il prezzo del carburante.
“Non stiamo protestando solo per il caro gasolio che in questo momento sta riducendo le aziende sul lastrico, ma anche per altre problematiche che riguardano i prezzi, le tariffe, la committenza”, ha spiegato il camionista.
Una situazione che, secondo i lavoratori del settore, rende sempre più difficile garantire la sostenibilità economica delle attività.
L’allarme degli autotrasportatori: “A rischio chiusura 12mila aziende”
La denuncia riguarda soprattutto i rapporti tra le imprese di trasporto e i soggetti che affidano loro le merci da movimentare.
“Abbiamo un settore dove i nostri autisti e le nostre aziende sono alla mercé della committenza”, ha affermato il manifestante, chiedendo maggiore tutela per gli operatori.
Gli autotrasportatori sollecitano quindi un intervento delle istituzioni per introdurre regole nazionali più chiare e garantire condizioni economiche sostenibili.
“Chiediamo che le committenze rispettino questo settore e alle istituzioni di fare un quadro di norme che vanno regolate nell’ambito nazionale. Altrimenti 12.000 aziende presenti sul territorio saranno destinate a chiudere”, ha avvertito.
Un allarme lanciato dai manifestanti che fotografa la forte preoccupazione per il futuro del comparto.
La protesta andrà avanti fino al 20 ottobre
La mobilitazione non è destinata a concludersi nell’immediato. Gli autotrasportatori hanno infatti annunciato che i presidi proseguiranno fino alle 23.59 di martedì 20 ottobre.
Al centro delle rivendicazioni restano il costo del gasolio, le tariffe del trasporto, il rapporto con la committenza e la richiesta di interventi normativi a tutela delle aziende.
Anche gli agricoltori in protesta nel Pollino e nella Sibaritide
Accanto ai camionisti prosegue la mobilitazione degli agricoltori, presenti in diversi punti del territorio cosentino.
I presidi sono attivi in contrada Bianchino, nel comune di Castrovillari, alla rotonda di San Marco, al bivio di Spezzano e nella Piana di Cerchiara.
Proprio a Cerchiara è arrivato anche il vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Francesco Savino, che ha fatto visita ai manifestanti.
Al presidio di Bianchino, invece, hanno portato la propria solidarietà diversi rappresentanti istituzionali del territorio, tra cui il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, il primo cittadino di Cerchiara, Giuseppe Ramundo, quello di Frascineto, Angelo Catapano, e il consigliere regionale Ferdinando Laghi.
La protesta continua così su due fronti, autotrasporto e agricoltura, con i manifestanti che chiedono risposte alle istituzioni per fronteggiare l’aumento dei costi e le difficoltà economiche dei rispettivi settori.
Lunghe file di camion, Tir e furgoni fermi ai bordi delle strade e una protesta che non accenna a fermarsi. A Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, continua la mobilitazione di agricoltori e autotrasportatori, scesi in strada per denunciare l’aumento dei costi e le difficoltà economiche che stanno mettendo in ginocchio le loro attività.
La situazione nella giornata di sabato 17 ottobre resta sotto controllo: il traffico è rallentato ma scorrevole e, secondo quanto riferito, non si registrano al momento particolari disagi. Il presidio è monitorato dalle forze dell’ordine.
Ma tra i manifestanti cresce la preoccupazione per il futuro delle imprese e delle famiglie che dipendono dal lavoro nei campi e nel settore dei trasporti.
Protesta Tir a Lamezia Terme, camion e furgoni fermi lungo le strade
Il presidio nella zona di Lamezia Terme continua a essere caratterizzato dalla presenza di numerosi mezzi pesanti parcheggiati ai margini delle carreggiate.
Camion, Tir e furgoni formano lunghe file, rendendo evidente la partecipazione alla mobilitazione che coinvolge sia il comparto agricolo sia quello dell’autotrasporto.
Nonostante la presenza dei mezzi, la circolazione stradale prosegue, seppure con rallentamenti.
Sul posto sono presenti le forze dell’ordine, impegnate a controllare l’andamento della manifestazione.
La rabbia dei manifestanti: “Costi insostenibili, lavorare è diventato impossibile”
Le ragioni della protesta sono quelle denunciate già nelle giornate precedenti: spese sempre più elevate, difficoltà nel sostenere i costi delle attività e margini economici che, secondo gli operatori, continuano a ridursi.
“Siamo qui e andremo avanti nella nostra lotta. Costi sempre più insostenibili e lavoro che diventa impossibile”, affermano i manifestanti.
Parole che raccontano la crescente difficoltà di chi ogni giorno deve sostenere le spese necessarie per far funzionare un’azienda agricola o un’impresa di trasporto.
Al centro delle preoccupazioni c’è anche il caro carburante, una delle principali voci di costo per entrambi i settori.
“Come facciamo a sfamare le nostre famiglie?”
La protesta assume anche i toni di un appello rivolto direttamente alle istituzioni.
“Come facciamo a sfamare le nostre famiglie? I governanti non si rendono conto”, denunciano gli agricoltori e gli autotrasportatori presenti al presidio.
Dietro la mobilitazione, spiegano i manifestanti, non ci sono soltanto le difficoltà delle singole aziende, ma il timore di non riuscire più a garantire un reddito sufficiente alle famiglie.
Una situazione che alimenta rabbia, indignazione e incertezza per quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni.
La protesta potrebbe arrivare a Roma: “Siamo pronti”
Gli operatori non intendono interrompere la mobilitazione e annunciano la possibilità di portare le proprie rivendicazioni fino alla capitale.
“Andremo avanti e siamo disposti a recarci a Roma”, dichiarano i manifestanti.
Al momento si tratta di una disponibilità espressa dai partecipanti al presidio, senza indicazioni su una data o su un’eventuale iniziativa già organizzata nella capitale.
Intanto, a Lamezia Terme, la protesta prosegue tra camion fermi lungo le strade e richieste di interventi concreti per fronteggiare l’aumento dei costi.
La situazione resta monitorata dalle forze dell’ordine, mentre agricoltori e autotrasportatori attendono risposte dalle istituzioni e ribadiscono la volontà di continuare la mobilitazione














