Un’imponente chiazza marrone apparsa alla foce del fiume, notata da decine di bagnanti terrorizzati, ha fatto scattare i controlli delle forze dell’ordine e portato a galla l’ennesimo scempio ambientale lungo la costa jonica.
I Carabinieri della Stazione di Sellia Marina hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Catanzaro una donna di 48 anni, legale rappresentante di un’azienda attiva nella lavorazione di materiali inerti, ritenuta responsabile dello sversamento illecito di reflui industriali mai sottoposti a depurazione nel torrente “Soveria Simeri”.
L’allarme dei bagnanti e il blitz nell’impianto d’inerti
La vicenda ha preso il via nel pomeriggio dello scorso 8 agosto, quando al numero unico di emergenza 112 sono giunte a raffica le segnalazioni dei villeggianti preoccupati per la presenza di una densa scia scura in acqua. I militari dell’Arma si sono catapultati sul posto e, risalendo con pazienza l’alveo del corso d’acqua, sono giunti dritti alla sorgente dell’inquinamento nel territorio comunale di Soveria Simeri.
A ridosso del recinto dell’impianto, gli operanti hanno individuato un tubo di scarico di ingenti dimensioni da cui “fuoriusciva un copioso flusso di liquido denso e marrone che si riversava direttamente nel fiume”.
I Carabinieri hanno fatto immediata irruzione nello stabilimento per un’ispezione a sorpresa, trovando i macchinari in pieno svolgimento. Dalle verifiche è emerso che i liquidi usati per il lavaggio dei materiali venivano fatti convogliare dentro vasche di decantazione per poi essere scaricati direttamente all’esterno, senza subire il necessario processo di chiarificazione. Di fronte all’evidenza dei fatti, le forze dell’ordine hanno disposto lo stop immediato della produzione per bloccare il disastro ecologico.
Analisi Arpacal da incubo e totale assenza di permessi
I prelievi del refluo effettuati durante il blitz e analizzati dai tecnici dell’A.R.P.A.CAL. hanno confermato la gravità della situazione. I test di laboratorio hanno certificato la presenza di un livello di solidi sospesi “venti volte superiore al limite consentito”, anche se fortunatamente gli accertamenti hanno escluso conseguenze nocive dirette per la balneabilità del mare.
A completare il quadro di totale illegalità sono stati i successivi controlli sui documenti aziendali: i militari hanno scoperto che la struttura funzionava in completa mancanza di un valido titolo autorizzativo per lo scarico dei reflui nei corpi idrici superficiali.












