La recinzione sfondata, l’ingresso nel cantiere e poi il fuoco appiccato alle tubazioni. Un’incursione rapida, compiuta nel cuore della città e in un’area destinata a diventare, già dalle prossime ore, uno dei punti più delicati della viabilità di Vibo Valentia.
Dietro l’incendio divampato intorno alle 22 di domenica sera nel maxi cantiere nei pressi del terminal bus potrebbe esserci una matrice estorsiva. È una delle piste sulle quali si stanno concentrando gli accertamenti dei carabinieri, chiamati a ricostruire non soltanto la dinamica del raid, ma soprattutto il messaggio che gli autori potrebbero avere voluto recapitare.
L’ipotesi, ancora tutta da verificare, è quella di un attentato dimostrativo ai danni dell’impresa appaltatrice: un danneggiamento economicamente contenuto, ma sufficiente a segnalare una presenza e a esercitare pressione in vista di una possibile richiesta di denaro.

La recinzione sfondata e le tubazioni incendiate
Secondo una prima ricostruzione, gli autori dell’incursione avrebbero sfondato la recinzione del cantiere per introdursi nell’area. Una volta all’interno avrebbero dato fuoco ad alcune tubazioni depositate lungo la strada e destinate a essere collocate negli scavi già predisposti.
Le fiamme hanno investito il materiale senza però estendersi all’intero cantiere. Il danno complessivo sarebbe nell’ordine dei 20mila euro, una cifra relativamente limitata rispetto alle dimensioni dell’opera e al valore delle attrezzature presenti.
È proprio questo elemento ad alimentare la pista di un gesto intimidatorio: non un’azione concepita per devastare il cantiere, ma un segnale diretto a chi sta eseguendo i lavori. Spetterà tuttavia agli investigatori accertare se dietro il rogo vi sia effettivamente un tentativo di condizionamento dell’appalto oppure un movente differente.
Il cantiere che attraversa il cuore di Vibo
L’incendio ha colpito uno dei cantieri più rilevanti e discussi aperti nel centro urbano. I lavori, collegati al cosiddetto progetto “Maione” per il sistema fognario cittadino, interesseranno per diverse centinaia di metri l’arteria sulla quale si affacciano il palazzo dell’Amministrazione provinciale, il liceo scientifico Giuseppe Berto e numerose attività commerciali.
Un intervento destinato ad avere conseguenze pesanti sulla circolazione, soprattutto da lunedì, con la riapertura delle scuole e il conseguente aumento del traffico. Proprio nei giorni scorsi Calabria7 aveva acceso i riflettori sui rischi di paralisi della zona, stretta tra scavi, restringimenti e modifiche alla viabilità.
Adesso, alla complessità del cantiere e alle preoccupazioni per il traffico si aggiunge l’ombra di una possibile pressione criminale sui lavori pubblici.

Le indagini dei carabinieri
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno domato le fiamme e messo in sicurezza l’area, e i carabinieri, ai quali sono affidate le indagini. Gli accertamenti dovranno chiarire le modalità utilizzate per entrare nel cantiere, individuare eventuali tracce lasciate dagli autori e verificare la presenza di telecamere lungo le strade circostanti.
Gli investigatori stanno inoltre ricostruendo gli ultimi movimenti nell’area e verificando se l’impresa appaltatrice abbia ricevuto in precedenza minacce, pressioni o richieste sospette. Al momento non risultano rivendicazioni e la pista estorsiva resta un’ipotesi investigativa, sebbene ritenuta compatibile con le caratteristiche dell’azione.
La condanna del sindaco Romeo
Durissima la reazione del sindaco Enzo Romeo, che ha definito l’incendio un “fatto vile”, assicurando che “la protervia criminale non prevarrà”. Una presa di posizione che conferma la gravità attribuita dall’amministrazione comunale a quanto accaduto in un’opera pubblica strategica e in una delle zone più frequentate della città.
L’incendio e la natura dolosa del rogo trovano riscontro nelle prime ricostruzioni pubblicate nella mattinata, mentre movente estorsivo, danno stimato e finalità intimidatoria devono essere presentati come ipotesi ancora sottoposte agli accertamenti investigativi.













