26 Luglio 2026
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Il “Masaniello calabrese” che fece insorgere Catanzaro: quando la città gridò contro le tasse

La storia dimenticata di Carlo Pisano, l'uomo che spinse il popolo alla rivolta contro la gabella. Le case degli esattori furono prese di mira e alcune incendiate: una pagina poco conosciuta della storia calabrese

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Il malcontento covava da tempo, alimentato dalle difficoltà economiche e soprattutto dal peso delle imposizioni fiscali. Poi la protesta esplose. I catanzaresi scesero in strada contro la gabella, una delle imposte che gravavano sulla popolazione.

È una pagina lontana quasi quattro secoli, eppure sorprendentemente viva nella storia della città. Quel giorno Catanzaro conobbe una vera rivolta popolare che si inseriva nella più vasta ondata di sommosse che attraversava il Regno di Napoli.

Nella ricostruzione tramandata dalle fonti storiche locali emerge un nome: Carlo Pisano, ricordato con un soprannome destinato a raccontare da solo il clima di quelle giornate: “il Masaniello calabrese”.

L’eco della rivolta di Masaniello arrivò fino in Calabria

Per capire cosa accadde bisogna spostarsi per un momento a Napoli. Poche settimane prima, il 7 luglio 1647, era esplosa la celebre rivolta guidata da Tommaso Aniello d’Amalfi, Masaniello, contro la pressione fiscale imposta durante il dominio spagnolo.

La protesta napoletana ebbe un’eco enorme e le notizie delle sommosse si diffusero nel Regno.

Anche Catanzaro viveva una situazione di forte tensione sociale ed economica. Le ricostruzioni storiche della città ricordano una popolazione già provata e sottoposta a un ulteriore aumento della gabella. La scintilla scoccò il 26 luglio.

“Abbasso la gabella”

La tradizione storica locale attribuisce a Carlo Pisano un ruolo centrale nella sommossa e lo ricorda come il “Masaniello calabrese”.

Secondo questa ricostruzione, Pisano mosse il popolo alla rivolta al grido di “abbasso la gabella”.

Altre ricostruzioni della storia cittadina riportano il grido “fuori gabella” e descrivono i catanzaresi mentre si dirigevano verso l’ufficio degli arrendatori, gli uomini incaricati della riscossione dell’imposta. Ma gli esattori non erano lì. A quel punto la rabbia cambiò bersaglio.

Le case degli esattori date alle fiamme

La folla si diresse verso le abitazioni degli arrendatori. Alcune case furono incendiate, mentre altre riuscirono a essere risparmiate grazie all’intervento di squadre armate riconducibili ai ceti influenti della città, intervenute per ristabilire l’ordine. Non si trattava dunque soltanto di una protesta simbolica contro una tassa.

La tensione sociale era arrivata a un livello tale da trasformare la contestazione in una sommossa capace di investire materialmente i rappresentanti del sistema fiscale. La rivolta di Catanzaro era parte di qualcosa di molto più grande.

Un Mezzogiorno attraversato dalle rivolte

Nel 1647 il Regno di Napoli era sotto il dominio della monarchia spagnola e attraversava una fase di fortissima instabilità. La pressione fiscale necessaria a sostenere le esigenze della Corona si scaricava su una popolazione già provata dalle difficoltà economiche. La rivolta napoletana di Masaniello diventò così il simbolo più famoso di un malcontento che non rimase confinato alla capitale.Le tensioni raggiunsero anche la Calabria.Catanzaro visse il suo 26 luglio. E la protesta contro la gabella assunse una forza tale da lasciare una traccia nella memoria storica cittadina.

La repressione

Il ritorno alla normalità non cancellò immediatamente la rivolta. Le fonti sulla storia di Catanzaro raccontano che i ceti più influenti riuscirono inizialmente a mantenere l’ordine nei mesi successivi. Ma quando il preside della Provincia comprese che la sommossa non era stata completamente soffocata, arrivò la risposta delle autorità. Fu ordinata l’impiccagione dei capi della rivolta.

La decisione provocò la fuga dalla città di altri insorti. Il vento rivoluzionario che aveva raggiunto Catanzaro dopo essere partito da Napoli veniva progressivamente soffocato.

Carlo Pisano, il “Masaniello calabrese”

È dentro questa storia che le fonti locali collocano Carlo Pisano. Il suo nome è rimasto legato a quella giornata proprio attraverso l’appellativo di “Masaniello calabrese”, un evidente richiamo al protagonista della rivolta napoletana che aveva incendiato politicamente il Mezzogiorno poche settimane prima.

A distanza di 379 anni, quella del 26 luglio 1647 resta una delle pagine meno conosciute e più suggestive della storia di Catanzaro. Una città che per un giorno si ribellò agli esattori e alle tasse.E un uomo il cui nome è rimasto legato al grido contro la gabella che attraversò le strade del capoluogo calabrese.

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