Una riflessione, affidata all’ironia e alle note di Renato Zero, per tracciare il bilancio di fine stagione della Calabria e contrastare i trionfalismi della comunicazione politica. Annunziata Paese*, analizza gli ultimi scorci di agosto proponendo una sferzante contro-narrazione della realtà regionale, lontana dalle descrizioni patinate diffuse dalle istituzioni.
L’ironico ritratto del “paradiso” calabrese tra servizi e propaganda
L’incipit della nota gioca sul contrasto tra la cartolina idilliaca raccontata nei comunicati ufficiali e il dato di fatto esperito quotidianamente da residenti e visitatori. L’osservatorio tratteggia una provocatoria fotografia di una terra idilliaca per evidenziarne, per paradosso, le storiche carenze strutturali.
“Ieri il caldo deve averci giocato un brutto scherzo di memoria. Abbiamo pensato che fosse non soltanto l’ultima domenica, ma anche l’ultimo giorno di agosto e ci siamo così cimentati in un ultimo articolo, “Tutto e il contrario di tutto”, per riassumere qualche osservazione del mese e salutarci con un arrivederci a settembre. Poi abbiamo guardato meglio il calendario, agosto finisce oggi, e sarebbe stato davvero un peccato chiuderlo con ventiquattr’ore di anticipo: fino all’ultimo, un mese può sempre regalarci qualcosa meritevole di osservazione, di sana critica o semplicemente di racconto”, esordisce Annunziata Paese.
“E così, leggendo ancora qualcosa questa mattina, il pensiero è andato a Renato Zero e a Spiagge. A quella malinconia di fine estate, alle spiagge che lentamente si svuotano, agli ombrelloni che si chiudono, alle vacanze che finiscono e alla gente che riparte. E ho pensato soprattutto ai tanti vacanzieri che ieri hanno lasciato la Calabria. Chissà con quale tristezza hanno dovuto salutare una terra fantastica e, per certi versi, persino fantasmagorica. Un mare sempre cristallino, mai interessato da problemi di depurazione o da qualche chiazza sospetta. Paesi e località turistiche puliti quotidianamente, ordinati e impeccabili nell’arredo urbano. Infrastrutture moderne, collegamenti efficientissimi e servizi innovativi. Una sanità perfetta in ogni luogo, con pronto soccorso mai in affanno, liste d’attesa praticamente sconosciute e cittadini che non hanno alcuna necessità di spostarsi altrove per curarsi. Località turistiche animate per tutta l’estate da eventi memorabili e serate nelle quali non sono certo mancate bottiglie da stappare, soprattutto di vino, magari insieme agli attori politici e non solo del successo della nostra terra. Strade sicure e perfettamente mantenute. Una legalità così diffusa da rendere quasi sconosciuti gli eventi delittuosi e una società nella quale il bisogno è ormai un ricordo del passato”, prosegue Paese.
“E poi i giovani. Quelli che non partono più perché, appena laureati, possono scegliere tra una miriade di opportunità professionali, con stipendi adeguati, possibilità di carriera e prospettive così floride da rendere incomprensibile persino l’idea di trasferirsi a Milano, Bologna, Roma o all’estero. Ed una politica rigorosamente al servizio di tutti, senza corsie preferenziali. Del resto, essendo stato sostanzialmente debellato lo stato di bisogno, sarebbe ormai persino difficile approfittarne. Una terra che considera i migranti una straordinaria risorsa e li accoglie esattamente come accoglieremmo il migliore degli ospiti a casa nostra. E che dire del turismo? Oltre settecento chilometri di costa con problemi di erosione risolti e costellati di strutture ricettive all’avanguardia, lavoratori sempre regolarmente assunti e retribuiti con salari che consentono loro non semplicemente di sopravvivere, ma di vivere agiatamente e magari mettere anche qualcosa da parte. E naturalmente non c’è soltanto il mare. Pensiamo alla montagna, ad esempio quella cosentina, a Camigliatello Silano, al suo corso traboccante di novità, iniziative e servizi puntuali, capace di richiamare migliaia di visitatori offrendo loro ogni anno qualcosa di nuovo”, si legge nell’intervento dell’Osservatorio.
Il paradosso dell’emigrazione e il nodo dell’analisi economica
Nel prosieguo della disamina, l’associazione evidenzia la contraddizione essenziale tra la rappresentazione edulcorata del territorio e il costante flusso migratorio che impoverisce la regione delle sue risorse migliori, criticando le reazioni infastidite alle obiezioni di merito.
“Insomma, poveri vacanzieri. Dopo aver trascorso qualche giorno in un territorio straordinario non soltanto per ciò che la natura gli ha regalato, ma per servizi, infrastrutture, lavoro, sanità, legalità, opportunità e qualità della vita, sono stati costretti ieri a caricare le valigie in macchina e ripartire. Milano, Torino, Bologna, Roma. Qualcuno persino verso l’estero. Torneranno nelle loro città e, nella peggiore delle ipotesi, troveranno ad aspettarli un lavoro, uno stipendio e magari persino la possibilità di mettere da parte qualcosa durante l’anno. Quanto basta per tornare la prossima estate in Calabria e concedersi nuovamente qualche giorno nel nostro “paradiso”. Raccontarlo davvero tutto richiederebbe non un articolo, ma probabilmente un’intera rivista”, aggiunge l’avvocato Paese.
“Allora la mente ritorna a Spiagge. Alle partenze, alla fine dell’estate, a quella malinconia di chi lascia il mare e torna alla vita di tutti i giorni, e penso a quanto siamo fortunati noi che abbiamo scelto di restare qui. In questo “paradiso” che gli altri possono soltanto sognare per undici mesi e assaporare per pochi giorni d’estate. Rimane soltanto un mistero. Capire perché, se viviamo davvero nel posto che abbiamo appena descritto, ogni anno siano così tanti i calabresi, soprattutto giovani, a fare esattamente il viaggio contrario. Ma probabilmente è colpa dei soliti pessimisti, anzi, dei soliti comunisti. Perché capita anche questo: che chi prova pacatamente, senza preconcetti e senza alcun interesse ad osservare la realtà da un’angolazione diversa da quella del comunicato celebrativo venga rapidamente sistemato e catalogato in una categoria. Se si osserva che un aumento del fatturato turistico può dipendere anche dall’aumento dei prezzi, non si sta sperando che i turisti diminuiscano; se dietro un dato positivo sull’occupazione ci si domanda quali siano i salari, la durata dei contratti e la qualità del lavoro creato, non si sta facendo il tifo per la disoccupazione; se si celebra una crescita economica e qualcuno prova a confrontarla con redditi, potere d’acquisto ed emigrazione giovanile, non significa augurarsi la recessione. E se mentre si raccontano le meraviglie della nostra terra qualcuno ricorda che esistono problemi nella sanità, nelle infrastrutture, nella depurazione, nella gestione del territorio o nelle opportunità offerte ai giovani, non significa desiderare una Calabria peggiore. Semmai esattamente il contrario”, si precisa.
La funzione del giornalismo d’osservazione e l’impegno civile
L’atto d’accusa si chiude rivendicando l’indipendenza del centro studi e la necessità di una verifica rigorosa dei dati prima di avviare celebrazioni, ribadendo l’assenza di pregiudizi ideologici.
“Questo Osservatorio nasce proprio con l’ambizione, certamente modesta, di fare questo: osservare. Quando un risultato è positivo, riconoscerlo. Quando un numero viene presentato come straordinario, provare a capire cosa misuri davvero. Quando qualcosa non funziona, dirlo, e possibilmente chiedersi anche come potrebbe funzionare meglio, senza tessere da difendere e senza governi ai quali augurare il fallimento, perché il fallimento di chi governa una Regione o un Paese non lo paga chi scrive un post su Facebook: lo pagano i cittadini. Eppure la scorciatoia è sempre disponibile: «ecco i soliti comunisti», un modo banale ma evidentemente molto più semplice che discutere un numero, confrontare una serie storica, verificare una fonte o rispondere nel merito a una domanda. Forse è proprio questo il punto”, fa notare la rappresentante del sodalizio.
“Noi non pensiamo affatto che la Calabria debba andare male affinché qualcuno possa criticarla, vorremmo disperatamente il contrario: che andasse così bene da lasciarci senza argomenti. Saremmo felicissimi di chiudere l’Osservatorio per mancanza di cose da osservare. Di raccontare giovani che tornano anziché partire, salari che crescono davvero, ospedali che funzionano, imprese che investono, infrastrutture che riducono le distanze, servizi pubblici efficienti e una politica capace di misurare i propri risultati anziché soltanto comunicarli. Quel giorno potremmo persino unirci ai festeggiamenti, con una bottiglia di vino calabrese, naturalmente. Nel frattempo continueremo con questa cattiva abitudine: guardare i numeri prima di applaudire, senza appartenere ad alcuna categoria. Buon ultimo giorno d’agosto, quello vero a questo punto”, conclude l’avvocato Annunziata Paese.
*Osservatorio per il Socialismo Riformista “Anna Kulischioff”












