Nuove tensioni sui costi di produzione per il comparto estrattivo ed edilizio. L’aumento dei prezzi del gasolio, unito al ripristino dell’aliquota ordinaria sulle accise e a un quadro normativo incerto, sta mettendo a dura prova la tenuta finanziaria delle aziende del settore, con il rischio concreto di bloccare i cantieri e rallentare la filiera delle costruzioni. A tracciare il bilancio della crisi è una nota ufficiale diffusa dal presidente nazionale di Federcave, Marcello Ferraro Restagno, che evidenzia l’impatto immediato dei recenti adeguamenti fiscali sui bilanci aziendali.
“Dal 6 ottobre il ritorno all’accisa ordinaria ha comportato un aumento di circa 6,1 centesimi al litro, iva compresa, rispetto al precedente regime agevolato”, riporta la nota del presidente nazionale di Federcave Marcello Ferraro Restagno.
A confermare la gravità dello scenario sono i dati rilevati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, secondo cui il 6 ottobre il prezzo medio nazionale del gasolio in modalità self service ha toccato la quota di 2,244 euro al litro, evidenziando un balzo del 30% rispetto ai circa 1,72 euro registrati a fine febbraio.
La stretta dell’Agenzia delle Dogane sui mezzi d’opera
Ad aggravare le difficoltà del settore estrattivo contribuisce l’inasprimento dei criteri per l’accesso ai benefici fiscali sul carburante impiegato nelle lavorazioni di cava. Una recente circolare dell’amministrazione finanziaria ha infatti ristretto i margini di agevolazione per una vasta platea di macchinari operativi.
“Con l’informativa n. 43715 del 22 gennaio 2026 – afferma Ferraro – l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha escluso dal beneficio sul gasolio utilizzato come forza motrice i mezzi d’opera gommati immatricolati e muniti di targa. Un’interpretazione contestata da Ance, che richiama un precedente orientamento favorevole all’agevolazione in determinate condizioni”.
La nuova linea interpretativa genera così una doppia penalizzazione economica per le aziende estrattive, impossibilitate a scaricare tempestivamente i maggiori oneri sui contratti e sulle forniture già stipulate.
“Le imprese estrattive subiscono un doppio aggravio: aumentano i costi del carburante e, per alcuni mezzi, viene meno un’agevolazione essenziale per l’attività produttiva – spiega Ferraro -. Le conseguenze ricadono anche sui trasporti, sui materiali da costruzione e sui cantieri, mentre i contratti già sottoscritti rendono difficile trasferire tempestivamente i maggiori costi sui prezzi finali”.
Le richieste della federazione alle istituzioni
Di fronte al rischio di uno stallo operativo del comparto, Federcave sollecita un intervento normativo chiarificatore e una serie di misure di sostegno straordinarie. La federazione chiede di ripristinare il regime agevolato per i mezzi gommati che operano stabilmente all’interno perimetrale dei siti estrattivi, di estendere i meccanismi di compensazione economica ai settori ad alto consumo di carburante e di introdurre clausole più efficaci per la revisione automatica dei prezzi nell’ambito delle opere e degli appalti pubblici.














