1 Ottobre 2026
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Caro carburanti, dopo gli agricoltori scendono in piazza i trasportatori. E i benzinai indipendenti rischiano di finire fuori mercato

Fedralog Calabria anticipa la protesta: lunedì 5 ottobre mezzi e imprese dell’autotrasporto davanti alla Cittadella regionale. La crisi corre lungo tutta la filiera: mentre Eni, IP e Q8 possono calmierare i listini, molti distributori indipendenti non hanno la stessa forza finanziaria per tagliare i prezzi

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La protesta contro il caro carburanti si allarga. Dopo gli agricoltori, che da giorni stanno manifestando in diversi punti della Calabria, adesso si muove anche il mondo dell’autotrasporto. Fedralog Calabria ha annunciato per lunedì 5 ottobre, dalle 7, una manifestazione davanti alla Cittadella regionale di Catanzaro, anticipando la mobilitazione per chiedere risposte immediate sui costi che stanno schiacciando le imprese. Non sarà, precisa la Federazione, un fermo generale dei camion e non sono previsti blocchi stradali. Ma la protesta aggiunge un altro tassello a una crisi che non riguarda più soltanto chi mette gasolio nei trattori o nei Tir. A soffrire è anche l’ultimo anello della catena: i gestori delle stazioni di servizio, soprattutto quelli indipendenti o privi della copertura finanziaria delle grandi compagnie petrolifere. Perché mentre alcuni grandi marchi possono decidere di abbassare artificialmente il prezzo alla pompa e assorbire una parte dei costi, non tutti i distributori possono permetterselo.

I trasportatori davanti alla Regione: “Costi non più sostenibili”

Fedralog Calabria parla di una situazione diventata ormai difficilmente sostenibile per molte aziende. L’aumento del gasolio, sommato ai costi di esercizio, alla pressione fiscale e alle spese necessarie per mantenere in strada i mezzi, sta comprimendo sempre di più i margini dell’autotrasporto. La Federazione denuncia inoltre di non avere ancora ricevuto dalla Regione Calabria risposte concrete alle richieste avanzate dal comparto e per questo ha deciso di anticipare la mobilitazione. “Non chiediamo privilegi, ma attenzione e risposte concrete per un settore che ogni giorno garantisce la movimentazione delle merci e rappresenta una componente fondamentale dell’economia regionale”, è la posizione di Fedralog. L’obiettivo dichiarato è aprire un tavolo con la Regione su costi, competitività, fiscalità e sostenibilità economica delle imprese. La manifestazione, viene sottolineato, si svolgerà senza interrompere l’attività ordinaria dell’autotrasporto e nel rispetto della circolazione.

Il paradosso delle pompe: qualcuno può abbassare il prezzo, altri no

Dietro l’impennata dei carburanti c’è però un secondo fronte, meno visibile ma altrettanto delicato. È quello dei distributori. Eni ha fissato per la rete Enilive un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, inizialmente per 30 giorni. La società ha spiegato di assorbire una parte dell’aumento determinato dalle tensioni internazionali e dalla riduzione della capacità europea di raffinazione.

Successivamente anche IP, controllata da Socar, ha avviato un intervento analogo, mentre Q8 dal 1° ottobre applica un price cap per 30 giorni, con un meccanismo modulare e con l’impegno dichiarato a sostenere gestori e partner affinché la misura non comprometta la sostenibilità della rete. Ed è proprio qui che si apre il problema. Un grande gruppo petrolifero può decidere di rinunciare temporaneamente a una parte dei margini, compensare le perdite su scala nazionale o intervenire economicamente a sostegno dei propri punti vendita. Una piccola rete indipendente o una cosiddetta pompa bianca, invece, compra il carburante sul mercato e deve far quadrare i conti impianto per impianto. Se il costo di approvvigionamento resta elevato, non può semplicemente abbassare di 15 o 20 centesimi il prezzo al litro senza che qualcuno copra quella differenza.

La Figisc: “Gli indipendenti non hanno possibilità di reagire”

L’allarme è stato lanciato anche dalla Figisc, la federazione dei gestori degli impianti stradali carburanti di Confcommercio. Commentando la decisione di Eni, l’organizzazione ha avvertito che il price cap rischia di sconvolgere il mercato della distribuzione e di mettere in difficoltà proprio gli operatori che non dispongono della stessa capacità finanziaria dei grandi gruppi. Secondo Figisc, gli operatori indipendenti potrebbero trovarsi a subire una concorrenza alla quale “non hanno possibilità alcuna di rintuzzare”. La Federazione ricorda inoltre che i gestori lavorano con margini ridotti e legati principalmente ai litri venduti, non al prezzo finale esposto sul totem.

L’automobilista guarda il prezzo e, comprensibilmente, sceglie il distributore più conveniente. Se a poche centinaia di metri un impianto vende il diesel a 2,19 euro e un altro, per coprire il costo di acquisto, è costretto a venderlo sensibilmente più caro, il secondo perde rapidamente clientela e volumi. E meno litri venduti significano minori entrate con cui sostenere personale, energia elettrica, manutenzione, affitti, sicurezza e gestione dell’impianto.

Quando il “prezzo basso” rischia di mettere fuori mercato il vicino

È questo il rovescio della medaglia degli sconti decisi dalle grandi compagnie. Per chi guida rappresentano una boccata d’ossigeno. Per chi gestisce un impianto concorrente senza una compagnia alle spalle possono trasformarsi invece in una guerra dei prezzi impossibile da sostenere. La Figisc ha parlato esplicitamente di un sistema distributivo messo sotto pressione e ha sollevato interrogativi su una possibile situazione di concorrenza squilibrata. L’Ansa ha sintetizzato l’allarme della categoria con una formula netta: il sistema “rischia di saltare”.

Questo non significa che domani chiuderanno automaticamente le pompe indipendenti. Ma se la differenza di prezzo dovesse durare settimane o mesi, gli impianti con minori volumi e meno capacità finanziaria potrebbero vedere compromessa la propria sostenibilità economica. In Calabria il tema è particolarmente sensibile perché la rete è fatta anche di molti impianti piccoli, collocati nei centri interni o lungo strade dove il distributore rappresenta spesso un servizio essenziale per intere aree.

Agricoltori, camionisti e benzinai: tre facce della stessa crisi

La protesta degli agricoltori, quella annunciata dagli autotrasportatori e le difficoltà dei gestori dei distributori sembrano vicende diverse. In realtà ruotano tutte attorno allo stesso problema: il costo dell’energia e del carburante si sta scaricando su attività che hanno margini sempre più stretti. L’agricoltore paga il diesel per trattori e macchinari. L’autotrasportatore lo paga per muovere merci lungo centinaia di chilometri. Il benzinaio deve acquistare quello stesso prodotto e rivenderlo cercando di restare competitivo contro gruppi che possono permettersi politiche commerciali molto più aggressive. Nel frattempo il Governo ha già utilizzato circa 2,8 miliardi di euro in interventi fiscali per attenuare il caro carburanti, mentre il sistema delle riduzioni temporanee delle accise è arrivato alla fase finale e le grandi compagnie sono entrate direttamente nella partita dei prezzi.

Lunedì il nuovo fronte davanti alla Cittadella

È dentro questo quadro che va letta la manifestazione annunciata da Fedralog Calabria. Non una protesta isolata, ma un altro segnale di una tensione che sta attraversando pezzi sempre più ampi dell’economia regionale. Lunedì mattina gli autotrasportatori saranno alla Cittadella chiedendo un confronto con la Regione. Gli agricoltori continuano intanto la loro mobilitazione. E dietro i prezzi esposti alle pompe cresce un altro interrogativo: quanto a lungo potranno resistere i distributori che non hanno alle spalle una multinazionale capace di finanziare gli sconti? Perché il paradosso del caro carburanti è ormai questo: chi compra chiede prezzi più bassi, ma una parte di chi vende non può abbassarli senza rischiare di lavorare in perdita. Ed è proprio su questo equilibrio sempre più fragile che si gioca una parte della crisi economica scoppiata attorno alle pompe di benzina.

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