In Italia operano oggi oltre 540mila imprese a conduzione extracomunitaria, pari al 7,2% del totale delle aziende nazionali. Un dato già significativo, che diventa centrale se si osserva l’impatto occupazionale: tra 500.000 e 550.000 lavoratori italiani sono impiegati in queste realtà, ovvero il 2,1-2,5% dell’occupazione complessiva. È l’ultima stima elaborata da Susini Group StP, studio fiorentino leader nella consulenza del lavoro, che porta alla luce un fenomeno strutturale dell’economia italiana. “Parliamo di un contributo concreto e misurabile, troppo spesso marginalizzato nel confronto pubblico”, sottolinea Sandro Susini, consulente del lavoro e fondatore dello studio.
Le regioni: Lombardia in testa, Calabria nella top 10
La Lombardia guida la classifica con 97.060 imprese extracomunitarie, che impiegano 94.250 lavoratori italiani e generano un fatturato vicino ai 13 miliardi di euro. Seguono Lazio, Toscana, Campania, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Nella top 10 nazionale figura anche la Calabria, con 18.360 aziende guidate da imprenditori extracomunitari e 17.850 occupati italiani, un dato che fotografa il ruolo crescente dell’imprenditoria straniera anche nel Mezzogiorno. In coda alla classifica resta la Valle d’Aosta, con 1.620 imprese e 1.575 dipendenti italiani.
Occupazione qualificata, non lavoro marginale
Contrariamente a una narrazione diffusa, i lavoratori italiani impiegati in queste aziende svolgono in larga parte mansioni qualificate. “Il 35% è impegnato nella gestione dei rapporti con la clientela italiana, il 25% in amministrazione e burocrazia, mentre il 20% ricopre ruoli di supervisione e controllo qualità”, spiega Susini.
I settori chiave: commercio, costruzioni e ristorazione
Il commercio è il primo comparto per diffusione, con 165.000-175.000 imprese (circa 37% del totale). Seguono le costruzioni (110.000-120.000 aziende, 24,6%) e la ristorazione, con 45.000-50.000 PMI. Nel complesso, queste attività impiegano tra 1,8 e 2,1 milioni di lavoratori totali.
PIL, fisco e trend decennale
L’impatto macroeconomico è tutt’altro che marginale: il contributo al PIL nazionale è stimato tra 65 e 75 miliardi di euro, mentre il gettito fiscale annuo oscilla tra 8 e 10 miliardi.“Dal 2013 gli imprenditori italiani sono diminuiti del 6,4%, mentre quelli immigrati sono cresciuti del 27,3%. Oggi sono protagonisti insostituibili del tessuto produttivo”, evidenzia Susini.
Salari e dimensione d’impresa
Le retribuzioni medie degli italiani impiegati in imprese extracomunitarie si collocano tra 23.000 e 30.000 euro lordi annui, leggermente inferiori alla media nazionale (27.000-33.000 euro).“Il divario è legato alla concentrazione in settori tradizionalmente meno remunerativi e alla piccola dimensione aziendale, non a discriminazioni strutturali”, precisa Susini.
Nazionalità e società miste: integrazione economica
Tra le comunità più attive spiccano cinesi e rumeni, seguiti da marocchini e albanesi. In forte crescita anche le società miste italo-extracomunitarie: 85.000-95.000 imprese, pari al 18-20% del totale, segnale di un’integrazione economica sempre più profonda.









