Il nuovo rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile (Bes) disegna un’Italia a due velocità, in cui le criticità strutturali continuano a penalizzare pesantemente il Mezzogiorno.
Sebbene i redditi pro capite a livello nazionale mostrino un timido recupero del 2,2% nel biennio, nel Mezzogiorno la povertà assoluta individuale tocca l’11,5%, a fronte dell’8% su scala nazionale.
Drammatico il dato sull’istruzione: nel Sud oltre la metà dei giovani tra i 25 e i 44 anni con al massimo la licenza media (51,8%) è a rischio indigenza. Le famiglie meridionali che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà raggiungono il 12,3%, quasi il doppio della media nazionale (7,5%). Sul fronte occupazionale, il divario territoriale resta una voragine: lavora il 75,3% dei residenti al Nord contro appena il 54,2% del Mezzogiorno, dove solo quattro donne su dieci hanno un impiego.
A livello paese peggiora inoltre la qualità del lavoro, con i precari a termine da oltre cinque anni che salgono al 21,3%.
La pressione sull’ambiente: in Calabria attività estrattive in impennata
Oltre alle emergenze economiche, il rapporto evidenzia un forte impatto delle attività umane sul territorio del Sud e sulla Calabria in particolare. Pur in un contesto di stabilità nazionale del prelievo di risorse minerali da cave (308 metri cubi per chilometro quadrato), i dati post-pandemia registrano l’incremento più marcato proprio in Calabria con un +63,4% di materiale estratto, seguita dalla Sardegna (+53,2%).
Un dato che testimonia la crescente pressione delle cave sul paesaggio e sul suolo calabrese. Sul fronte climatico, l’Italia intera affronta un’ondata di calore record con l’indice di durata dei periodi caldi che tocca il picco storico di 75 giorni nel 2026, mentre si conferma l’elevata vulnerabilità alla siccità per le Isole principali.














