1 Ottobre 2026
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M5S Calabria, la base chiede la svolta: Bruno e Scutellà per la guida. Conte deve decidere

Dopo la sconfitta di Lamezia e la rinuncia a correre a Reggio, nel Movimento cresce la richiesta di rinnovare i vertici e ripartire dagli amministratori locali

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Un’organizzazione territoriale come si deve, possibilmente rinnovata su criteri certi, meno fumosi e magari pure scevra – questo lo aggiungiamo noi- da esaltati ed esaltate, dal grilletto del complotto facile. E’ l’obiettivo al centro di una discussione serrata, tutta interna a varie sensibilità del Movimento 5 Stelle in corso da un po’ di giorni.

Fanno ancora male nell’ordine: la scoppola comunale lametina e la scelta di non gareggiare alle ultime amministrative reggine, due onte pesanti, emblematiche della necessità di sollevare immediatamente i dirigenti che hanno fallito per gettare fondamenta partitiche nuove perlomeno nelle realtà cittadine piu’ importanti. Ma fanno male pure certe criticità dovute ai non facilissimi rapporti tra Pd e M5S emerse prima della celebrazione delle suppletive in riva allo Stretto.

La protesta non basta più: serve competenza

Sono in tanti, a livello apicale nel Movimento, a non aver capito che l’alimentazione della macchina pentastellata non può essere piu’ quella che ha gonfiato le vele del consenso nel primo e nel secondo lustro; non è piu’ la sola benzina dell’opinione e della protesta fine a se stessa che può muovere le percentuali, ma il ‘diesel’ della competenza reale che anche gli amministratori specchiati della cosa pubblica, a tutti i livelli, possono garantire al serbatoio elettorale.

Come andiamo ripetendo da mesi da queste pagine, anche all’ex premier Conte, che per quanto riguarda la Calabria ci pare si finga sordo per non ascoltare le istanze di rinnovamento dei vertici del proprio partito, c’è un esercito di sindaci, assessori e consiglieri comunali di area progressista che governa (bene) in splendida solitudine un sacco di realtà municipali.

Or bene, alcuni di questi amministratori virtuosi orbitano dalle parti della Lista Tridico e della scuola di formazione politica, peraltro ben diretta da Mimmo Talarico, che ne è originata.

In soldoni, potremmo dire che i quadri del futuro stanno lì dentro poiché essi di aderire al Pd non ne vogliono che sapere.

L’intendimento diffuso nella dorsale amministrativa di centro sinistra che ancora non ha ceduto alle sirene occhiutiane e canizzariane è di rinvigorire il Movimento Cinque Stelle dal basso delle periferie, che potrebbero essere decisive nell’ottica del consenso per le prossime elezioni nazionali, se qualcuno le curasse meglio, con animo contadino, e non dai social.

Enzo Bruno, il nome che raccoglie le attese dei territori

Ecco perché si guarda ad Enzo Bruno, battagliero marpione progressista, nonché porta bandiera della lista Tridico in consiglio regionale come possibile nuovo segretario dei pentastellati.

Una suggestione si dirà. Non proprio poiché il politico di Vallefiorita detiene nel proprio portafoglio relazionale un network di amministratori talmente radicato da far invidia ai colossi della grande distribuzione: ‘na putiga in ogni paese’.

Ovviamente, l’ex presidente della provincia di Catanzaro non ammetterà mai di essere al centro di un’attenzione che giorno dopo giorno si fa pressante, ma è a lui che diverse sensibilità guardano per operare la bramata transizione del Movimento dalla orrenda dimensione della politica fatta dal trespolo con annesse analisi del sangue a chi vuole avvicinarsi (i click, le parlamentarie e puttanate discorrendo) alla carne viva dei comuni, perlomeno di quei centri che ancora le destre non si sono accaparrati a colpi di affabilità e disponibilità. Perchè in politica bisogna saperci fare, chè se la base ti percepisce come “nasca tisa” hai chiuso ai suoi occhi. E c’è qualcuno che ha chiuso da tempo.

Il paletto sulle candidature e i malumori su Magorno

Bruno è dunque in cima ai desideri dei “piccoli”(che però son tanti), ma non avrebbe carta bianca, sia ben inteso. Chi lo sostiene gli ha già fatto capire a chiare lettere che lo abbandonerebbe immediatamente qualora sposasse la linea di valorizzare ex parlamentari in prospettiva elettorale.

Il riferimento è anche al già renziano Magorno che c’è chi percepisce fin troppo vicino a Pasquale Tridico.

Una circostanza che ha creato qualche mal di pancia, specie nell’alto Tirreno cosentino dove nei giorni scorsi, a Diamante, si è celebrata la summer school a cinque stelle con tanto di presenza di Giuseppe Conte.

Il criterio di non mettere nelle future liste ex parlamentari provenienti da altre esperienze politiche non sarebbe campato in aria accomunando infatti tutte le principali anime della seconda gamba del centro sinistra, dalla Orrico alla Baldino, passando per Scutellà e Tucci.

E poi “già bisogna pensare alle deroghe sul terzo mandato parlamentare per gli uscenti, figuriamoci se possiamo pensare agli usciti di scena”, chiosa velenoso un movimentista scaleota.

Scutellà tra i candidati alla guida: la scelta spetta a Conte

A proposito della summenzionata Scutellà, anche la consigliera regionale di Rossano è tra i candidati naturali alla guida regionale del Movimento.

Non a caso la sua attività di opposizione nel parlamentino calabrese si salda spesso virtuosamente con quella di Bruno.

Tra i due, tuttavia, non c’è competizione: non sono tipi disposti a fare carte false pur di assumere il comando del partito che- per quanto prestigioso- è comunque una bella gatta da pelare.

Spetta a Giuseppe Conte decidere o continuare a non decidere.

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