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16 Giugno 2026
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“Amanti diabolici”, la Corte d’appello conferma tutto: ergastolo per Menniti e 23 anni al complice per l’omicidio Cordì

Riconosciuta la premeditazione e confermata integralmente la sentenza per il delitto che nel 2019 sconvolse la Locride

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Si chiude con la conferma delle condanne il nuovo passaggio processuale sull’omicidio di Vincenzo Cordì, l’uomo ucciso nel novembre del 2019 e il cui corpo venne ritrovato in località La Scialata, nel territorio di San Giovanni di Gerace. La Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, chiamata a pronunciarsi in sede rescissoria dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, ha confermato integralmente la sentenza di primo grado. I giudici hanno ritenuto sussistente l’aggravante della premeditazione, superando i rilievi che avevano portato la Suprema Corte a chiedere un nuovo esame della vicenda.

Confermati ergastolo e condanna a 23 anni

La decisione comporta la conferma dell’ergastolo per Giuseppe Menniti, indicato come amante della compagna della vittima, Susanna Brescia, e della condanna a 23 anni di reclusione per Francesco Sfara. Per entrambi gli imputati il processo era tornato davanti ai giudici d’appello dopo l’intervento della Cassazione, che aveva annullato la precedente decisione limitatamente alla motivazione relativa alla premeditazione. Il nuovo giudizio ha però confermato il quadro accusatorio già delineato nel primo grado.

Il risarcimento alle parti civili

La Corte ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore delle parti civili, che verrà quantificato in una successiva sede civile. Beneficiarie del provvedimento sono Teresa Restagno, madre della vittima, e Rosa Maria Cordì, sorella di Vincenzo Cordì. Le due donne sono state assistite dall’avvocato Rocco Guttà, affiancato dal contributo tecnico-specialistico del dottor Antonio Miriello.

Un delitto che ha segnato la Locride

Nelle motivazioni richiamate durante il processo, Vincenzo Cordì viene ricordato come una persona mite e dedita al lavoro. Aveva una relazione stabile con Susanna Brescia, dalla quale erano nati due figli. La stessa Susanna Brescia è stata nel frattempo condannata in via definitiva all’ergastolo per il suo coinvolgimento nell’omicidio. La sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria conferma dunque quella emessa dalla Corte d’Assise di Locri il 28 giugno 2022, mettendo la parola fine a un lungo e complesso iter giudiziario segnato anche dal successivo intervento della Cassazione

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