22 Settembre 2026
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Arrestato all’alba, assolto sei anni dopo. L’ex sindaco Callipo: “Non c’erano nemmeno gravi indizi”

Dalla maxi-operazione Rinascita Scott al verdetto definitivo: il racconto in tv dell’ex primo cittadino di Pizzo, tra carcere duro, accuse di concorso esterno e assoluzione piena

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Alle 3.30 del 19 dicembre 2019 bussano alla porta. “Stavo dormendo con mia moglie e mia figlia”, racconta Gianluca Callipo, ex sindaco di Pizzo Calabro, ospite della trasmissione Dritto e Rovescio su Rete4. “I carabinieri mi dissero che dovevano arrestarmi e portarmi in carcere”.

L’accusa è tra le più gravi: concorso esterno in associazione mafiosa. Callipo viene coinvolto nella maxi-operazione Rinascita Scott, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. In totale gli indagati sono oltre trecento.  “Quando mi hanno detto che dovevo andare in carcere non avevo nemmeno capito di cosa si trattasse. Pensavo a un’emergenza legata al mio ruolo di sindaco. Mai avrei immaginato una cosa del genere”, riferisce

Il carcere e l’alta sicurezza

Callipo trascorre sette mesi in custodia cautelare, nel reparto di alta sicurezza del carcere di Cosenza. “Come il peggiore dei mafiosi”, sottolinea. La procura, nel corso del procedimento, arriverà a chiedere per lui 18 anni di condanna.

Ricorda l’impatto familiare: “Mia figlia aveva un anno e tre mesi. Pianse per una settimana. Da quella notte la nostra vita è stata sconvolta”. E aggiunge: “Sono andato via convinto che avrei chiarito tutto in poche ore. Invece ho dovuto attendere mesi”.

Il passaggio in Cassazione

Dopo la conferma iniziale del Tribunale della Libertà, è la Cassazione a intervenire. “Non solo non c’erano prove – afferma Callipo – ma non c’era nemmeno la gravità indiziaria”. Una valutazione che porterà alla sua scarcerazione.

Nonostante ciò, il processo prosegue. “Pensavo che dopo la sentenza della Cassazione la procura avrebbe fatto un passo indietro. Invece ha chiesto 18 anni”. Alla fine, dopo un iter giudiziario durato quasi sei anni, arriva l’assoluzione definitiva con formula piena: “per non aver commesso il fatto”.

“Da persona credibile ad accusato”

L’ex sindaco insiste su un aspetto che definisce il più doloroso: “La sera prima ero una persona credibile. Il giorno dopo qualunque cosa dicessi veniva considerata come detta da un criminale che cercava di difendersi”. All’epoca Callipo era al secondo mandato da sindaco e aveva ricoperto ruoli nell’Anci, anche a livello nazionale.

Nel corso dell’intervista racconta di aver chiesto di essere ascoltato dai magistrati titolari dell’indagine: “Mi fu risposto che il quadro accusatorio era così chiaro da non rendere necessario sentirmi. Questo fa male a chi crede nelle istituzioni”.

Le assoluzioni e il tema dell’ingiusta detenzione

Nel filone che riguardava l’amministrazione comunale di Pizzo, evidenzia Callipo, “siamo stati tutti assolti”. Diversi tra amministratori e imprenditori locali erano stati sottoposti a misure cautelari.

Il caso rientra nel capitolo delle ingiuste detenzioni, fenomeno che in Italia comporta ogni anno risarcimenti milionari a carico dello Stato. “Il risarcimento più grande – conclude – sarebbe sentire chiedere scusa per accuse che si sono rivelate infondate”.

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