7 Settembre 2026
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Carico di droga rubato alla ’ndrangheta: colpo da 120mila euro, debito da mezzo milione e taglia sull’autore

Nove arresti tra Napoli e Calabria. La cosca Nirta-Strangio aveva deciso di vendicarsi progettando anche il rapimento della moglie dell’uomo che aveva ordinato la rapina

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Un carico di 20 chilogrammi di cocaina sottratto alla ’ndrangheta, un debito da mezzo milione di euro da saldare, una taglia da 120mila euro e persino un rapimento progettato come vendetta. È il quadro che emerge dall’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che all’alba ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari nei confronti di esponenti della camorra e della ’ndrangheta.

La rapina del 2023 e i clan coinvolti

Secondo le indagini, il colpo risale alla primavera del 2023 e avrebbe visto protagonisti affiliati al clan Vanella Grassi di Scampia, in accordo con soggetti calabresi riconducibili alla cosca Nirta-Strangio. La droga, inviata dalla ’ndrangheta e destinata al clan Amato-Pagano, non arrivò mai a destinazione: il carico venne rapinato e dirottato a Casavatore, dove si consumò l’azione armata ai danni di due corrieri calabresi.

Il debito e l’ideatore del colpo

A ideare la rapina sarebbe stato Simone Bartiromo, oggi detenuto nel carcere di Tolmezzo, che avrebbe agito per rientrare da un debito di circa 500mila euro. Per quella partita di cocaina, Bartiromo avrebbe incassato 60mila euro, una quota del valore complessivo del carico, stimato in 120mila euro.

La taglia e la vendetta della ’ndrangheta

Lo sgarro non rimase senza conseguenze. La ’ndrangheta avrebbe reagito mettendo una taglia da 120mila euro sui responsabili della rapina. Dalle intercettazioni e dagli accertamenti investigativi è emerso anche un progetto di rapimento della moglie dell’ideatore del colpo, pensato come ritorsione esemplare per la sottrazione della droga.

L’allarme della Procura

Un livello di allarme confermato anche dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che nel corso della conferenza stampa ha sottolineato la pericolosità della reazione delle cosche: la Procura ha valutato perfino misure di tutela per Bartiromo, proprio in considerazione del modo di agire della ’ndrangheta. “Il problema – ha avvertito il procuratore – è che siamo preoccupati dalla reazione della ’ndrangheta“, tanto da aver valutato misure di protezione per i presunti protagonisti dell’episodio. “È una scelta che non si può imporre – ha aggiunto – ma l’allerta delle forze dell’ordine è massima, a prescindere dalla volontà dei soggetti coinvolti”.

Gli arresti e le accuse

Il blitz anticamorra ha portato all’arresto di sette presunti appartenenti al clan Vanella Grassi e due soggetti calabresi, ritenuti coloro che si sarebbero fatti rapinare la sostanza stupefacente. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione di tipo mafioso, rapina, detenzione di sostanze stupefacenti e possesso di armi da fuoco, tutti reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

La fuga e la nicchia dietro l’armadio

Durante l’operazione, uno dei ricercati ha tentato una fuga disperata: si era nascosto per oltre cinque ore in una nicchia ricavata dietro un armadio, nel tentativo di sfuggire ai carabinieri. Per depistare i militari, all’ingresso dell’abitazione erano state sistemate scarpe da donna e da bambino, così da far credere che in casa non ci fosse alcun uomo. Un espediente che non ha retto ai controlli approfonditi.

L’asse camorra-’ndrangheta

L’inchiesta, sviluppata tra il 2024 e il 2025 anche grazie a intercettazioni e alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ricostruisce nel dettaglio le fasi organizzative ed esecutive della rapina e conferma l’esistenza di un asse stabile tra camorra e ’ndrangheta nel traffico di droga. Un equilibrio criminale incrinato da un debito, una partita di cocaina e da uno sgarro che rischiava di trasformarsi in una guerra aperta. “L’elemento di novità è il rapporto diretto con la ’ndrangheta“: così il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri ha commentato gli arresti che hanno colpito il clan Vanella Grassi e la cosca Nirta-Strangio di Reggio Calabria. Secondo quanto emerso dall’indagine dei Carabinieri, una ’ndrina calabrese riforniva di cocaina un gruppo camorristico, instaurando un canale stabile di fornitura di droga tra le due organizzazioni.

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