Due persone sono state arrestate a Catanzaro con l’accusa di aver incendiato lo scooter di un avvocato catanzarese, provocando anche il danneggiamento delle mura della sua abitazione. L’operazione è stata eseguita nei giorni scorsi dalla Polizia di Stato, che ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica.
I nomi degli arrestati e le accuse
Secondo quanto emerso dalle indagini, i due arrestati sono Luciano Passalacqua, 40 anni, e Chiara Passalacqua, 33 anni, entrambi residenti a Catanzaro (difesi dall’avvocato Alessio Spadafora). Sono gravemente indiziati, in concorso tra loro, di aver dato alle fiamme, nella notte del 12 giugno 2026, lo scooter di proprietà di un professionista del foro catanzarese. Le fiamme avrebbero inoltre provocato il danneggiamento delle mura dell’abitazione dell’avvocato.
Le indagini della Squadra Mobile
L’attività investigativa è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e condotta dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura. Determinante, spiegano gli inquirenti, è stata l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, che ha consentito agli investigatori di ricostruire la dinamica dei fatti e di individuare i presunti responsabili dell’episodio incendiario. Sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini, il gip ha ritenuto sussistenti i presupposti per l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, eseguita dalla Polizia di Stato.
Un piano studiato nei dettagli
Secondo la ricostruzione investigativa, i due avrebbero agito in perfetta sintonia. L’obiettivo era incendiare il motociclo parcheggiato davanti all’abitazione del legale. Le fiamme, però, si sono rapidamente propagate ben oltre il mezzo, raggiungendo la facciata dello stabile, gli infissi delle abitazioni e parte dell’impianto elettrico della zona. L’incendio ha provocato un blackout e ha reso necessaria anche l’interruzione della circolazione stradale. Solo il tempestivo intervento dei residenti e dei Vigili del Fuoco ha evitato conseguenze ancora più gravi, scongiurando che il rogo coinvolgesse l’intero edificio abitato.
Il rifornimento di benzina e il raid ripreso dalle telecamere
A ricostruire minuto dopo minuto quanto accaduto sono state le immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadina e quelle di una stazione di servizio IP. Secondo gli investigatori, una Hyundai i20, guidata da una delle persone arrestate, si sarebbe fermata al distributore, dove il passeggero avrebbe riempito di benzina un flacone di plastica. Successivamente l’auto avrebbe raggiunto via Milelli, dove il presunto autore materiale sarebbe sceso dal veicolo mentre la conducente sarebbe rimasta ad attendere con i fari spenti. L’uomo avrebbe quindi percorso a piedi il tratto fino all’abitazione dell’avvocato, cosparso di carburante lo scooter e appiccato il fuoco, allontanandosi subito dopo con il contenitore ancora in mano. Terminata l’azione, sarebbe risalito in auto, che si sarebbe diretta verso la zona di via Germaneto.
L’andatura claudicante e le scarpe identiche a quelle riprese nei video
Le immagini non sarebbero state l’unico elemento raccolto dagli investigatori. Nel corso delle indagini, gli agenti della Squadra Mobile avrebbero notato che il presunto autore del gesto mostrava una marcata andatura claudicante alla gamba sinistra, particolare ritenuto altamente identificativo. Durante una successiva attività investigativa, lo stesso indagato avrebbe confermato di soffrire di quel problema fisico, attribuendolo alle conseguenze di un precedente incidente stradale. Un ulteriore riscontro sarebbe arrivato dalla perquisizione domiciliare, nel corso della quale gli investigatori hanno sequestrato un paio di scarpe perfettamente compatibili, per modello, colore e caratteristiche, con quelle indossate dalla persona ripresa nelle immagini delle telecamere.
Le motivazioni del gip
Nel provvedimento cautelare il gip sottolinea la particolare gravità dei fatti contestati. Secondo il giudice, l’incendio appiccato a ridosso di un edificio abitato avrebbe avuto una potenzialità distruttiva tale da mettere concretamente in pericolo l’incolumità pubblica, andando ben oltre il semplice danneggiamento di un veicolo. Il Tribunale evidenzia inoltre il pericolo di reiterazione del reato, soprattutto in relazione ai precedenti attribuiti a uno degli indagati, oltre al rischio di inquinamento probatorio, ritenendo possibile la distruzione di elementi utili alle indagini o eventuali condizionamenti favoriti dal contesto ambientale di riferimento. Per queste ragioni il gip ha ritenuto non sufficienti misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari o il braccialetto elettronico, disponendo nei confronti di entrambi la custodia cautelare in carcere.












