5 Settembre 2026
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’Ndrangheta e droga nel Vibonese, la Dda chiude l’inchiesta “Aquarium” sul locale di Ariola: 16 indagati (NOMI)

La Procura antimafia di Catanzaro ricostruisce il narco-business dei Maiolo di Acquaro e la loro rete con base nelle Preserre vibonesi. Angelo Maiolo indicato come “apice indiscusso” del presunto sodalizio

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Una struttura con il cuore operativo nelle Preserre vibonesi, basi logistiche sparse in diverse regioni e una rete di uomini incaricati di finanziare gli acquisti, trovare i fornitori, reclutare i corrieri, custodire lo stupefacente e piazzarlo sul mercato. È questa l’architettura del presunto sistema criminale delineato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nell’inchiesta della Guardia di finanza denominata “Aquarium”, che punta sugli interessi nel narcotraffico attribuiti alla cosca Maiolo di Acquaro. L’indagine è arrivata allo snodo principale con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 16 persone. Il provvedimento è firmato dal sostituto procuratore della Dda Andrea Giuseppe Buzzelli e dal procuratore della Repubblica di Catanzaro Salvatore Maria Curcio.

Chi sono gli indagati

I destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini sono Gianni Bellò, 80 anni, residente a Garbagna, in provincia di Alessandria; Francesco Carè, 51 anni, residente a Fabrizia; Domenico Fortuna, 44 anni, residente a Stefanaconi; Domenico Fusca, 45 anni, residente a Dasà; Angelo Maiolo, 42 anni, residente a Montesilvano, in provincia di Pescara; Antonio Maiolo, 34 anni, residente a Stefanaconi; Carlo Maiolo, 55 anni, residente a Montesilvano; Francesco Maiolo, 43 anni, residente a Brandizzo, in provincia di Torino; Dritan Mici, 51 anni, residente a San Salvo, in provincia di Chieti; Gaetano Montera, 28 anni, residente ad Acquaro; Nicola Antonio Papaleo, 67 anni, residente a Monasterace; Giovanni Maiolo, 36 anni, residente a Montesilvano; Pietro Parisi, 45 anni, residente ad Alghero; Stefano Terremoto, 47 anni, residente a Torino; Ciro Trezzi, 44 anni, residente a Montesilvano; e Francesco Zoccoli, 54 anni, residente a Sant’Agata del Bianco.

A quattordici di loro – tutti tranne Mici e Zoccoli – la Dda contesta, con ruoli differenti, la partecipazione a una presunta associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L’aggravante mafiosa viene sostenuta dalla Procura ipotizzando che le condotte fossero dirette ad agevolare la ’ndrina Maiolo, indicata come inserita nel “locale di Ariola” e operante soprattutto nei territori di Acquaro, Arena e Dasà.

Il presunto vertice e la catena di comando

Al centro della ricostruzione accusatoria viene collocato Angelo Maiolo, al quale la Dda attribuisce il ruolo di promotore, organizzatore, capo e finanziatore. Nel provvedimento è definito, anche durante i periodi di detenzione, l’“apice indiscusso” della presunta associazione dedita al narcotraffico. Secondo l’accusa, sarebbe stato lui a pianificare gli affari, individuare i fornitori ritenuti più affidabili, impartire disposizioni sul trasporto e sulla vendita della droga e stabilire i prezzi, comprendendo nel costo finale anche la quota del profitto che gli sarebbe spettata.

Il ruolo di organizzatori viene invece attribuito a Nicola Antonio Papaleo, Ciro Trezzi, Francesco Maiolo, Francesco Carè, Antonio Maiolo, Gaetano Montera e Domenico Fusca. Per la Procura avrebbero goduto della piena fiducia del presunto capo e partecipato alle decisioni sugli acquisti, sul trasporto, sulla custodia e sulla successiva cessione dello stupefacente. Stefano Terremoto, Pietro Parisi e Gianni Bellò vengono indicati come presunti fornitori di consistenti quantitativi di droga, soprattutto marijuana e cocaina, e come collegamento tra l’organizzazione, i corrieri e i canali di approvvigionamento attivi nel Centro e nel Nord Italia. A Giovanni Maiolo, Carlo Maiolo e Domenico Fortuna la Dda assegna infine compiti di finanziamento e supporto, oltre che di detenzione dello stupefacente, reclutamento dei corrieri e ricerca degli acquirenti.

Il centro nelle Preserre e le basi in quattro regioni

Nelle contestazioni, l’organizzazione viene descritta come “destinata a operare stabilmente nel tempo” e dotata di una struttura capace di muoversi ben oltre i confini della provincia di Vibo Valentia. Il centro decisionale sarebbe rimasto nei territori di Acquaro, Dasà e Arena, mentre depositi, punti di consegna e basi per lo stoccaggio sarebbero stati individuati o utilizzati in Calabria, Lazio, Piemonte e Abruzzo. La distribuzione sarebbe stata estesa a più zone d’Italia. Per comunicare, secondo la Dda, gli indagati avrebbero fatto ricorso a strumenti telefonici e telematici dotati di “sofisticate tecnologie di criptografia idonee a eludere le investigazioni”. L’associazione viene contestata a partire almeno dal 2015, con l’aggravante del numero dei partecipanti, ritenuto non inferiore a dieci, e dell’ingente quantità di stupefacente oggetto dei presunti traffici.

Cocaina, marijuana e hashish: i venti episodi contestati

Accanto al capo associativo, il provvedimento elenca venti distinti episodi di detenzione, approvvigionamento, trasporto, offerta o cessione di droga, collocati soprattutto tra il 2020 e il 2021. Tra questi figura la presunta cessione di un chilo di cocaina a un acquirente pugliese, avvenuta il 24 settembre 2020 tra Bovalino e Vibo Valentia. Un’altra contestazione riguarda una partita di marijuana acquistata per 30mila euro e trasportata, in confezioni da mezzo chilo, da Valmontone a Città Sant’Angelo. Il 17 novembre 2020, sempre secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero stati gestiti 18 chili di marijuana del valore di 74mila euro, con un acconto di 30mila euro consegnato a Torino. Nella stessa giornata viene collocato un ulteriore approvvigionamento di almeno 20 chili, pagato non meno di 32mila euro. La Procura contesta inoltre l’offerta di 20 chili di hashish, proposta a un prezzo oscillante tra 4.600 e 4.900 euro al chilo, e l’acquisto di 24,5 chili di marijuana, finanziato con un acconto di 30mila euro e seguito dal trasferimento della sostanza a Montesilvano.

Il ritiro al distributore dismesso e i depositi nel Pescarese

Uno degli episodi descritti nell’avviso riguarda 32 chili di marijuana che un corriere avrebbe prelevato all’interno di un distributore dismesso nei pressi di Nettuno. La droga sarebbe stata poi trasportata in provincia di Pescara per essere offerta in vendita. Seguono le contestazioni relative a una partita da 20 chili, quattro dei quali sarebbero stati ceduti dietro il pagamento di un acconto da 7mila euro, e a un carico da 19,5 chili che, secondo la Dda, sarebbe stato consegnato a Roma e successivamente trasferito in Abruzzo per lo stoccaggio e la vendita. Il 26 gennaio 2021 viene collocata una delle operazioni più consistenti: 50 chili di marijuana, procurati dietro il pagamento di 70mila euro e trasportati da Roma verso due distinti depositi nella provincia di Pescara.

La contestazione sui 450 chili

Il quantitativo più elevato compare nel capo relativo al 25 gennaio 2021. La Dda contesta ad Angelo Maiolo la presunta detenzione, ai fini della successiva vendita, di 450 chili di marijuana. Nello stesso periodo gli investigatori collocano anche l’offerta di dieci chili di cocaina a Dritan Mici. Quest’ultimo è coinvolto pure in un altro episodio nel quale avrebbe svolto, secondo l’accusa, il ruolo di intermediario per la cessione di dieci chili di marijuana, con il versamento di 10mila euro alla consegna e il saldo previsto entro i quindici giorni successivi. Tra le ulteriori contestazioni figurano una partita di dieci chili di marijuana ceduta attraverso l’intermediazione di Angelo Maiolo e Domenico Fortuna e 14 chili di hashish fatti arrivare dall’estero. Quest’ultima sostanza sarebbe stata proposta a diversi acquirenti abituali, che avrebbero però rifiutato l’acquisto a causa della qualità ritenuta scadente.

Il collegio difensivo e il diritto alla difesa

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Andrea Ferrara; Marco Bosio; Giuseppe Di Renzo; Sergio Rotundo, Nicola Pistininzi; Sandro D’Agostino; Giuseppe Orecchio, Bruno Ganino; Daniela De Sanctis; Lucio Canzoniere; Fiorenzo Cieri; Pietro Sciarretta; Salvatore Ranieri; Ilario Papaleo; Giuliana De Nicola; Alessandro Bavaro e Dario Vannetiello.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari non equivale a una richiesta di rinvio a giudizio e non comporta alcuna dichiarazione di responsabilità. Dalla notifica del provvedimento, gli indagati hanno venti giorni di tempo per prendere visione degli atti ed estrarne copia, presentare memorie, produrre documenti, depositare gli esiti delle investigazioni difensive e chiedere al pubblico ministero il compimento di ulteriori attività d’indagine. Possono inoltre presentarsi per rendere dichiarazioni spontanee oppure chiedere di essere sottoposti a interrogatorio con l’assistenza del proprio difensore. Conclusa questa fase, la Dda dovrà decidere se avanzare una richiesta di rinvio a giudizio, modificare le contestazioni oppure valutare eventuali richieste di archiviazione. Fino a una sentenza definitiva, per tutte le persone coinvolte vale il principio costituzionale di presunzione di innocenza.

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