26 Settembre 2026
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Cutro, la svolta dagli interrogatori: “Forse si poteva fare di più”. Il militare Frontex: “Si poteva alzare l’elicottero”

Nuovi elementi emergono dall'inchiesta sul naufragio di Cutro. Al centro delle indagini anche la classificazione dell'imbarcazione e le decisioni prese nelle ore precedenti alla tragedia

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A oltre tre anni dal naufragio di Cutro, costato la vita a 94 migranti, tra cui 35 minori, emergono nuovi dettagli dagli interrogatori disposti dalla Procura di Crotone.

Davanti al sostituto procuratore Matteo Staccini, Paolo Magistri, esperto Sar della Guardia costiera in servizio nella sala operativa di Frontex a Varsavia la notte del 26 febbraio 2023, ha riconosciuto che, con il senno di poi, «probabilmente si poteva fare di più».

«Si poteva alzare l’elicottero per intercettarla. Se andavano in porto probabilmente non succedeva perché la navigazione era coerente, normale, in sicurezza, almeno in apparenza. Quindi, se andavano in porto, non sarebbe successo», ha dichiarato nel corso dell’interrogatorio del 2 luglio scorso.

Tre esperti ascoltati dalla Procura di Crotone

Magistri è uno dei tre funzionari italiani sentiti come persone informate sui fatti. Oltre a lui, il pm ha ascoltato Giovanni Ligas, team leader di Frontex, e Vincenzo Walter Pascalicchio, esperto Law Enforcement della Guardia di Finanza.

Nessuno dei tre risulta indagato.

Gli interrogatori, resi noti dalla trasmissione “Il Cavallo e la Torre”, si inseriscono nel filone investigativo che accompagna il processo sui mancati soccorsi e puntano a chiarire le decisioni assunte nelle ore che precedettero il naufragio.

Il nodo della classificazione dell’imbarcazione

Uno degli aspetti sui quali la Procura sta concentrando l’attenzione riguarda la classificazione dell’imbarcazione nei documenti di Frontex.

Durante l’interrogatorio del 20 giugno 2026, a Giovanni Ligas è stato chiesto di spiegare una discrepanza presente nella documentazione agli atti dell’inchiesta: nella stessa segnalazione compare inizialmente la dicitura “possible migrant boat”, mentre poche righe dopo l’imbarcazione viene descritta come “una piccola barca ritenuta da diporto”.

Ligas ha attribuito la contraddizione a un semplice errore materiale.

«Dalla mia prospettiva questo si chiama “typo”, un copia e incolla, perché nella parte del siting erano chiaramente indicati gli elementi osservati», ha spiegato.

«Avevamo il sospetto che fosse una barca di migranti»

Nel corso dell’audizione, il pubblico ministero ha chiesto direttamente a Paolo Magistri se vi fosse il sospetto che l’imbarcazione fosse utilizzata per il trasporto di migranti.

La risposta è stata netta.

«Sì», ha confermato l’esperto della Guardia costiera, spiegando che alcuni elementi facevano propendere per questa ipotesi.

«La telefonata proveniente dalla Turchia e la rotta seguita dall’imbarcazione ci hanno fatto desumere che si trattasse comunque di un evento migratorio, anche se poteva riguardare tre, cinque o più persone. Per questo è stata inoltrata una segnalazione al team leader, d’intesa con il collega della Guardia di Finanza, classificandolo come un evento di law enforcement».

L’inchiesta continua

Le dichiarazioni raccolte dalla Procura di Crotone rappresentano un nuovo tassello nell’accertamento delle responsabilità legate al naufragio di Cutro. L’obiettivo degli investigatori resta quello di ricostruire, nel dettaglio, le valutazioni operative e le decisioni assunte nella sala operativa di Frontex nelle ore precedenti a una delle più gravi tragedie del Mediterraneo.

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