La Corte d’Appello di Caltanissetta ha disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per Michele Silvano Mazzeo, classe 1971, di Mileto, conosciuto con l’alias “Stallone”, dall’estate 2024 sottoposto al regime di 41 bis, il carcere duro. Il provvedimento, firmato dalla seconda sezione penale e adottato il primo luglio, arriva dopo la nuova istanza presentata dalla difesa, composta dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Valerio Accorretti, che aveva chiesto una verifica sulle condizioni di salute dell’imputato e sulla compatibilità con il regime detentivo. La Corte ha ritenuto che, alla luce della complessiva valutazione del quadro sanitario e degli episodi autolesionistici segnalati, la misura più adeguata e proporzionata sia quella dei domiciliari, ma con controllo elettronico, ovvero con l’utilizzo del braccialetto.
Il procedimento Chimera e la condanna in appello
La sostituzione della misura cautelare riguarda il procedimento della Dda di Caltanissetta comunemente denominato operazione “Chimera”. Mazzeo è imputato per i reati previsti in materia di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e violazioni della normativa sugli stupefacenti. Nel processo celebrato in Sicilia, Mazzeo è stato condannato in secondo grado dalla Corte d’Appello di Caltanissetta a 11 anni, 10 mesi e 6 giorni di reclusione. In primo grado, il Tribunale di Gela aveva inflitto una condanna più pesante: 17 anni, 9 mesi e 10 giorni.
Il nome di Mazzeo nel maxiprocesso Maestrale
Il nome di Mazzeo è legato anche al procedimento Maestrale-Carthago, il maxi processo sulle cosche vibonesi. Proprio nella sentenza di primo grado del processo Maestrale, Mazzeo è stato condannato a 7 anni di reclusione, a fronte di una richiesta della Dda di 18 anni. Secondo quanto evidenziato dalla difesa, la decisione ha visto Mazzeo assolto dalla contestazione di associazione mafiosa con ruolo verticistico. Una sentenza arrivata in un processo segnato da numerose assoluzioni e da un esito che ha ridimensionato diverse richieste formulate dall’accusa.










