La Corte di Cassazione, Prima Sezione penale si è nuovamente pronunciata sul processo “Tritone” scaturito dall’inchiesta sulla presunta cellula di ‘ndrangheta radicata sul litorale romano tra Anzio e Nettuno. Gli Ermellini hanno accolto, sia pure in parte, sia il ricorso della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma sia alcuni dei ricorsi presentati dalle difese, tra cui quello di Bruno Gallace, indicato dall’accusa come uno dei promotori del sodalizio.
Il ricorso della Procura Generale: riaperto il capitolo mafioso
Il punto centrale della decisione riguarda il capo 1, relativo alla contestazione di associazione di tipo mafioso. La Cassazione ha annullato la sentenza di appello bis nella parte in cui aveva dichiarato la nullità della sentenza di primo grado su questo capo, disponendo il rinvio per un nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’Appello di Roma. La decisione coinvolge sei imputati: Bruno Gallace, Vincenzo Italiano, Francesco Samà, Cosimo Tedesco, Fabrizio Lorenzo e Gregorio Spanò. Per il resto, il ricorso della Procura Generale è stato dichiarato inammissibile.
Accolto il ricorso di Gallace sul narcotraffico e continuazione
Per Bruno Gallace, difeso dagli avvocati Vincenzo Cicino, Giorgio Vianello e Raffaella Graziani, la pronuncia di ieri riapre la partita sul narcotraffico. La Cassazione ha infatti accolto anche il ricorso della sua difesa, annullando con rinvio la sentenza di appello bis nella parte relativa alla condanna per il capo 35, che contesta l’associazione finalizzata al narcotraffico, e nella parte in cui non era stata riconosciuta la continuazione con la sentenza relativa al procedimento denominato “Appia Mithos“. Anche su questi punti si procederà a un nuovo giudizio davanti ad altra sezione della Corte d’Appello di Roma. Il resto del ricorso di Gallace è stato respinto.
Gli altri annullamenti con rinvio
Oltre alla posizione di Gallace, la Cassazione ha disposto ulteriori annullamenti parziali, circoscritti però al trattamento sanzionatorio e non al merito dell’accusa. Per Franco Leoni è stata annullata l’aggravante della recidiva; per Fabrizio Bartolomei la stessa aggravante e la riduzione di pena per il rito abbreviato; per Daniele Paduano l’aumento di pena per la continuazione; per Francesca Romagnoli l’intero trattamento sanzionatorio; per Fabio Kowalsky gli aumenti di pena legati a recidiva e continuazione. Anche in questi casi la decisione tornerà davanti a un’altra sezione della Corte d’Appello di Roma, mentre il resto dei rispettivi ricorsi è stato respinto. A parte va segnalata la posizione di Saverio Menichetti, per il quale la Cassazione ha annullato senza rinvio la sola condanna al pagamento delle spese di rappresentanza e difesa nei confronti della parte civile Regione Lazio, eliminandola. Il resto del suo ricorso è stato respinto.
I ricorsi respinti
La Cassazione ha respinto integralmente, con condanna al pagamento delle spese processuali, i ricorsi di Ciro Scognamiglio, Marco Pirri, Fabrizio Schinzari, Gentian Mezinaj e Piero Forte. Stessa sorte, per la propria posizione personale, per Vincenzo Italiano, Gregorio Spanò, Cosimo Tedesco, Fabrizio Lorenzo e Francesco Samà, i cui ricorsi sono stati respinti pur restando aperto, per loro, il capitolo relativo al capo 1 riaperto su impulso della Procura Generale. Nessuna statuizione sulle spese per le parti civili.
Il precedente: l’appello bis e la caduta delle aggravanti mafiose
La vicenda arriva da lontano. Nel gennaio 2025 la Cassazione aveva già annullato con rinvio le condanne per associazione mafiosa a carico degli stessi sei imputati oggi coinvolti nella riapertura del capo 1, oltre alle aggravanti da narcotraffico per un più ampio gruppo di imputati. Il giudizio di rinvio, celebrato davanti alla Corte d’Appello di Roma, si era concluso il 24 luglio 2025 con una sentenza che escludeva sia l’aggravante mafiosa sia quella da narcotraffico, rideterminando le pene al ribasso per tutti gli imputati. Contro quella sentenza avevano proposto ricorso sia la Procura Generale sia diverse difese, dando origine al procedimento definito ieri dagli Ermellini.
Cosa succede ora
Per i capi e i punti oggetto di rinvio, un nuovo collegio della Corte d’Appello di Roma dovrà tornare a pronunciarsi, tenendo conto delle indicazioni della Cassazione. Fino a quel momento, per gli imputati coinvolti nella riapertura vale la presunzione di non colpevolezza. Restano invece ferme, salvo il capitolo del capo 1 per i sei nomi coinvolti, le pronunce di rigetto emesse ieri dalla Suprema Corte.
Il collegio difensivo
Ampio il collegio difensivo impegnato davanti alla Prima sezione penale della Corte di Cassazione. Dall’avviso d’udienza risultano, tra gli altri, gli avvocati Valerio Spigarelli per Gregorio Spanò, Michele Monaco per Guido Alessandrini e Federico Usai, Luca Cianferoni per Vincenzo Italiano, Francesco Lojacono, Vincenzo Cicino e Giorgio Vianello Accorretti per Bruno Gallace, Alessandro Diddi e Giovanni Nunnari per Fabrizio Schinzari, Alessia Vita per Ciro Scognamiglio, Luca Goffredo per Saverio Menichetti, Paolo Canevelli e Francesco Tagliaferri per Fabrizio Bartolomei, Simonetta Galantucci per Franco Leoni, Roberta Boccadamo per Fabio Kowalsky, Margherita Della Corte per Cosimo Tedesco, Valerio Vianello Accorretti per Daniele Paduano, Giovanni Tedesco per Gentian Mezinaj, Pietro Messina per Marco Pirri, Domenico Oropallo e Sabrina Caltabiano per Fabrizio Lorenzo, Fabio Massimo Guaitoli per Guido Alessandrini, Giuseppe Tassiello per Piero Forte e Vincenzo Garruba per Francesco Samà.
Nel procedimento figurano inoltre le parti civili Regione Lazio, rappresentata dagli avvocati Giuseppe Marino e Carlo D’Amata, l’associazione Assovittime Criminalità, rappresentata dagli avvocati Pierluigi Mancuso e Aldo Barduagni, e l’associazione Antonino Caponnetto, rappresentata dall’avvocato Felicia D’Amico.










