Il Daspo è stato revocato. Mario Smorfa, tifoso del Catanzaro coinvolto nell’inchiesta sui disordini scoppiati il 3 marzo 2024, al termine del derby disputato allo stadio “San Vito-Gigi Marulla”, potrà tornare ad assistere alle manifestazioni sportive. Il provvedimento è stato adottato l’8 luglio 2026 dal questore di Cosenza, Antonio Borelli, che ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato Alessio Spadafora, difensore di Smorfa. Una decisione arrivata dopo l’assoluzione pronunciata dal Tribunale di Cosenza e diventata definitiva nel marzo scorso. Si chiude così, anche sul piano amministrativo, una vicenda iniziata oltre due anni fa e costata al sostenitore giallorosso una delle misure di prevenzione più pesanti previste dalla normativa sugli eventi sportivi.
Il Daspo di sette anni dopo gli scontri
Il provvedimento originario era stato emesso il 21 marzo 2024, poche settimane dopo gli incidenti verificatisi durante e dopo il derby tra Cosenza e Catanzaro. La misura vietava a Smorfa l’accesso agli stadi e agli impianti sportivi per sette anni. Per i primi tre anni era stato disposto anche l’obbligo di presentazione alla Questura di Catanzaro, quindici minuti prima dell’inizio e quindici minuti dopo la conclusione di ogni partita disputata dalla squadra giallorossa, sia in casa sia in trasferta. Alla base del Daspo vi erano le informative della Digos e della Squadra mobile di Cosenza, elaborate attraverso l’esame delle immagini registrate durante i disordini. Secondo l’ipotesi investigativa iniziale, Smorfa sarebbe stato identificato tra i partecipanti agli scontri, mentre impugnava un bastone.
Le immagini esaminate in aula
Quella ricostruzione, però, non ha superato la prova del dibattimento. Con la sentenza pronunciata il 17 ottobre 2025, il Tribunale di Cosenza ha assolto Smorfa e la decisione è diventata irrevocabile il 18 marzo 2026. I giudici hanno stabilito che gli elementi raccolti durante le indagini, compresi i filmati acquisiti dalla polizia, non consentivano di ricondurre con certezza all’imputato le condotte contestate. In sostanza, proprio il materiale video utilizzato per identificarlo non ha permesso, una volta analizzato nel processo, di dimostrare la sua partecipazione agli episodi di violenza. L’assoluzione è stata pronunciata “per non aver commesso il fatto”, sulla base dell’impossibilità di attribuire a Smorfa le azioni descritte nelle informative di polizia giudiziaria.
Prima la revoca dell’obbligo di firma
Un primo effetto della sentenza si era già prodotto il 4 maggio 2026, quando il gip del Tribunale di Cosenza, Francesca De Vuono, aveva revocato l’obbligo di presentazione presso la Questura di Catanzaro. Restava però formalmente in vigore il divieto di accesso agli impianti sportivi. Da qui l’istanza presentata l’11 giugno dall’avvocato Spadafora per ottenere la cancellazione definitiva del Daspo. Anche il pubblico ministero aveva espresso parere favorevole all’accoglimento della richiesta.
“Venuti meno i presupposti”
Nel decreto di revoca, il questore ha preso atto che l’assoluzione definitiva riguarda gli stessi fatti posti alla base della misura di prevenzione. Di conseguenza, sono stati considerati venuti meno i presupposti che avevano giustificato l’applicazione del Daspo. Il provvedimento dell’8 luglio cancella quindi la misura emessa nel marzo 2024 e mette la parola fine a una vicenda che, per oltre due anni, ha avuto conseguenze sia giudiziarie sia personali per il tifoso del Catanzaro. Dopo l’assoluzione definitiva in sede penale e la revoca dell’obbligo di firma, cade adesso anche l’ultimo divieto amministrativo collegato agli incidenti del derby.













