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20 Maggio 2026
20 Maggio 2026
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Ferrovie della Calabria porta il Comune di Vibo in Tribunale: chiesti quasi 500mila euro di arretrati

Canoni non versati, occupazioni senza titolo e immobili mai restituiti: la società presenta il conto. Nel ricorso al Tribunale civile chiesti il rilascio delle aree e il pagamento di arretrati, indennità, interessi e spese legali

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Le Ferrovie della Calabria portano il Comune di Vibo Valentia davanti al Tribunale civile e presentano il conto a Palazzo Luigi Razza: 495.603 euro, oltre interessi moratori e spese legali. Una cifra pesante, contenuta in un ricorso che apre un nuovo fronte giudiziario e finanziario per un ente già alle prese con equilibri di bilancio delicati.

Al centro della controversia ci sono aree, capannoni e immobili di proprietà della società regionale che, secondo quanto sostenuto da Ferrovie della Calabria, sarebbero stati utilizzati per anni dal Comune senza il pagamento integrale dei canoni dovuti e, in alcuni casi, senza più un titolo valido. Nel ricorso si parla di occupazione abusiva, grave morosità e violazione dei principi di correttezza e buona fede. Ora sarà il giudice civile a stabilire se le pretese avanzate dalla società siano fondate e in quale misura il Comune sia tenuto a rispondere.

Vent’anni di canoni non pagati

La vicenda prende avvio nel 2001, quando il Comune ottiene in concessione una porzione di terreno di 1.440 metri quadrati nel piazzale della stazione di Vibo Valentia per la realizzazione di un centro mercantile polivalente. L’anno successivo arriva una seconda concessione: oltre 14mila metri quadrati nell’area della stazione di Vibo Marina, con annesso deposito-capannone.

Secondo la ricostruzione di Ferrovie della Calabria, negli anni sarebbero stati inviati numerosi solleciti di pagamento, rimasti però senza esito. Le note e le diffide si sarebbero susseguite dal 2002 fino agli anni più recenti, senza che la posizione debitoria venisse regolarizzata.

La contestazione mossa al Comune è particolarmente dura: Palazzo Luigi Razza avrebbe continuato a utilizzare quelle aree per mercati e fiere settimanali, traendone utilità economica senza corrispondere quanto dovuto alla società proprietaria.

Il nodo dei locali della Polizia municipale

Un altro punto centrale del ricorso riguarda i locali di via Protettì, utilizzati dal Corpo di Polizia municipale. Secondo Ferrovie della Calabria, la convenzione collegata al terminal bus sarebbe cessata nel 2020, ma il Comune non avrebbe mai provveduto alla restituzione degli immobili. Da quel momento, sostiene la società regionale, l’occupazione sarebbe diventata “sine titulo”, cioè priva di una legittimazione giuridica. Ferrovie afferma di avere formalmente diffidato l’ente a liberare i locali, indicando anche un canone mensile di 1.500 euro, parametrato ai valori Omi dell’Agenzia delle Entrate. Anche su questo fronte, però, non sarebbe stata raggiunta alcuna soluzione definitiva.

La proposta del Comune e la distanza tra le parti

Nel 2023 il Comune avrebbe riconosciuto almeno una parte della posizione debitoria, proponendo una transazione da poco più di 12mila euro per chiudere i debiti maturati fino al 2022 relativi a una delle concessioni. Una proposta giudicata da Ferrovie della Calabria “estremamente riduttiva”. Nel ricorso la società parla di una “grave penalizzazione” subita per quasi vent’anni, tra occupazioni, canoni non versati e mancata restituzione degli immobili. La società regionale sostiene inoltre che Palazzo Luigi Razza avrebbe accumulato ulteriori debiti anche dopo il dissesto finanziario dichiarato nel 2013, aggravando così una situazione già compromessa.

La richiesta al Tribunale

Con il ricorso depositato al Tribunale civile di Vibo Valentia, Ferrovie della Calabria chiede di accertare l’inadempimento del Comune, ordinare il rilascio immediato delle aree e degli immobili occupati e condannare l’ente al pagamento dei canoni arretrati, delle indennità di occupazione e degli eventuali danni. Nel ricorso vengono richiamati anche possibili profili di irregolarità contabile e amministrativa, con riferimento alla formazione di debiti fuori bilancio e all’aggravio economico derivante da interessi e spese legali.

La partita, adesso, passa al giudice. Ma la vicenda rischia già di trasformarsi in un nuovo caso politico e finanziario: una tegola su Palazzo Luigi Razza e, indirettamente, sui contribuenti vibonesi, chiamati ancora una volta a fare i conti con il peso di una gestione amministrativa destinata a finire sotto la lente del Tribunale.

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