6 Settembre 2026
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Il caso Longo e quella strana telefonata anonima prima dell’avviso di garanzia: la denuncia e gli interrogativi ancora aperti

ApprodoCalabria ricostruisce il mistero di una chiamata ricevuta da Luigi Longo il 5 novembre 2024. Due giorni dopo la notifica di un avviso di garanzia datato lo stesso giorno della telefonata

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Una telefonata anonima, poche parole pronunciate dall’altra parte della linea e, due giorni dopo, la notifica di un avviso di garanzia. È la vicenda raccontata da ApprodoCalabria in un articolo pubblicato il 5 settembre, riguardante Luigi Longo, giornalista e imprenditore. Una ricostruzione che pone una serie di interrogativi ma che, proprio per la delicatezza della materia, impone una distinzione netta tra circostanze riferite, ipotesi e fatti eventualmente da accertare. Non vi sono infatti, sulla base di quanto reso pubblico, elementi che permettano di stabilire che la telefonata e il successivo atto giudiziario fossero collegati.

La telefonata del 5 novembre

Secondo quanto ricostruito da ApprodoCalabria, la mattina del 5 novembre 2024, alle 11.26, Longo si trovava in automobile con la moglie quando avrebbe ricevuto una prima chiamata da un numero anonimo, alla quale non rispose. Subito dopo ne sarebbe arrivata una seconda, apparentemente da un numero riservato. Longo avrebbe risposto pensando che potesse trattarsi della banca.

La persona all’altro capo del telefono, secondo il racconto pubblicato dalla testata, si sarebbe rivolta a lui chiamandolo «direttore», facendo riferimento all’esistenza di un’inchiesta che lo riguardava. Alla richiesta di Longo di conoscere l’identità dell’interlocutore, quest’ultimo non si sarebbe identificato, invitandolo invece a «controllare gli altri siti». La conversazione si sarebbe quindi conclusa.

Due giorni dopo la notifica dell’avviso di garanzia

Il particolare sul quale si concentra la ricostruzione di ApprodoCalabria riguarda la successione temporale degli eventi. Secondo quanto riferito dalla testata, il 7 novembre 2024 a Longo sarebbe stato notificato un avviso di garanzia emesso il 5 novembre, dunque nella stessa data in cui sarebbe avvenuta la telefonata. È proprio questa coincidenza temporale ad avere generato gli interrogativi sollevati dalla testata: chi telefonò e quali informazioni possedeva?

Domande che, tuttavia, non possono essere trasformate in conclusioni. La circostanza che i due fatti siano temporalmente vicini non costituisce di per sé prova dell’esistenza di un collegamento né consente di stabilire da dove l’interlocutore avesse eventualmente appreso le informazioni alle quali faceva riferimento.

La telefonata denunciata

ApprodoCalabria riferisce inoltre che Longo avrebbe denunciato l’episodio tramite il proprio legale, l’avvocato Antonino Napoli. Sul contenuto e sull’eventuale stato degli accertamenti relativi alla telefonata, sempre secondo quanto pubblicato dalla testata, non sarebbero al momento disponibili informazioni pubbliche. Ed è questo uno degli aspetti che lascia aperta la vicenda: stabilire, attraverso gli strumenti e nelle sedi competenti, l’identità dell’autore della chiamata e verificare la provenienza delle informazioni alle quali avrebbe fatto riferimento.

Nessuna equivalenza tra indagine e responsabilità

La vicenda va inoltre letta tenendo fermo un principio essenziale. Un avviso di garanzia non equivale a una dichiarazione di responsabilità e l’esistenza di un procedimento giudiziario non consente di anticiparne conclusioni o esiti. Allo stesso modo, la telefonata raccontata da Longo non può essere utilizzata, in assenza di riscontri, per formulare accuse nei confronti di magistrati, investigatori, professionisti o altri soggetti. La questione giornalisticamente rilevante resta quindi circoscritta a ciò che è stato raccontato e denunciato: una telefonata anonima che avrebbe fatto riferimento a un’inchiesta e la successiva notifica di un atto giudiziario datato nello stesso giorno della chiamata. Tutto molto strano.

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