10 Ottobre 2026
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Maxi Incendio a Monza, arrestati due vibonesi: per la Dda fu una vendetta mafiosa (NOMI)

Svolta nell'inchiesta sul rogo che nell'ottobre 2025 devastò un autodemolitore di Monza. Arrestati due uomini originari del Vibonese. Tra gli indagati anche Bartolomeo Arena

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Due uomini originari della provincia di Vibo Valentia sono stati arrestati con l’accusa di aver materialmente appiccato il devastante incendio che il 18 ottobre 2025 distrusse un autodemolitore a Monza. Secondo gli investigatori, il rogo sarebbe stato una vendetta maturata in un contesto di criminalità organizzata, aggravata dal metodo mafioso.

L’inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, mentre le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile di Monza.

Chi sono gli arrestati

Le misure cautelari in carcere, emesse dal gip di Milano Lorenza Pasquinelli, hanno raggiunto Rosario Pardea e Luca Speziali, entrambi calabresi e originari del Vibonese.

Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati loro gli esecutori materiali dell’attentato incendiario ai danni della New Crimo Srl, società che gestisce un autodemolitore in viale delle Industrie, a Monza.

L’accusa contestata è quella di concorso in incendio doloso aggravato dal metodo mafioso.

Il rogo che distrusse decine di automobili

L’incendio scoppiò nella serata del 18 ottobre 2025, devastando il piazzale dell’autodemolitore e distruggendo decine di veicoli. Le fiamme provocarono una densa colonna di fumo e numerose esplosioni, rendendo l’aria irrespirabile nell’area circostante.

Per arrivare ai presunti responsabili, gli investigatori hanno ricostruito la vicenda attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, immagini di videosorveglianza, localizzazioni satellitari e testimonianze.

Tra gli indagati anche Bartolomeo Arena

L’inchiesta coinvolge anche altre due persone.

Tra gli indagati figura Bartolomeo Arena 49 anni di Vimercate. Come precisato dall’avvocato Giovanna Fronte non si tratta dell’omonimo collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena completamente estraneo a questa inchiesta.

Indagato anche Domenico Pardea, 59 anni, cugino di uno degli arrestati, al quale viene contestato di aver individuato e messo a disposizione gli uomini incaricati di incendiare l’autodemolitore.

Il presunto movente: una vendetta dopo un’altra inchiesta

Secondo la ricostruzione investigativa, il movente sarebbe riconducibile ai rapporti deteriorati tra Bartolomeo Arena e Pietro Mottadelli, titolare dell’attività colpita.

Dopo il rogo, l’azienda sarebbe stata anche derubata. L’imprenditore ha quantificato i danni subiti in una cifra compresa tra 150 mila e 250 mila euro.

L’inchiesta sulle presunte truffe ai finanziamenti

La vicenda si intreccia con un altro procedimento aperto dalla Procura di Monza nel 2023, relativo a una presunta associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di proventi derivanti dall’acquisto e dalla rivendita di automobili, operazioni che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state finanziate attraverso documentazione falsa.

Nel gennaio 2025, alcuni mesi prima dell’incendio, Bartolomeo Arena, Pietro Mottadelli e il figlio di quest’ultimo erano stati raggiunti da misure cautelari nell’ambito di quella stessa indagine.

L’ipotesi della Dda: una ritorsione mafiosa

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato nell’ordinanza del gip, il maxi incendio sarebbe stato una ritorsione maturata dopo le diverse posizioni assunte dai protagonisti dell’inchiesta sulle presunte truffe.

Per l’accusa, Arena avrebbe ritenuto che l’ex complice avesse collaborato con la magistratura, decidendo così di punirlo con un’azione dimostrativa riconducibile al metodo mafioso.

Le accuse restano al momento ipotesi investigative, che dovranno essere verificate nel corso dell’iter processuale, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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