La vicenda giudiziaria legata all’inchiesta “Teorema”, condotta a Crotone, torna al centro dell’attenzione dopo il rigetto del ricorso in Cassazione riguardante Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta. A intervenire è l’avvocata Sabrina Rondinelli, legale dei due assistiti, che contesta alcuni passaggi della procedura e preannuncia ulteriori iniziative nelle sedi giudiziarie competenti.
Secondo quanto dichiarato dalla professionista, la decisione della Suprema Corte sarebbe stata assunta sulla base dell’ordinanza genetica del 17 aprile. La difesa, tuttavia, sostiene che restino aperte altre questioni processuali, sulle quali intende proseguire il confronto davanti agli organi giudiziari.
L’avvocata Rondinelli: “Abbiamo in piedi un’altra Cassazione e il riesame”
Nel commentare la decisione, l’avvocata Sabrina Rondinelli ha dichiarato che la Cassazione si sarebbe pronunciata facendo riferimento all’ordinanza genetica del 17 aprile, precisando che per i suoi assistiti sono ancora in corso ulteriori iniziative giudiziarie.
“Stiamo andando avanti con un altro ricorso in Cassazione e con il riesame”, è il senso della posizione espressa dalla legale, che contesta inoltre la validità del provvedimento relativo al giudizio immediato.
Nelle dichiarazioni attribuitele, Rondinelli afferma che, dal 18 ottobre, i suoi assistiti sarebbero sottoposti a misure cautelari sulla base di un provvedimento che ritiene nullo. La difesa intende sollevare la questione davanti al Tribunale di Crotone, indicando presunte irregolarità procedurali che, a suo avviso, dovrebbero condurre alla restituzione degli atti alla Procura e alla revoca delle misure cautelari per scadenza dei termini.
La legale sostiene che il mancato riconoscimento delle nullità contestate potrebbe determinare un ulteriore vizio procedurale. Si tratta, tuttavia, di argomentazioni della difesa, la cui fondatezza dovrà essere valutata nelle sedi competenti.
I presunti affidamenti illeciti e il denaro pubblico
L’inchiesta “Teorema” è stata condotta dai militari della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Crotone, su disposizione della Procura della Repubblica guidata dal procuratore Domenico Guarascio.
Secondo la ricostruzione investigativa, al centro degli accertamenti ci sarebbe un presunto sistema di affidamenti illeciti di appalti e servizi, con un ammontare di risorse pubbliche stimato in circa 400mila euro. Una parte delle somme, secondo l’ipotesi degli investigatori, sarebbe confluita anche su conti correnti personali di un funzionario pubblico, oltre che nelle disponibilità dei soggetti destinatari degli affidamenti.
Le contestazioni riguarderebbero il presunto coinvolgimento di funzionari pubblici e professionisti in un meccanismo che, secondo l’accusa, sarebbe stato operativo per un periodo prolungato e caratterizzato da rapporti organizzati tra più soggetti.
Le ipotesi di reato al vaglio della magistratura
Tra le condotte oggetto dell’indagine figurerebbero presunte irregolarità nell’assegnazione diretta di incarichi e servizi tecnici e professionali, con possibili violazioni dei principi di rotazione, imparzialità e trasparenza previsti dalla disciplina degli appalti pubblici.
Le ipotesi di reato indicate nell’ambito dell’inchiesta comprendono corruzione, falso ideologico in atto pubblico, frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Si tratta di contestazioni che devono essere tenute distinte da eventuali responsabilità accertate con sentenza definitiva. La decisione della Cassazione sul ricorso relativo alle misure cautelari, inoltre, non equivale di per sé a una pronuncia definitiva sulla responsabilità penale degli indagati.














