La ’ndrangheta cambia volto, si mimetizza nell’economia e nei mercati finanziari, mentre diminuisce la percezione della sua pericolosità. È l’allarme lanciato dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, intervenuto a “Tam – Talk About Mafia”, il progetto promosso dall’Associazione nazionale magistrati per approfondire i fenomeni mafiosi attraverso il confronto tra magistratura, istituzioni e società civile.
Un intervento nel quale il magistrato ha richiamato l’attenzione su due questioni: il progressivo arretramento della consapevolezza collettiva rispetto alla minaccia mafiosa e le limitazioni che, a suo giudizio, alcune recenti riforme legislative hanno introdotto nell’attività investigativa.
“La prima regola della ’ndrangheta è non fare rumore”
“È in atto un grave arretramento nella percezione pubblica della minaccia mafiosa”. Le parole del procuratore Curcio fotografano una preoccupazione precisa: la criminalità organizzata rischia di essere percepita come un problema soltanto quando esplode la violenza, mentre le sue infiltrazioni nell’economia e nella società rimangono lontane dall’attenzione pubblica.
“Parlare di mafia è fondamentale”, ha sottolineato il magistrato, evidenziando come la scarsa conoscenza dei fenomeni criminali abbia rappresentato, e continui a rappresentare, un punto di forza per le organizzazioni mafiose.
Secondo Curcio, il rischio è quello di ridurre il contrasto alle mafie a una semplice questione di ordine e sicurezza pubblica, trascurando la complessità dei meccanismi attraverso i quali le cosche consolidano la propria presenza.
Dai mercati finanziari alle società: così la ’ndrangheta si mimetizza nell’economia
Il procuratore ha richiamato l’attenzione soprattutto sulle modalità operative delle organizzazioni criminali più strutturate.
Le mafie, ha spiegato, agiscono sempre più spesso “nelle pieghe dei mercati finanziari e societari“, seguendo una regola fondamentale della ’ndrangheta: “Non fare rumore“.
Una strategia che punta a evitare clamore e visibilità, sfruttando invece i processi di mimetizzazione economica e sociale.
Il pericolo, secondo Curcio, è che l’opinione pubblica finisca per preoccuparsi delle mafie soltanto di fronte a episodi violenti, ignorando l’attività delle componenti più sofisticate dei circuiti criminali.
Una sottovalutazione che rischia di lasciare nell’ombra proprio quelle dinamiche attraverso le quali la criminalità organizzata può penetrare nel tessuto economico e societario.
L’affondo sulle riforme: “Arretrano gli strumenti investigativi“
Nel suo intervento, Salvatore Curcio ha affrontato anche il tema degli strumenti a disposizione degli investigatori per contrastare la criminalità organizzata.
“Un altro punto è l’arretramento degli strumenti investigativi a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni”, ha affermato il procuratore.
Il riferimento è alle modifiche normative che, secondo il magistrato, hanno progressivamente ristretto le possibilità di utilizzare determinati mezzi di ricerca della prova.
“Alcune riforme legislative pongono limiti stringenti all’utilizzo dei mezzi di ricerca della prova e mi riferisco chiaramente al regime delle intercettazioni”.
Un passaggio che porta al centro del dibattito il rapporto tra efficacia delle indagini antimafia, strumenti investigativi e interventi del legislatore.
“La mafia si nutre del nostro disinteresse”: l’appello alla società civile
Il messaggio conclusivo del procuratore di Catanzaro va oltre il lavoro quotidiano della magistratura e delle forze dell’ordine.
Per Curcio, combattere la mafia significa anche mantenere alta l’attenzione dell’intera collettività, evitando che il fenomeno venga considerato un problema esclusivamente giudiziario.
“Parlare di mafia significa anche alzare l’asticella dell’attenzione non solo da parte dei magistrati, degli avvocati e delle forze dell’ordine, ma di un’intera comunità”.
Il magistrato ha quindi concluso con un richiamo alla responsabilità collettiva: “La mafia si nutre anche del nostro disinteresse e della nostra indifferenza“.
Da qui l’invito a continuare a discutere di criminalità organizzata, a conoscerne le trasformazioni e a non abbassare la guardia davanti a una ’ndrangheta che, secondo l’allarme del procuratore, può diventare tanto più insidiosa quanto meno viene percepita come una minaccia.














