8 Ottobre 2026
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l Gratta e Vinci da 10 milioni era un falso “artigianale”: 50enne cosentino a processo per truffa

Unire i pezzi di due tagliandi differenti per simulare una maxi vincita milionaria: è l'accusa mossa a un uomo di Cosenza, scoperto dagli addetti ai controlli negli uffici romani

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La vicenda risale al 22 agosto 2019, quando un uomo di 50 anni originario di Cosenza si è presentato all’Ufficio premi di Lotterie nazionali srl, in viale del Campo Boario a Roma, esibendo un biglietto della lotteria istantanea “Il Miliardario Maxi”. La richiesta avanzata era di quelle da capogiro: riscuotere una vincita complessiva di 10.000.540 euro.
Tuttavia, l’aspetto del tagliando ha immediatamente insospettito il personale addetto alle verifiche. Il cartaceo presentava un evidente strappo orizzontale ed era tenuto insieme da sezioni di nastro adesivo, un’anomalia strutturale che ha fatto scattare i controlli di sicurezza prima di autorizzare qualsiasi transazione economica.

I numeri e la combinazione impossibile

Nel dettaglio, sul biglietto comparivano i numeri nelle aree di gioco “Maxi Bonus” e “Numeri vincenti” — nello specifico il 20, il 56 e il 19 — che, abbinati alle sezioni sottostanti e al moltiplicatore “X5”, facevano apparire la combinazione come vincente per la cifra record di oltre dieci milioni.
Gli accertamenti tecnici successivi hanno però smascherato l’inganno. Il tagliando esaminato non corrispondeva alla configurazione originale emessa dal circuito, ma era il risultato di un vero e proprio assemblaggio eseguito unendo parti di due distinti biglietti, entrambi originariamente non vincenti. A rendere il piano ancor più inverosimile è stato un ulteriore dettaglio tecnico emerso dalle verifiche: la cifra esatta di 10.000.540 euro non rientrava nemmeno tra i premi complessivamente previsti e realizzabili da quella specifica lotteria.

La sbarra dei imputati e il procedimento giudiziario

Per la Procura romana, il cinquantenne avrebbe posto in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco a procurarsi un ingiusto profitto, senza però riuscire a completare l’intento fraudolento esclusivamente per via dei controlli stringenti effettuati dai funzionari della concessionaria dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di Stato.
L’imputato deve ora rispondere dell’accusa di truffa in un procedimento giudiziario dibattuto davanti al tribunale di capitale. Nel corso delle ultime udienze sono stati ascoltati diversi testimoni su impulso del pubblico ministero e della parte civile rappresentata dalla società concessionaria. Il processo è attualmente in corso e per l’imputato vige la presunzione di innocenza fino a sentenza di condanna definitiva.

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