14 Ottobre 2026
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La condanna all’ergastolo torna in Appello: la difesa di Latella contesta la responsabilità per la morte di Cristina Mazzotta

Il 16 dicembre il processo per il sequestro e la morte della studentessa approda davanti alla Corte d’assise d’appello di Milano. Contestata la possibilità di attribuirgli la responsabilità del decesso, sostenendo che il suo ruolo fosse limitato al rapimento

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A mezzo secolo dal sequestro di Cristina Mazzotti, la vicenda giudiziaria della diciottenne lombarda è ancora aperta. Dopo le condanne all’ergastolo pronunciate in primo grado dalla Corte d’assise di Como il 4 febbraio scorso, il procedimento si prepara a una nuova fase davanti ai giudici di secondo grado.

Al centro del processo ci sono le responsabilità per il rapimento della giovane, avvenuto il 30 giugno 1975 a Eupilio, in provincia di Como, e per la sua morte durante la prigionia. Il corpo fu ritrovato il 1° settembre dello stesso anno in una discarica a Galliate, nel Novarese, dopo settimane trascorse in condizioni di segregazione.

Il caso si inserisce nella stagione dei sequestri a scopo estorsivo che, negli anni Settanta, colpirono il Nord Italia e furono attribuiti anche a gruppi criminali legati alla ’ndrangheta calabrese. Cristina Mazzotti è ricordata come la prima donna morta in quel periodo di rapimenti.

Latella ricorre contro la condanna all’ergastolo

Il prossimo appuntamento è fissato per il 16 dicembre davanti alla Corte d’assise d’appello di Milano. A impugnare la sentenza è stata la difesa di Demetrio Latella, 71 anni, conosciuto come Luciano, originario di Reggio Calabria e residente da decenni in provincia di Novara.

Latella, che ha ammesso le proprie responsabilità nel caso, è stato condannato all’ergastolo per la morte della studentessa. Insieme a lui è stato condannato alla stessa pena Giuseppe Calabrò, detto ’u duttiricchiu, 74 anni, originario di San Luca e detenuto in Lombardia.

Il giudizio d’appello dovrà esaminare le contestazioni avanzate dalla difesa di Latella e verificare se la condanna pronunciata in primo grado debba essere confermata o modificata.

La tesi della difesa: nessuna previsione della morte dell’ostaggio

Il punto centrale del ricorso riguarda la possibilità di attribuire a Latella la responsabilità per il decesso di Cristina Mazzotti. Secondo la linea difensiva, l’imputato non avrebbe potuto prevedere che il sequestro si sarebbe concluso con la morte della ragazza e non avrebbe fatto parte del gruppo che organizzò il rapimento.

Da questa ricostruzione deriva la richiesta di limitare la responsabilità penale di Latella al solo sequestro di persona, reato che, secondo la difesa, sarebbe ormai prescritto.

Si tratta di una tesi difensiva che dovrà essere valutata dalla Corte d’assise d’appello. La decisione dei giudici sarà determinante per stabilire se sussistano i presupposti per confermare la condanna all’ergastolo o se debbano essere accolte, in tutto o in parte, le contestazioni presentate dalla difesa.

Il processo proseguirà dunque a Milano il 16 dicembre, con l’esame dell’impugnazione relativa alla posizione di Latella.

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