La pubblica accusa ha chiesto pene fino a vent’anni nel giudizio di rinvio che riporta davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro 15 imputati di Rinascita Scott, processati con rito abbreviato. Dopo il precedente annullamento della Cassazione, i giudici sono chiamati a rideterminare le pene. Nella sua requisitoria, la pm Annamaria Frustaci, applicata alla Procura generale, ha sollecitato 20 anni per Gregorio Niglia, detto “Lollo”, 16 per Gregorio Gasparro e 12 per Vincenzo Mantella. Le richieste saranno ora al centro del confronto con le difese, la cui discussione è fissata per il 12 gennaio 2027, prima della decisione della Corte.
Le richieste per Niglia, Gasparro e Mantella
La richiesta più alta riguarda Gregorio Niglia, detto “Lollo”, di Briatico, per il quale la pubblica accusa ha sollecitato 20 anni. A difenderlo sono gli avvocati Giuseppe Bagnato e Valerio Vianello Accorretti. Per Gregorio Gasparro, di San Gregorio d’Ippona, assistito dagli avvocati Dario Vannetiello e Diego Brancia, la richiesta è di 16 anni. Per Vincenzo Mantella, di Vibo Valentia, difeso dagli avvocati Francesco Sabatino e Diego Brancia, Frustaci ha chiesto 12 anni. Le quindici posizioni erano state stralciate da quelle di altri imputati che avevano scelto il rito abbreviato e sono ora all’esame della Corte nel giudizio di rinvio.
Dodici anni per altri quattro imputati
La pubblica accusa ha chiesto 12 anni anche per Antonio Patania, di Sant’Onofrio, assistito dagli avvocati Tiziana Barillaro e Vincenzo Gennaro, e per Andrea Prestanicola, di Ionadi, difeso dall’avvocato Valerio Vianello Accorretti. La stessa pena è stata sollecitata per Giovanni Rizzo, di Nicotera, rappresentato dagli avvocati Guido Contestabile e Pietro Antonio Corsaro, e per Giuseppe Scriva, di Vibo Valentia, assistito dagli avvocati Sergio Rotundo e Francesco Lojacono.
Mazzeo, la nuova richiesta dopo l’annullamento
Per Nicolino Pantaleone Mazzeo, di Mesiano di Filandari, la richiesta è di due anni e sei mesi. La precedente condanna era stata di 14 anni, ma la Cassazione ha successivamente annullato sul capo relativo all’associazione mafiosa. Il passaggio davanti alla Suprema Corte ha quindi modificato il quadro nel quale si inserisce la nuova richiesta dell’accusa. Mazzeo è difeso dagli avvocati Francesco Lojacono e Daniela Garisto. Anche per lui la determinazione della pena spetterà alla Corte d’Appello, all’esito del contraddittorio.
Le altre posizioni al vaglio della Corte
Per Fabio De Gaetano, di Rombiolo, assistito dagli avvocati Antonio Barillari e Guido Contestabile, sono stati chiesti 6 anni. Per Nicola De Gaetano, anch’egli di Rombiolo e difeso dall’avvocato Francesco Calabrese, la richiesta è di due anni e quattro mesi. La pubblica accusa ha sollecitato un anno e sei mesi per Giuseppe De Certo, di Nicotera, assistito dagli avvocati Francesco Capria e Dario Vannetiello, e 4 anni per Francesco Iannello, di San Gregorio d’Ippona, difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vianello Accorretti.
Per Maria Carmelina Lo Bianco, di Vibo Valentia, rappresentata dall’avvocato Diego Brancia, la richiesta è di un anno e quattro mesi. Sono invece 6 gli anni chiesti per Lulezim Shkurtaj, nato in Albania, assistito dagli avvocati Maria Cristina Masetti e Domenico Leto: la pena sollecitata coincide con quella indicata nel precedente giudizio. Per Luigi Vitrò, di Vibo Valentia, difeso dagli avvocati Giovanni Vecchio e Sergio Rotundo, l’accusa ha chiesto 3 anni.
Comuni, Provincia e Regione tra le parti civili
Nel processo sono costituiti diversi Comuni del Vibonese, rappresentati dagli avvocati Domenico Paglianiti, Domenico Sorace, Massimiliano De Benetti, Domenico Talotta, Maria Antonietta La Monica, Antonella Fava Smiriglia e Paolo Del Giudice. Il Comune di Vibo Valentia è assistito dall’avvocata Maristella Paolì. L’avvocata Maria Rosa Pisani rappresenta la Provincia di Vibo Valentia, mentre l’avvocato Michele Rausei assiste la Regione Calabria. Per l’Associazione antiracket della provincia di Vibo è costituita l’avvocata Maria Antonietta La Monica. Sono parti civili anche la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Interno e il commissario straordinario del Governo per il coordinamento antiracket e antiusura, rappresentati dall’Avvocatura generale dello Stato.














